“PESCI, PESCATORI, PESCIVENDOLI E CONSUMATORI” DI GIORGIO CORATI – 22 maggio, Giornata Internazionale per la Biodiversità

di GIORGIO CORATI

Il 22 maggio scorso si è celebrata la Giornata Internazionale per la Biodiversità.

Ma cosa si intende per biodiversità?

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, acronimo ISPRA,1 informa che

la biodiversità può essere definita come la ricchezza di vita sulla terra: i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi costituiscono nella biosfera” […]

e che

[…] “la Convenzione ONU sulla Diversità Biologica definisce la biodiversità come la varietà e variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono, evidenziando che essa include la diversità a livello genetico, di specie e di ecosistema” […].2

In merito, un articolo pubblicato dal Dipartimento per il monitoraggio, la tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversità – ISPRA riporta che:

Dal singolo tratto genetico, alle specie, fino agli ecosistemi nel loro complesso, la diversità biologica è vitale per la salute e il benessere degli esseri umani. La qualità dell’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo dipendono dal mantenimento in buona salute del mondo naturale. Abbiamo bisogno di ecosistemi sani per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (come dice il titolo del recente rapporto GEO-6 dell’ONU, Health Planet, Health People) e affrontare i cambiamenti climatici”. […] “La distruzione delle foreste e degli habitat terrestri e marini è la causa principale del declino della biodiversità. Oltre il 90 per cento degli stock ittici marini sono in declino o sovra-sfruttati”.3

Nel corso del tempo, l’uomo si è adattato alla vita sulla Terra e si è per così dire “specializzato” in attività economiche o anche semplicemente “umane”, definibili genericamente creatici di sviluppo e crescita, usando e impiegando, spesso sovrautilizzando, le risorse offerte dagli ecosistemi naturali. L’uomo si è reso artefice e beneficiario, al tempo stesso, della soddisfazione di bisogni esistenziali ed anche materiali. In estrema sintesi, come ormai a gran parte dell’opinione pubblica non è sfuggito, ciò è stato perpetuato a discapito dell’ambiente e contro i tempi naturali biologici e fisici “programmati” dalla natura stessa per la rigenerazione delle sue risorse che l’uomo ha saputo impiegare, “specializzandosi” per l’appunto. Tale capacità dell’uomo ha accelerato ma anche contribuito ad alterare in modo crescente e sostanziale i processi naturali; alterazioni che a distanza di tempo rappresentano sempre più dei rischi sistemici, rischi che sono alla base dell’attuale problema del cosiddetto “cambiamento climatico”. L’uomo ha fatto ciò dapprima a sua “insaputa” e, in tempi relativamente recenti, sempre più irresponsabilmente così come ritenuto da molti, per lo più ritardando azioni mitiganti sia gli effetti diretti sia quelli indiretti delle alterazioni provocate, nonché agendo lentamente verso la riduzione o la mitigazione delle pressioni esercitate dalle sue attività. Attività economiche e umane che da un lato producono sviluppo e crescita economica e dall’altro, com’è ormai scientificamente sostenuto e ampiamente condiviso, esercitano pressioni di rilievo sugli ecosistemi naturali, usandoli come recettori di scorie e scarti di produzione. È d’obbligo sottolineare che rispetto alle risorse naturali usate come fattori di produzione, si sia giunti a situazioni e condizioni di esaurimento tendenziale o di stato di “rarefazione” o di perdita di biodiversità o di dipendenza da loro localizzazione in termini geografici.

Come inquadrare, dunque, ad esempio, le attività umane di produzione e consumo di prodotti della pesca?

Modi e modalità di produzione e di consumo, capaci di mitigare gli impatti sugli stock ittici, sugli ecosistemi marini e soprattutto capaci di dare la possibilità alle popolazioni ittiche di rigenerarsi nel flusso del tempo, possono essere delle pratiche utili, importanti, nonché auspicabili, al fine del consumo attuale e di quello che spetta come lascito alle generazioni future. In tal senso, in una visione associata al paradigma dell’economia circolare, delle “buone pratiche” di acquisto e di consumo, intese come azioni “utili”, possono essere modi e modalità sia strategici sia tattici in termini di utilizzo in senso lato delle risorse ittiche.

In buona sostanza non è possibile non pensare che anche il comportamento del consumatore possa sostenere il mantenimento della biodiversità di specie e contribuire a rendere l’attività alieutica maggiormente capace di adattarsi ai cambiamenti e di gestirne al meglio le dinamiche. Anzi, ciò si può ritenere possibile anche grazie alla presenza di un nuovo contesto socio-economico-ambientale che si lega al concetto di sostenibilità in senso lato riferito alle risorse ittiche, cioè un concetto antagonista a quello definito di insostenibilità, che probabilmente può risultare più immediato da comprendere.

GIORGIO CORATI

CLICK PER HOMEPAGE

Bibliografia
[1] http://www.isprambiente.gov.it.
Sito web consultato il 26 maggio 2024:  https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/le-domande-piu-frequenti-sulla-biodiversita/cose-la-biodiversita.
2 http://www.isprambiente.gov.it.
Sito web consultato il 26 maggio 2024:  https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/le-domande-piu-frequenti-sulla-biodiversita/cose-la-biodiversita.
Per un approfondimento vedi,
Commissione europea. (COM(2020) 380 final). Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030: Riportare la natura nella nostra vita”.
Sito web https://www.cbd.int/.
3 http://www.isprambiente.gov.it.
Sito web consultato il 26 maggio 2024: https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/ispra-e-la-biodiversita/articoli/22-maggio-giornata-internazionale-per-la-biodiversita.
Articolo a cura dell’Area per la conservazione e gestione di specie, habitat ed ecosistemi, l’uso sostenibile delle risorse agro-forestali – Dipartimento per il monitoraggio, la tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversità.