Mon corps, mon choix

di VALENTINA DI GENNARO ♦

Nel 1963, l’aborto è illegale in Francia, la parola stessa è ancora considerata un tabù. La protagonista del romanzo “L’evento” di Annie Ernaux è una studentessa ventitreenne, è perciò costretta a un aborto clandestino per interrompere la sua gravidanza. Si narrano i giorni, i luoghi e le emozioni di quest’esperienza dolorosa; un’esperienza allo stesso tempo individuale e collettiva. Dalla cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente trasformativo sorge una voce esattissima, irrefutabile, che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia.

“Che la clandestinità in cui ho vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta.”

Il mio primo pensiero dopo la notizia che il diritto all’aborto è entrato nella Costituzione Francese è andato ad Annie Ernaux e al suo libro “L’Evento”.

A tutte le donne che, nel mondo, e in alcune parti dell’Europa invece ancora vivono l’esperienza della clandestinità e della illegalità delle interruzioni di gravidanza.

Il ricorso all’aborto è già garantito nel diritto francese dalla legge Simone Veil, approvata nel 1975, che consente alle donne di interrompere la gravidanza fino alla fine della 14a settimana o per motivi medici durante tutta la gravidanza. L’intervento, come in Italia, è interamente coperto dal servizio sanitario nazionale. Tuttavia, tale diritto poteva però essere messo in discussione qualora una nuova maggioranza avesse deciso di modificare la legge. Votare un testo in Parlamento è infatti molto più semplice che cambiare la Costituzione, che richiede la riunione del Parlamento al Congresso o l’organizzazione di un referendum.  

Negli Stati Uniti, revocando la famosa sentenza Roe v. Wade, la Corte Suprema americana aveva dato agli Stati la possibilità di adottare una propria legislazione sull’aborto. Circa dieci stati hanno vietato l’aborto, mentre altri lo hanno limitato. 

In Europa, il diritto all’aborto è minacciato o viene limitato ad alcune situazioni sia in Polonia che in Ungheria.

La Francia, quindi, diventa il primo Paese al mondo ad iscrivere esplicitamente il diritto all’Interruzione volontaria di gravidanza in Costituzione, una modifica della carta fondamentale approvata dalla schiacciante maggioranza dei membri del parlamento eccezionalmente riuniti in congresso a Versailles, la reggia del Re Sole alle porte di Parigi.

“Fierezza francese, messaggio universale”, ha scritto il presidente Emmanuel Macron su X dopo lo storico via libera, dando appuntamento ai cittadini l’8 marzo alle ore dodici in Place Vendome a Parigi per celebrare “insieme l’ingresso di una nuova libertà garantita nella costituzione con la prima cerimonia di sigillatura aperta al pubblico”, dinanzi al ministero della Giustizia.

In Italia invece la legge 194/78 è sotto attacco costante. Come, per esempio, l’ascolto del battito cardiaco fetale, che la solita Pro Vita vorrebbe imporre per legge, e l’ignobile trafila a cui sono sottoposte.

Ammesso che sul lettino ci si arrivi, perché sono note le percentuali sugli obiettori e la corsa a ostacoli per abortire con la pillola, laddove le Regioni governate dalle destre fanno di tutto per rendere l’interruzione di gravidanza una pratica difficile da ottenere.

«Non vogliamo toccare la 194», ripetono ministre e governatori mentre svuotano la legge.

Presidiare è l’unico modo di resistere.

 Come ha detto la scrittrice Alessandra Carnaroli:

 “In Francia

È stato inserito

Nella costituzione

Il diritto all’interruzione

Volontaria di gravidanza

In Italia

Dobbiamo scriverlo

Ancora

Con il nostro sangue”

VALENTINA DI GENNARO

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