Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti,la posizione del fascismo …
di TULLIO NUNZI ♦
Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, la posizione del fascismo ed in particolare di Mussolini, divenne difficilissima; si determinarono le premesse per uno sgretolamento dell’apparato di violenze e e minacce che il fascismo aveva iniziato a costruire.
L’assassinio di Matteotti ebbe un impatto mediatico incredibile; giornali come Il Mondo vendevano in quel periodo 100 mila copie. Il partito comunista aveva 10mila iscritti e l’Unità vendeva 20 mila copie.
Nell’opinione pubblica si comprese immediatamente come il delitto fosse nato nel fascismo, ed in particolare negli uomini vicini a Mussolini.
Più che contro il fascismo ci fu una rivolta contro Mussolini; fu l’ultima occasione per sovvertire un governo che ci avrebbe portato ad una dittatura spietata ed infame.
Consapevole che fosse necessaria una svolta politico/parlamentare, il leader socialista Filippo Turati rilasciò al giornale il “Popolo” una intervista dove affrontò chiaramente il bisogno di una effettiva collaborazione tra popolari e socialisti. Assolutamente impensabile in quel periodo.
Sono contrario alle “comparazione storiche”, ma veramente fu una specie di compromesso storico ante litteram, un tentativo di incontro di visioni opposte.
I popolari, De Gasperi don Sturzo accettarono tale proposta di collaborazione che avrebbe significato un cambio di rotta, la possibilità di una aggregazione parlamentare, allargata ad altre forze liberali, ai partiti dell’Aventino e che avrebbe costretto la monarchia ad una decisone e eventualmente ad una presa di posizione chiara nei confronti di Mussolini.
La proposta di accordo fu stroncata da Padre Rosa, su “civiltà cattolica”, la rivista dei gesuiti con toni talmente drastici, da sfiorare la scomunica, e tali da ipotizzare che dietro ci fosse lo stesso Vaticano.
Ovviamente il tutto non solo non si concretizzò ma determinò una rottura tra gli stessi popolari, che portò successivamente a gruppi di cattolici fiancheggiatori del fascismo.
Tra le speranze vane dei liberali di una normalizzazione del fascismo, le indecisioni e le attese per una rivoluzione morale della opposizione di fronte ai dossier “De Bono” e “Rossi”, Mussolini forte delle violenze della milizia fascista e del fascismo intransigente che aspettava una seconda ondata, arrivò al discorso del 3 Gennaio e successivamente alle leggi “fascistissime,” che in pratica dettero l’avvio alla dittatura.
La storia non si fa con i se e ma, ma sarebbe interessante, storicamente, avviare una ricerca su questi avvenimenti e su questo accordo, sconosciuta ai più, e avviato da politici consapevoli che la democrazia va sempre difesa anche se può comportare rotture, divisioni, contrasti interni.
Comunque il martirio di Matteotti andrebbe sempre e comunque celebrato, come giustamente ha fatto l’Anpi a Civitavecchia.
La speranza è che nel centenario del suo assassinio venga ricordato da chiunque governerà la città: un eroe nazionale, l’uomo del coraggio e della democrazia, la cui voce fu messa a tacere con il suo assassinio.
L’assassinio di Matteotti ebbe un impatto mediatico incredibile; giornali come Il Mondo vendevano in quel periodo 100 mila copie. Il partito comunista aveva 10mila iscritti e l’Unità vendeva 20 mila copie.
Nell’opinione pubblica si comprese immediatamente come il delitto fosse nato nel fascismo, ed in particolare negli uomini vicini a Mussolini.
Più che contro il fascismo ci fu una rivolta contro Mussolini; fu l’ultima occasione per sovvertire un governo che ci avrebbe portato ad una dittatura spietata ed infame.
Consapevole che fosse necessaria una svolta politico/parlamentare, il leader socialista Filippo Turati rilasciò al giornale il “Popolo” una intervista dove affrontò chiaramente il bisogno di una effettiva collaborazione tra popolari e socialisti. Assolutamente impensabile in quel periodo.
Sono contrario alle “comparazione storiche”, ma veramente fu una specie di compromesso storico ante litteram, un tentativo di incontro di visioni opposte.
I popolari, De Gasperi don Sturzo accettarono tale proposta di collaborazione che avrebbe significato un cambio di rotta, la possibilità di una aggregazione parlamentare, allargata ad altre forze liberali, ai partiti dell’Aventino e che avrebbe costretto la monarchia ad una decisone e eventualmente ad una presa di posizione chiara nei confronti di Mussolini.
La proposta di accordo fu stroncata da Padre Rosa, su “civiltà cattolica”, la rivista dei gesuiti con toni talmente drastici, da sfiorare la scomunica, e tali da ipotizzare che dietro ci fosse lo stesso Vaticano.
Ovviamente il tutto non solo non si concretizzò ma determinò una rottura tra gli stessi popolari, che portò successivamente a gruppi di cattolici fiancheggiatori del fascismo.
Tra le speranze vane dei liberali di una normalizzazione del fascismo, le indecisioni e le attese per una rivoluzione morale della opposizione di fronte ai dossier “De Bono” e “Rossi”, Mussolini forte delle violenze della milizia fascista e del fascismo intransigente che aspettava una seconda ondata, arrivò al discorso del 3 Gennaio e successivamente alle leggi “fascistissime,” che in pratica dettero l’avvio alla dittatura.
La storia non si fa con i se e ma, ma sarebbe interessante, storicamente, avviare una ricerca su questi avvenimenti e su questo accordo, sconosciuta ai più, e avviato da politici consapevoli che la democrazia va sempre difesa anche se può comportare rotture, divisioni, contrasti interni.
Comunque il martirio di Matteotti andrebbe sempre e comunque celebrato, come giustamente ha fatto l’Anpi a Civitavecchia.
La speranza è che nel centenario del suo assassinio venga ricordato da chiunque governerà la città: un eroe nazionale, l’uomo del coraggio e della democrazia, la cui voce fu messa a tacere con il suo assassinio.
TULLIO NUNZI

La voce di Matteotti fu messa a tacere con il suo assassinio. Il delitto Matteotti segnò un momento di profonda crisi del nascente regime fascista. Ma di fronte a tale ricorso della violenza politica si rivelò vincente l’atteggiamento di Mussolini, che rivendicò a sè la responsabilità dell’accaduto, di fatto legittimandolo. Mussolini cercò ed ottenne il sostegno della chiesa cattolica con il pontefice Pio XI, con il risultato di provocare la rottura con il partito Popolare e le dimissioni dell’antifascista don Sturzo.
Tra i collaboratori di Piero Gobetti emerge la tesi della forte presenza tra le fila fasciste della classe piccolo-borghese. In effetti della piccola borghesia il fascismo fa propria la duplice contrapposizione, da un lato alla grande borghesia, dall’ altra al proletariato.
In questa storia Matteotti rappresenta il coraggio di opporsi al fascismo che ha ripudiato i principi democratici, facendo proprio l’ astratto nazionalismo, che è la radice del radicale illiberalismo del fascismo.
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