Cose delle nostre parti. Tolfa, Cibona – Gli eremiti del monte Senario

di STEFANO CERVARELLI ♦

 

L’episodio di Margherita, donna tolfetana invasa dal demonio e liberata una volta recatasi in pellegrinaggio alla S.S. Immagine della Madonna di Cibona, rappresenta, dal punto di vista della fede e da quello storico, l’ufficialità del riconoscimento dei prodigi compiuti dalla S.S. Beata Vergine Maria di Cibona.

In quei giorni era ospite presso il Palazzo Camerale di Allumiere il Cardinale Giovanni Battista Pallotta; era venuto nella zona per visitare le miniere di Allume.

Venuto a conoscenza del prodigio volle recarsi presso la cappella per constatare di persona quanto si diceva a proposito dell’Immagine Sacra.

Una volta sul luogo fu subito colpito nel vedere la grande affluenza di gente che vi si trovava in preghiera.

Onorati di tale visita i Priori di Tolfa, Capitano Vincenzo Celli, Capitano Egidio Panetta ed Egidio Tasso vollero offrirgli il patrocinio della Cappella.

Il Cardinale accettò, dichiarando che si sarebbe impegnato affinchè nella zona venisse edificato un eremo di cui la custodia sarebbe stata affidata agli Eremiti del Monte Senario.

Il proposito del Cardinale Pallotta ebbe l’approvazione di Papa Urbano VIII, quindi l’alta Eminenza mise a parte del suo progetto il Cardinale Giulio Sacchetti, protettore dell’Ordine dei Servi di Maria, dato che gli Eremiti erano una riforma di questo.

E’ indubbio che il miracolo di Margherita fu il primo di una lunga serie di eventi, diciamo così, prodigiosi.

La voce di tale fatto si sparse rapidamente raggiungendo le contrade più lontane e non c’era giorno che davanti alla Cappella non ci fosse una gran folla radunata in preghiere ed in implorazioni. Molti gli infermi che, accompagnati, andavano a chiedere la grazia per la loro guarigione.

Le cronache ci parlano di una partecipazione popolare e religiosa tale da farci venire in mente oggi la Madonna di Lourdes.

All’epoca dei fatti la Cappella ricadeva nella Diocesi di Sutri sulla cui cattedra vescovile sedeva Monsignor Sebastiano de Paolis il quale, venuto a conoscenza di tale fervore e dei fatti da cui derivava, volle andare a constatare la cosa di persona, esprimendo l’intenzione di voler chiudere la Cappella.

Ma quanto vide lo turbò profondamente. Celebrò la Messa al termine della quale dichiarò che bisognava prendersi cura del piccolo santuario, curare il decoro e custodire le poche suppellettili.

Affidò incarico a D. Giacomo Zamponi, suo vicario in Tolfa e a due stimatissimi cittadini tolfetani Vincenzo Celli (che abbiamo già incontrato prima) e Fulgenzio Ferrini.

Ma chi erano gli eremiti del monte Senario che ebbero un ruolo importante nella storia di Cibona?

Questi religiosi erano una riforma dell’Ordine dei Servi di Maria.

Prendevano il nome dal monte in cui dimoravano, nel Granducato di Toscana, diocesi di Firenze.

Il nome Senario sembra che derivi da Sanario con il quale si indicava la zona a motivo della aria salubre che vi si respirava.

Il 9 marzo 1636 il Consiglio Generale della Tolfa, in una seduta storica, non solo aderì al proposito di chiamare a custodia della Sacra Cappella tali eremiti, ma rivolse rispettosa istanza al S. Padre affinchè venisse donato lo spazio necessario alla costruzione di una chiesa che potesse accoglier l’effige della S.S. Madre e di un monastero per accogliere gli eremiti.

L’istanza, caldeggiata dal Cardinal Pallotta, venne accolta da Urbano VIII che con documento del 21 giugno 1636 concesse quanto domandato.

Il 12 luglio dello stesso anno, i custodi della Sacra Cappella ricevettero la consegna di mezzo rubbio di terreno boschivo, distante pressappoco 500 metri dalla Cappella, in direzione Tolfa, cioè verso levante.

Nel frattempo per questioni diciamo così “burocratiche” l’arrivo degli eremiti tardava e questo creava non pochi disagi alla folla che si recava in pellegrinaggio alla Sacra Immagine, in quanto la mancanza di sacerdoti, faceva sì che non fossero amministrati i Sacramenti né venisse celebrata la Messa. Bisognava attendere il 6 aprile del 1937 per vedere arrivare i primi eremiti.

Si trattava di Benedetto Morelli e Zenobi Simoni ai quali venne poi affiancato, in aiuto, il laico fra Luca da Cortona, che fu poi il primo a morire nell’eremo destando profondo dolore nella popolazione tolfetana.

Gli eremiti all’inizio vennero ospitati nel Palazzo Camerale, ma la comodità del luogo e l’abbondanza e la bontà del cibo mal si addiceva alla loro regola eremitica per cui chiesero che venissero costruite tre celle di legno presso la Cappella dove poter andare a vivere anche per poter provvedere il prima possibile alle esigenze spirituali dalla popolazione. In quelle celle di legno stettero tre anni esposti ad ogni sorta di disagio climatico, particolarmente nella stagione invernale.

In onora a Papa Urbano VIII il monte su cui sorgeva l’edicola cambiò denominazione e venne chiamato Monte Urbano e così avvenne anche per la miracolosa Immagine Sacra.

Ma la denominazione durò poco e la Madonna tornò a chiamarsi “di Cibona”.

STEFANO CERVARELLI