“PESCI, PESCATORI, PESCIVENDOLI E CONSUMATORI” DI GIORGIO CORATI – Attrezzi e sistemi di pesca: la visione di sostenibilità nelle catture
di GIORGIO CORATI ♦
Un maggiore uso di attrezzi e sistemi di pesca che rendono nel flusso del tempo più sostenibili le catture in termini di biodiversità necessitano di essere accompagnate anche da un cambiamento verso la sostenibilità nel comportamento di consumo dei prodotti della pesca.
La vendita di un prodotto della pesca prevede l’apposizione di un’etichetta (vedi, grafica) obbligatoria sul prodotto stesso, in cui sono riportate definite e puntuali informazioni (vedi, Reg. (UE) 1379/2013)1 che intendono garantirne la tracciabilità. Si tratta di varie informazioni quali la denominazione commerciale e quella scientifica della specie ittica, il suo stato fisico (fresco, congelato, surgelato), il metodo di cattura e di produzione (pescato o allevato), il suo prezzo di vendita al chilogrammo e la Zona di pesca FAO2 da cui deriva la conoscenza sull’origine della cattura.
Così come previsto dall’Art.35 del Regolamento (UE) 1379/2013, in etichetta potrebbe anche essere utile l’inserimento di altri dati, che si possono definire rilevanti, quali, ad esempio, il nome dell’imbarcazione, la data di cattura e la data di sbarco del pescato, cioè dei dati utili, al fine di conoscere con certezza il tempo trascorso dal momento della cattura al momento dell’arrivo del prodotto della pesca sul mercato o a tavola, nonché accrescere la fiducia nel consumatore. A maggior ragione, ciò sarebbe utile, tenuto conto della grande mole di prodotti della pesca importati dall’estero. Per quanto concerne i prodotti della pesca locali o “di prossimità” posti in vendita sul mercato locale di riferimento, potrebbe essere importante, seppure in modo facoltativo, anche l’indicazione del nome dialettale della specie, perché si può rilevare che molte persone spesso conoscono alcune specie soltanto con il loro nome dialettale e ciò, a volte, comporta una sorta di confusione nell’identificazione.
In merito agli attrezzi usati nell’attività di pesca è da sottolineare che gli attrezzi da pesca principali possono essere utilizzati anche in combinazione tra loro come sistemi di pesca e che le imbarcazioni possono impiegare in momenti distinti attrezzi e sistemi diversi.
Nell’ambito del Compartimento marittimo di Civitavecchia (connesso con Zona FAO 37.1.3.), le imbarcazioni della flottiglia peschereccia civitavecchiese operano normalmente con tramaglio, palangaro fisso, rete a strascico e con cianciolo. Vi sono anche imbarcazioni dette polivalenti che praticano diversi tipi di pesca nel corso dell’anno: ad esempio, la pesca con tramaglio e anche con palangaro fisso. Le flottiglie di Marina di Montalto di Castro, Santa Marinella e Ladispoli, che sono molto simili tra loro, operano invece la piccola pesca artigianale generalmente con l’uso del tramaglio. In particolare, i pescatori di Ladispoli usano anche la nassa e la sogliolara (rapido), mentre i pescatori di Santa Marinella, che a volte combinano il tramaglio con una rete incastellata, operano anche con imbarcazioni polivalenti, usando, ad esempio, il palangaro fisso e la sogliolara (rapido).
Può essere utile riportare, in una breve panoramica, attrezzi e sistemi nominati nell’etichetta, che accompagna il prodotto in vendita secondo il citato Regolamento europeo.
Esistono molteplici attrezzi trainati. La rete da traino pelagica (detta anche volante) è un sistema di cattura che consiste nel trainare da un’imbarcazione una rete da pesca impiegata nella colonna d’acqua (non in profondità). La rete a strascico con divergenti è un sistema usato per le catture sul fondo. Il fondo deve avere per legge una profondità di non meno di 50 metri ed essere privo della presenza di Posidonia oceanica, anche perché presso di essa vivono numerosi organismi importanti per quell’ecosistema marino. L’azione di cattura deve essere condotta con il rispetto di una distanza minima dalla costa di non meno di 3 miglia nautiche (circa 5,400 km) se il fondale non raggiunge i 50 metri (ndr.). La sciabica è un tipo di rete da traino usata per la cattura sotto costa, in fondali relativamente bassi e può essere trainata sia da un natante, sia dalla riva. La sciabica da natante può essere una rete da circuizione o una sciabica trainata, azionata e tirata per mezzo di funi e verricelli da un peschereccio in movimento o all’ancora e non rimorchiata dal motore principale: può essere impiegata, a seconda delle specie bersaglio, per le catture dalla superficie al fondo. La sciabica da spiaggia, al contrario, è messa in acqua e manovrata dalla riva. La draga è un attrezzo trainato dal motore principale di un peschereccio (draga tirata da natante) o tirata da un verricello a motore di una nave ancorata (draga meccanizzata), impiegata per la cattura di molluschi bivalvi su fondi sabbiosi. Può essere anche tirata a mano o essere di tipo idraulico (turbo soffiante): in questo ultimo caso generalmente esercita un forte impatto sul fondo marino, causato del forte getto d’acqua che sprigiona. La draga può anche essere usata in combinazione con un rastrello per molluschi. Infine, la sfogliara/rapido è una rete da traino armata con denti di ferro a guisa di rastrello, usata per la cattura selettiva di alcune specie di molluschi sul fondale.
La rete da posta, poi, può essere fissa o derivante. La prima è usata adagiata e ancorata sul fondo, mentre la seconda è usata per sbarrare lo spazio marino nella colonna d’acqua. È lasciata all’azione delle correnti marine, ma non deve obbligatoriamente superare la lunghezza di 2,5 km. (ndr.). La rete da imbrocco è il più comune e diffuso tipo di rete da posta. Calata sul fondo, è formata da un’unica maglia mantenuta verticalmente in acqua per mezzo di piombi e galleggianti, può essere ancorata con qualsiasi dispositivo sul fondo, mantenuta in prossimità di esso o può galleggiare nella colonna d’acqua. Il tramaglio è una rete calata e ancorata con qualsiasi dispositivo sul fondo marino. Le maglie sono man mano più strette affinché la preda, penetrandovi, rimanga impigliata all’interno senza via di scampo. La rete incastellata è un sistema di cattura con due reti (detta anche combinata), essendo formata nella parte superiore da una rete a imbrocco, una sorta di vela per la cattura dei pesci pelagici di media e grande taglia generalmente predatori, e nella parte inferiore da un tramaglio, per la cattura della specie ittica oggetto di cattura nella bordata di pesca e che si trova in profondità. La menaide è una rete da posta a imbrocco costituita da una sola struttura a maglie molto fitte. È spesso usata per la cattura di pesci di piccola taglia. È anche il nome di un’imbarcazione tipica. La rete a postazione fissa scoperta (detta trappola) è una struttura a forma di cesta, nassa, barile o gabbia fissa collocata sul fondale: è calata in un punto preciso e poi lasciata sul posto fino al suo recupero. Si tratta di un attrezzo che cattura la preda in modo molto selettivo, con un accesso facile, ma che non permette una via di uscita. È importante quindi conoscere il comportamento della specie bersaglio, le correnti e i fondali su cui è fissata. Vi sono altri tipi di rete da posta fissa che prendono il nome dalla specie bersaglio della bordata di pesca. La nassa è, in genere, una gabbia, posta sul fondo, a forma di parallelepipedo con all’interno un’eventuale esca che serve per attrarre le prede. È anche definita trappola. Normalmente è molto selettiva, ha un impatto negativo molto ridotto sull’ambiente marino e può essere utilizzata efficacemente in zone difficilmente sfruttabili con altri tipi di attrezzi. Oggi è molto utilizzata, ad esempio, per catturare il “granchio blu” (granchio nuotatore).
La rete da circuizione, invece, è usata per la cattura di un banco di pesci già localizzato o aggregato artificialmente, che viene di fatto circondato, lateralmente e dal basso, con un’immediata azione di raccolta. Il cianciolo è una rete da circuizione per la cattura ad accerchiamento di specie pelagiche piccole o grandi o specie demersali che vivono in banchi, sia piccoli come quelli di acciughe o alici e sardine sia più grandi come quelli di sgombri. Talvolta al cianciolo è abbinato l’utilizzo di una fonte luminosa (lampara). Una rete da circuizione grande è la tonnara volante con la quale è operata la cattura di tonni.
La rete da raccolta, in genere una bilancia, è costituita normalmente da un telo di rete di varia grandezza e forma che viene calata e poi salpata dal fondo verso la superficie. Può anche essere fissata a un telaio di sostegno.
Altri attrezzi e sistemi sono il palangaro, l’amo e il dispositivo di concentrazione dei pesci. Il palangaro (conosciuto anche come coffa) è costituito da numerosi ami, ma fino ad un numero massimo definito per legge, che, a seconda della specie bersaglio, possono essere di varia grandezza posti su lenze di varia lunghezza. In particolare il palangaro derivante detto “di superficie”, usato generalmente per la cattura di pesci d’altura di grande taglia, può essere posto sia verticalmente sia orizzontalmente rispetto alla superficie del mare ovvero può essere lasciato a galleggiare nella colonna d’acqua o presso la superficie. Il palangaro fisso è agganciato sul fondo o nei suoi pressi. Impiegato per la cattura dei pesci che vivono sul fondale, è più selettivo di quello derivante. L’amo è un filo di acciaio con punta dritta o ricurva che, a seconda della preda prevista dalla bordata di pesca, ha un gambo che varia in lunghezza e forma. è usato con lenze, fisse o trainate, che possono essere dotate di molti ami contemporaneamente. La legge prevede un numero massimo di ami da utilizzare. Le lenze sono usate combinate ad altri attrezzi come, a esempio, il tramaglio, il palangaro derivante e quello fisso in superficie, nella colonna d’acqua e sul fondo. Il dispositivo di concentrazione dei pesci (DCP) è un dispositivo o attrezzo ancorato galleggiante, noto anche con l’acronimo FAD (Fishing Aggregative Device, in inglese), combinato generalmente o a una rete a circuizione o a lenze e canne con ami, in grado di concentrare nello spazio sottostante novellame o individui adulti di specie migratorie. È usato soprattutto per pesci di grandi dimensioni e per massimizzarne le quantità catturate durante la bordata di pesca. Attrae i pesci bersaglio, ma al tempo stesso può comportare la cattura accidentale di specie non bersaglio o, come spesso è accaduto, di specie protette. Nella pesca sostenibile certificata, i DCP/FAD sono generalmente sostituiti da dispositivi o attrezzi detti “non impiglianti”.
Per “rete analoga” si intende qualsiasi rete tra quelle descritte, ma che presenta delle varianti da quella da cui trae origine.
Tra gli attrezzi più usati dalle flottiglie italiane vi sono la rete da traino pelagica per la pesca in mare aperto, la rete a strascico per la pesca bentonica, la rete da traino del tipo sciabica da natante e sciabica da spiaggia, il cianciolo, il palangaro derivante, il tramaglio, la nassa.
Gli attrezzi generalmente considerati meno ecosostenibili o meglio che provocano i maggiori impatti tendenzialmente negativi sono la rete a strascico, la rete da traino pelagica, la sciabica, il palangaro derivante, la draga idraulica o turbosoffiante, il dispositivo di concentrazione dei pesci (DCP/FAD), la tonnara volante. Gli attrezzi considerati più ecosostenibili o maggiormente selettivi, sono la nassa, il palangaro fisso, il tramaglio, il cianciolo e l’amo (usato con lenza, con palangaro e anche con canna da pesca). In merito agli attrezzi considerati maggiormente selettivi, esistono dei dispositivi finalizzati alla riduzione delle catture accidentali come, ad esempio, quei dispositivi di esclusione progettati per limitare le catture di individui di piccola taglia o per permettere la fuga di specie non bersaglio. C’è tuttavia chi ritiene che l’impiego eccessivo di attrezzi molto selettivi possa portare, nel flusso del tempo, a un depauperamento degli stock ittici delle specie “obiettivo” di pesca come, ad esempio, accade per il nasello o merluzzo (ndr).
In conclusione, a causa di una significativa competizione esercitata da vari attrezzi e sistemi di pesca, è auspicabile una maggiore riduzione dell’intensità di pesca su talune risorse ittiche in particolare e un maggiore impiego di attrezzi e sistemi che, nell’ottica del mantenimento della biodiversità nel flusso del tempo, rendano più sostenibili tutte le catture. Queste azioni, tuttavia, necessariamente devono essere accompagnate da un cambiamento verso la sostenibilità nel comportamento di consumo.
GIORGIO CORATI
Bibliografia
1 Regolamento europeo. (Reg. (UE) 1379/2013, Art.35 comma 1, Allegato I lettere a), b), c), e)). Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013 relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, recante modifica ai Reg. (CE) 1184/2006 e Reg. (CE) 1224/2009 del Consiglio e che abroga il Reg. (CE) 104/2000 del Consiglio.
2 La Food and Agricolture Organization (FAO), Organizzazione intergovernativa dell’ONU, ha suddiviso il pianeta Terra in Zone di pesca, affinché sia possibile l’identificazione dell’area di provenienza dei prodotti della pesca acquistati.
