La Casa nel tempo
di ROSAMARIA SORGE ♦
Il concetto di casa è legato al bisogno di trovare un riparo per sé e per il proprio gruppo; i primi uomini, cacciatori, non sentivano la necessità di un riparo stabile perché la loro condizione era di individui in continua migrazione¸ il problema comincia a porsi quando da cacciatori diventano agricoltori, stanziali e quindi cominciano a costruire dei ripari stabili. Si passa dalle caverne alle tende e alle palafitte e solo successivamente cominciarono ad utilizzare pietre e poi mattoni impastati con paglia e fango per costruire ripari più sicuri. Si deve ai Greci e ai Romani la costruzione di edifici più strutturati.
La casa greca era molto semplice e cresceva nel tempo in base alla disponibilità economica del proprietario mentre la casa romana nasceva su una idea di base definita, potremmo oggi dire su un progetto, e rispetto a quella greca era più grande e decorata all’interno e con un diverso criterio costruttivo. Vi era una netta distinzione tra le case del popolo e quelle dei ricchi possidenti.
Nel medio evo le case dei meno abbienti erano caratterizzate da monolocali in cui vivevano più persone, spazi in cui si dormiva si mangiava e si cucinava, mentre le case dei ricchi godevano già di una differenziazione delle varie funzioni dislocate attorno ad un grande locale centrale. In entrambi i tipi di abitazione vi era un grande uso del legno, per le pavimentazioni, per le scale per i solai etc, mentre le finestre avevano sempre grate per accrescere la sicurezza dell’abitazione.
Comunque in linea di massima, l’organizzazione degli spazi interni è legata per gli ambienti più tecnici come i bagni e le cucine all’evolversi delle stesse tecnologie mentre per quanto riguarda gli altri ambienti della casa le trasformazioni sono legate al modificarsi di abitudini, necessità, evoluzione dei rapporti interpersonali.
I primi cambiamenti hanno inizio con la rivoluzione industriale e non sempre possiamo definirli positivi.
Nei primi due decenni dell’Ottocento l’architettura degli edifici, la disposizione e l’ordine degli spazi interni e l’arredamento sono dominati ancora dalle tipologie neoclassiche e settecentesche ma si cominciano a costruire anche alloggi per gli operai, le famose casa a schiera che saranno riproposte fin ai nostri giorni.
A Parigi, come a Milano, si afferma anche un tipo di casa popolare a ballatoio (chiamata anche “a ringhiera”). Si tratta di un palazzo multipiano con numerosi locali che si affacciano su un cortile interno tramite un ballatoio, dove si trovano i servizi igienici comuni a più abitazioni.
Si delinea un concetto di casa borghese che rimarrà tale per quasi un secolo, mentre assistiamo all’uso di nuovi materiali e all’inizio della produzione di serie specie nei mobili e nei complementi di arredo.
Ma il successivo cambiamento avviene nei primi del Novecento sotto la spinta della crescita della popolazione cittadina e del cemento armato, che moltiplica la realizzazione di case nelle città e garantisce anche alle classi meno abbienti un livello di salubrità degli appartamenti come mai in precedenza.
La casa novecentesca rimane immutata per decenni nella sua organizzazione distributiva, ingresso salotto camera da pranzo corridoio che disimpegna le varie camere da letto, cucina non sempre grande e generalmente un solo bagno; la casa borghese di livello più elevato, contempla anche una piccola stanza e un bagno per il servizio; questa distribuzione comune un po’ a tutte le case trova la sua differenziazione nei materiali di finitura, nell’arredamento, nei complementi di arredo, ma sostanzialmente, declinata in dimensioni più o meno ridotte, accomuna tutte le case fino ai primi anni settanta; da li in poi le case cominciano a cambiare per ragioni di costo e quindi sorge la necessità di realizzare appartamenti più piccoli. Cambia anche la divisione interna e in quelle case dove c’era camera e bagno per la collaboratrice domestica viene ricavato il secondo bagno . La necessità di aumentare gli spazi utili ed eliminare gli spazi inutili porterà all’eliminazione della parete che divideva l’ingresso dal salotto, il famigerato ingresso, ritenuto il biglietto di visita della casa. Viene eliminata anche la camera da pranzo e lo spazio viene ridefinito dando più ampiezza alle cucine e al salotto che, recuperando la zona ingresso e parte della camera da pranzo, diventerà “ il salone”.
Questo tipo di distribuzione interna manterrà queste caratteristiche a lungo e solo recentemente verranno realizzati open spaces o loft dove cucina, salone e studio coesistono nello stesso spazio insieme qualche volta alla camera da letto: le camere da letto sono sempre più spesso dotate di ampia cabina armadio
Un’altra grande rivoluzione dei nostri giorni riguarda il bagno, ambiente una volta piccolo e sacrificato e oggi assurto a raffinatezze e funzioni nuove, dalle vasche ad idromassaggio anche doppie, a vere e proprie spa con bagno turco e sauna.
La tecnologia ormai la fa da padroni e anche se piccole, le case sono dotate di tutti i confort e domotizzate per una gestione anche a distanza con i phone o pc; possono essere controllate con visori, si può predisporre l’avvio di elettrodomestici come lavatrice, lavastoviglie, forno; possiamo comandare l’avvio del riscaldamento e i frigoriferi intelligenti ci dicono cosa manca e cosa possiamo ordinare on line.
Oggi una attenzione particolare è poi diretta al controllo del consumo energetico, il futuro è una casa a consumo energetico zero e con la crisi energetica in atto, frutto anche di assurde guerre oltre che di esaurimento graduale delle risorse, è necessario che le nostre abitazioni diventino energeticamente autosufficienti.
Dalle caverne ai giorni nostri grandi passi sono stati fatti e chissà dove ci porterà il futuro. Oggi godiamo di comodità sconosciute ai nostri nonni e, a meno di eventi catastrofici, ipotesi non del tutto peregrina visto il comportamento degli umani, i nostri figli vivranno in case ancora più confortevoli; teoricamente anche le città dovrebbero recuperare un maggior livello di vivibilità ma personalmente ho il sospetto che questo sarà più difficile da realizzare. Ormai la tendenza a livello mondiale è quella di concentrarsi in grandi megalopoli di difficilissimo controllo per l’eccessiva complessità quando invece si dovrebbe operare una vera rivoluzione nella pianificazione territoriale, ma tutte le idee per una città migliore necessitano anche di coraggiose scelte politiche e coraggiose scelte politiche necessitano di politici di grande spessore.
Si rende assolutamente necessario un cambio di passo perché si corre realmente il rischio che le nuove tecnologie, la stessa A.I. siano solo appannaggio di classi privilegiate e allora i nostri nipoti non godranno di nessun beneficio e chissà potrebbero ritrovarsi nuovamente nelle caverne.
ROSAMARIA SORGE

Grazie del contributo che trovo denso di umori sociologici (mi scuso… deformazione professionale…). Chissà come ce la passeremo nelle caverne!
N. R. Porro
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Ho piacere di leggere il tuo commento per le varie coincidenze e i comuni sentimenti che esprimi. Sicuramente, i ricordi della gioventù sono belli per tutti, ovunque vissuti, ma quella Terra, così straordinaria in ogni senso e così contraddittoria anche per le caratteristiche e il carattere dei suoi abitanti, per me ragazzino romano, in quegli anni lontani, nel villaggio (“rahal”) delle mie vacanze, aveva un fascino davvero speciale. Tra l’altro, anche il fascino di essere, nonostante le località celeberrime dei dintorni dove erano fiorite le maggiori civiltà del Mediterraneo, un luogo a contatto immediato – e quasi una sintonia – con l’Etna e le sue grandiose e a volte paurose manifestazioni e, per vari anni, nella situazione dell’Ottocento (quasi identica a quella dei secoli precedenti) per tutti gli aspetti del “moderno progresso tecnologico” (corrente elettrica, acquedotto, mezzi di comunicazione ecc.). Esperienze irripetibili pi’ daveru!
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