“AGORÀ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – SCURDAMMOCE ‘O PASSATO.. SIMMO E NAPULE PAISA’!
di STEFANO CERVARELLI ♦
Recentemente ho parlato della vittoria del Napoli ricordando il più famoso dei simboli sportivi di quella città: il ciucciariello.
Sarebbe oltremodo ingiusto se il commento al terzo scudetto della squadra azzurra si limitasse a quel simpatico animale e farei senz’altro torto ai nostri amici ed ai lettori del blog, tifosi di quella squadra.
Sopratutto perché per la squadra di Spalletti il campionato che si sta concludendo (al momento in cui uscirà questo scritto mancherà un solo turno), oltre che essere stato vinto in maniera indiscussa, rappresenta anche, per certi versi, un momento storico poiché segna la fine di un’epoca dispiegatasi nel segno di Maradona e l’inizio (così la speranza del popolo napoletano) di un nuovo periodo da vivere alla luce di nuovi campioni.
Seppure il ricordo, la gratitudine, le immagini, le giocate spettacolari non verranno mai meno, Napoli, con questo successo, ha acquisito una nuova coscienza, quella cioè che le sue vittorie non sono destinate ad essere prigioniere della nostalgia di Maradona, ma possono essere rinnovate con i nuovi campioni che abbiamo ammirato.
E già si notano i cambiamenti.
Sulle bancarelle che vendono souvenir e cimeli vari stanno scomparendo le parrucche ricce di Diego Armando Maradona, mentre, sempre più si possono trovare le maschere di Victor Iosimhen (per chi non lo sapesse il giocatore, dopo un brutto incidente al volto, usa giocare con una maschera protettiva), una protezione che sta sempre più diventando oggetto cult.
Il ricordo del fuoriclasse argentino ovviamente rimarrà nel tempo e nella storia del calcio non solo napoletano; a questo proposito Luciano Spalletti, l’allenatore della squadra, ha detto: “A Napoli hanno visto Maradona e quando hanno vinto hanno provato quanta bellezza c’è nel calcio. Inoltre il ritornello “Sai che c’è ? Ho visto Maradona!” lo grida ancora una città intera.
Ma questo è passato e si sa che il passato è scalzato dal presente specialmente quando il presente è altrettanto, o forse, più bello e poi, diciamolo pure, la vittoria ottenuta con i nuovi campioni è servita anche a liberarsi di una pesante, ingombrante eredità.
Già, i campioni. Nel Napoli i grandi giocatori non sono mancati.
Nel 1929-30 il primissimo Napoli poteva vantare una coppia di attaccanti formidabili: Antonio Vojak, nato a Pola, allora italiana, e Attila Sallustro, oriundo paraguaiano; con 102 gol Vojak è stato, per lungo tempo, il miglior realizzatore in serie A degli azzurri, un primato superato soltanto nel 2021 dal belga Driens Mertens.
All’indomani del conflitto mondiale la società riuscì ad aggiudicarsi quanto di meglio c’era: Hasse Jeppson che rimase, però, sotto il Vesuvio per soli due anni; Luis Vinicio, detto “ o lione” e Bruno Pesaola detto “’o petisso” riuscirono a legare nome – e nomignolo – alla storia della società ed alla città, diventando poi, a loro volta, allenatori e figure importanti nel pirotecnico, spettacolare paesaggio calcistico partenopeo; Vinicio inaugurò il San Paolo segnando, con una magnifica sforbiciata, il gol del 2 a 1 contro la Juve. A Pesaola va invece il merito, negli anni sessanta, di aver portato a Napoli Dino Zoff, Omar Sivori e Josè Altafini.
Nella splendida città campana, dove è molto facile veder legata la propria immagine, il proprio ricordo, a dei soprannomi, Josè Altafini viene ricordato ancora come “Core ‘ngrato”. A Napoli restò per sette stagioni segnando 71 gol; i napoletani, guarda caso, non mancarono di far notare che nella smorfia quel numero sta per “l’ommo e merda”. Ma perché questa “violenta” associazione e quel triste soprannome?
Altafini era passato alla Juventus, e nel campionato ’74-75 a contendersi lo scudetto erano proprio Juve e Napoli; all’88°Altafini segnò la rete che permise alla squadra torinese di vincere il campionato, facendo crollare il sogno degli azzurri. Il giocatore brasiliano si “macchiò” poi della colpa di aver esultato.
A far vincere lo scudetto al Napoli non ci riuscì neanche Beppe Savoldi, quattro campionati e 77 reti. Siamo così giunti al 1987, anno di arrivo di Maradona. Oltre a lui, con la sua indiscussa bravura, nella squadra brillarono anche Bruno Giordano e Andrea Carnevale.
Questi due attaccanti sono ricordati anche per vicende extra calcistiche.
Il primo era stato coinvolto nello scandalo-scommesse, il secondo, dopo l’esperienza partenopea, sarà invischiato in una storia di doping.
Ma quell’anno, a fianco di Maradona, andò tutto bene; fu proprio il fuoriclasse argentino a voler con sé Giordano; questi era una straordinaria punta capace di risolvere, in quell’anno del primo scudetto, diverse partite .
La società napoletana, e per primo il Presidente Ferlaino, non si accontentò e l’anno seguente arrivò, per la gioia dei tifosi, uno dei migliori bomber visti in Italia: Antonio dei Oliveira Filho Careca.
L’intesa tra i due fuoriclasse sarà ricordata come una delle migliori nella storia del calcio italiano e porterà, nel 1989, alla conquista della coppa Uefa.
Ad accrescere l’entusiasmo dei tifosi azzurri arrivò poi Daniel Fonseca che realizzò cinque goal al Siviglia, sul loro campo( la Mestalla,) sempre in coppa Uefa.
Nel 1990 il Napoli conquistò il secondo scudetto e qui va ricordato un giocatore che, pur non figurando tra i principali protagonisti e bomber della squadra, è entrato di diritto nella storia della società: Marco Baroni. Infatti fu lui l’autore della rete con la quale il Napoli, il 29 aprile di quell’anno, sconfisse la Lazio (1-0) aggiudicandosi lo scudetto, davanti al fortissimo Milan di Sacchi.
Poi il Napoli ebbe un crollo verticale precipitando nelle serie inferiori; nel 2.000 ritornò in serie A anche grazie ai gol di Stefan Schwoch, che, nella città, al contrario di Altafini, viene ricordato con molto affetto.
Altro salto temporale e siamo al 2010, quando nel Napoli arriva Caravani, un bomber degno del passato; l’uruguaiano infatti in tre stagioni realizzò 104 reti.
Con lui il Napoli ritrova quei giocatori che suscitano oltremodo la passione dei tifosi e sono l’anima della squadra.
Nella storia del Napoli ecco arrivare un altro bomber, prima ammirato, poi odiato: Gonzalo Higuain. Con 36 reti messe a segno nel 2016 scavalcherà Gunaar Nordhal come migliore realizzatore in un solo campionato, un record che durava da 66 anni!
E poi ? E poi anche Higuain divenne “Core ‘ngrato” perché, come Altafini, passò alla Juventus,segnando poi anche lui un gol alla sua ex squadra, senza però esultare.
Un campione che senz’altro merita un posto d’onore nel Pantheon dei calciatori napoletani è Driens Martens il quale detiene tutt’ora il record di reti del club, 148, rimanendo, certo non solo per questo, nel cuore della città.
Nella scia di questi bomber ora si è posto Osimhen, che non manca di far notare che se segna tanto il merito è del georgiano Khvicha Kvaratskhelia, uno che, secondo Osimhen, un giorno vincerà il pallone d’oro. Sono bastate poche partite infatti per capire che stiamo di fronte ad un vero talento; gol stupendi, finte, tunnel assist gli sono valsi due soprannomi: Karavaggio ed (a proposito del presente che soppianta il passato) quello di Kvavaradona.
E pensare che il Napoli l’ha pagato solo 10 milioni! Due parole per spiegare questo incredibile acquisto. Il giocatore stava già nelle mire del club azzurro, ma costava troppo; poi venne l’invasione della Ucraina.
Il giocatore militava in Russia, lui e la sua famiglia erano anti-Putin e per questo furono minacciati, dovettero rientrare in patria e il valore del suo cartellino, come quello di tanti altri giocatori crollò, fino ad arrivare appunto a 10 milioni. Il Napoli allora non si fece sfuggire la grandissima occasione.
Sì perché Kvara rappresenta veramente un cantore del calcio, di quel calcio che sta scomparendo; i tifosi già lo immortalano sui muri della città, proprio come fecero con l’altro dio del calcio.
Napoli con gli scugnizzi Osi e Kvara ha scritto una pagina nuova: che sia questo l’inizio di un nuovo libro?
La speranza dei tifosi napoletani è che non debbano nuovamente intonare le note di “Core ‘ngrato”.
STEFANO CERVARELLI

Bisogna sempre “uccidere i padri”, metaforicamente parlando, per diventare adulti, per affrancarsi dell’immenso Maradona. Ora il Napoli lo ha fatto. Aiutami, tu che sei coltissimo di sport e non solo, a ricordare: quando da bambina seguivo il calcio, mi pare di rammentare che mio padre mi diceva che nel Napoli giocava un ragazzo di Civitavecchia, Stenti mi pare…Me lo sono sognato o è così? Parlo degli anni Sessanta o giù di lì
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buongiorno Maria, no non te lo sei sognato. Si chiamava Amedeo Stenti e ha giocato anche nella , allora, Nazionale B .Il padre aveva una nota rivendita di vini e bibite in via Bernini. Se vuoi cercherò di mandarti altre notizie. Ciao
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Ecco!!! Mi fai ricordare che veniva il vinaio a casa a consegnare e mio padre mi diceva del calciatore!Non so dirti chi fosse l’addetto alle consegne,ma mi sto ricordando confusamente che mi prendeva in giro per la mia passione nerazzurra…Abitavamo già in Via Buonarroti quindi Via Bernini è vicina
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