“CHE AMBIENTE CHE FA” DI LUCIANO DAMIANI – L’IDROGENO CHE VERRÀ.

di LUCIANO DAMIANI ♦

È poco che l’interrogazione parlamentare al Ministro Urso ci ha rivelato che c’é un problema di finanziamenti per il parco eolico off-shore, fuori dal PNRR e dai fondi IPCEI, si tenterà di pescare altrove. A distanza di pochi giorni appare una incoraggiante notizia sulle pagine della cronaca locale (Il Messaggero). In buona sostanza é stata aggiudicata una gara per la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno green nel retro porto, nell’area dell’ex interporto. Si legge: “Il Civitavecchia Fruit & Forrest Terminal realizzerà il primo impianto ad idrogeno del territorio ottenuto da energie rinnovabili”. La società italo belga gestisce il traffico portuale della frutta ed ha acquisito l’area che avrebbe dovuto essere l’interporto di Civitavecchia. Nei progetti della società, in quell’area troverà luogo l’impianto di produzione di idrogeno alimentato dall’energia solare prodotta in loco. L’idea è quella di alimentare i trasporti portuali ed i camion, mezzi che troveranno nel retro porto la pompa per il rifornimento di quel gas. Si tratta di produrre, fra idrogeno ed energia solare, un totale dichiarato di 10MW di energia sostenibile. Il progetto impegnerà 8 milioni di Euro per la quasi totalità finanziati dal PNRR e sarà strutturalmente parte di quel progetto che mira alla ‘ambientalizzazione’ del Porto di Civitavecchia: la sostenibilità dei trasporti portuali è infatti uno dei capitoli sui quali l’ADSP (Autorità di Sistema Portuale) dovrà lavorare con solerzia per non ‘mandare indietro’ i danari del PNRR acquisiti. “Non si tratta, al momento, di un progetto gigantesco” dice il progettista Jack Czaplinski, ma é certo un inizio di concretezza di quella svolta promessa, auspicata ed attesa da molti, attesa anche da Unindustria che, a detta del Presidente di zona, crede “tantissimo” nella strategia dell’idrogeno e nella visione di una Hydrogen Valley civitavecchiese che veda in questo polo ricerca, produzione e sviluppo con tutto l’indotto che ne consegue. L’altro protagonista non può, quindi, non essere che il porto, altro soggetto beneficiario di fondi del PNRR ma non solo. L’ADSP ha nel paniere 250 milioni di euro in opere già cantierate o in procinto di esserlo, lo dice al Sole 24Ore (giugno 2023) il Presidente della Autorità di Sistema Portuale Pino Musolino, di questi Euro, 180 vengono dal PNRR e 22 dal Programma “Green Ports”. É pur vero che questi danari interessano anche i porti di Fiumicino e Gaeta, ma é indubbio che la nostra città farà la parte del leone, specie dal lato della ambientalizzazione, se si pensa che solo per il Cold Ironing (elettrificazione delle banchine) sono impegnati 80 milioni di Euro, “per poter dare elettricità a 13 navi alla volta”. Di elettrificare le banchine si parla da molti anni, era una delle prescrizioni disattese dall’ADSP, sarà forse la volta buona? Nei progetti dell’Autority c’è anche la realizzazione a Fiumicino del porto mercantile di Roma, ambientalmente parlando potrebbe essere un bene per la nostra città che dovrà però fare i conti con il progettato prolungamento di altri 400 metri dell’antemurale per permettere altri accosti croceristici e questo non é propriamente una mano santa per i nostri polmoni, ognuna di quelle città galleggianti ospita anche 5000 passeggeri più l’equipaggio. A banchine piene potremmo dover sopportare l’inquinamento di un’altra città. Sempre parlando di idrogeno registriamo che ENEL non sarà protagonista nel futuro della nostra città, cosa che ci saremmo invece tutti attesa, si vede che l’ente elettrico non é interessato ad investire nel futuro della nostra città che le é stata serva per così tanti anni pagando un importante prezzo, in termini di salute e disagio sociale, barattando per un lungo periodo le prescrizioni ambientali con contributi di vario genere alla città, o forse sarebbe meglio dire alle amministrazioni comunali dell’epoca, che hanno barattato la salute dei cittadini con luminarie, concerti e allegre assunzioni in bilancio tanto da richiedere l’intervento della Corte dei Conti, ma questa é un’altra storia. Abbiamo dunque l’ENEL che preferisce occuparsi di idrogeno in altre piazze (Taranto e Gela), progetti per i quali ha ottenuto i fondi IPCEI, quelli che non ha ottenuto il Parco Eolico off-shore che, guarda caso, non vede ENEL fra i partner del progetto, sarà un caso. Ci domandiamo infine, in tutto ciò, per cosa e in che modo, l’attuale amministrazione comunale sia intervenuta, che ruolo abbia svolto, non ci é pervenuta notizia, eppure si tratta del futuro della città.
LUCIANO DAMIANI
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