IL RIMEDIO – 14. L’Astrologia; – 15. Il Dormitorio

 

di FEDERICO DE FAZI ♦

14 – L’Astrologia

Marzio incrociò le braccia con fare inquisitorio. Samaele scoprì di conoscere poco questo lato dell’amico.

Tra i maghi dei nodi, Marzio era sempre stato un ragazzo solare e dai modi di fare leggeri, che si mescolavano con una strana goffaggine fisica e un senso dell’umorismo piuttosto contorto. Nel gruppo era quello che si lasciava un po’ trasportare senza mai opporsi troppo, fiero esponente della filosofia del vivi e lascia vivere. Ma questa nota di severità nei suoi atteggiamenti e il fermo diniego con il quale aveva accolto la proposta di Samaele era nuova e doveva essere uscita fuori dagli ultimi tempi passati nel rigido ambiente dei Maghi azzurri.

“E quindi?” si limitò a chiedere.

“E quindi cosa?” replicò Samaele, appoggiandosi alla colonna della sala delle udienze, che ora ospitava solo i due maghi.

“Hai ottenuto i tuoi risultati?”.

Strano. Samaele era divenuto famoso tra i suoi confratelli per lo zelo con il quale seguiva il Codice che sanciva la vita dei Maghi del Sud e più volte aveva invece rimproverato l’amico Marzio per la poca disciplina, la leggerezza e la scarsa limpidità di certi suoi atteggiamenti.

Ma ora era Samaele ad essere rimproverato per l’ambiguità delle sue azioni e dei suoi fini. La cosa lo colpì, ma non lo diede a vedere e rispose: “È presto per dirlo, ma sono ottimista. Cosa ti preoccupa esattamente? Non certo le sorti di quel ragazzo”.

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Marzio storse la bocca.

“E a te importa di Pavel? O intendi usarlo come un ingrediente per i tuoi incantesimi?”.

Samaele si scostò dalla colonna. Guardò Marzio dritto negli occhi

“Che cosa vorresti dire?”.

“Quanto tempo pensi di restare? Una settimana? Due?” Marzio si appoggiò alla panca lì vicino. “Intanto quel ragazzo si sta affezionando a te, fa tutto quello che vuoi tu e ti segue come un cagnolino. Certo hai fatto su di lui una grande magia, ma cosa succederà quando te ne andrai, ci hai pensato?”.

Samaele annuì.

“Ti riferisci al fatto che, dopo essere stato trattato con importanza e dopo aver visto e magari imparato incantesimi di cui aveva solo sentito parlare, Pavel tornerebbe segregato in un ambiente che non vuole e non lo vuole? Ti chiedi se ho pensato alle conseguenze del mio comportamento su di lui? Pensi che sia meglio trattarlo con maggiore distacco?”.

“Esatto. Vedo che ti è rimasto l’acume che ti ha reso famoso”.

Samaele incrociò le braccia.

“È tutto qui?”.

“Precisamente. Una volta risolta questa crisi, perché so bene che tu la risolverai, a costo di montare a cavallo e setacciare palmo a palmo la regione, quel ragazzo tornerà ad essere il povero e solo figlio bastardo di un ricco mercante gevenano, che non vuole avere niente a che fare con lui, ma neanche vuole ripudiarlo”.

“E perché non vuole ripudiarlo?”.

Marzio scrollò le spalle stizzito.

“Non mi è concesso dirti di più, mi dispiace”.

“Peccato” fece Samaele spostandosi verso la fila di panche. “Nel problema spesso c’è parte del suo rimedio, almeno così dice mia madre”.

Il mago dei nodi si allontanò di nuovo, osservando gli affreschi disposti ai lati delle navate a imitazione delle cattedrali dell’Uno. Le immagini della vita di Zarateo e dei profeti erano state però sostituite da bislacche rappresentazioni astronomiche o al più mitologiche, prese dalle antiche leggende talanto-farige, le cui vicende dovevano avere qualche contorta correlazione con le credenze alchemiche ed esoteriche dei Maghi azzurri.

“Borodan, il padre di Pavel, crede ciecamente negli astrologi” cominciò Marzio. “Una cosa piuttosto comune tra i mercanti dell’Est”.

Samaele, di spalle rispetto all’amico, chinò leggermente la testa all’indietro, come per guardare verso l’alto.

“Fammi indovinare. Gli hanno detto qualcosa del tipo: “il tuo terzo figlio maschio ti porterà fortuna”.

“Non esattamente. La previsione era un po’ più complicata, c’entrava il primo quarto di luna che entrava nella casa del Serpentario, con l’allineamento della stella Balis con il pianeta Estia. Finché il mercante avesse mantenuto quest’allineamento, gli affari gli sarebbero stati propizi”.

Samaele si girò con un sorriso che trasudava astuzia.

“Sei diventato un esperto” disse con ironia. Entrambi infatti avevano da sempre nutrito una grande avversione per l’astrologia.

“Dopo anni passati qui, questo genere di fesserie le devi conoscere per forza. Cosa c’è che ti diverte?”.

“Niente, lascia stare” rispose Samaele. “Come sono stati interpretati i segni?”.

“Balis è la stella più luminosa del Veltro, mentre Estia è l’ultima stella visibile ad Est quando il sole sorge. E poi c’è la Luna nel Serpentario, costellazione di Ofiuco, patrono dei guaritori. Il ragazzo è figlio di una betena di nobile famiglia, il cui simbolo araldico è un veltro, mentre la stella dell’Est sarebbe il mercante”.

“E il serpentario siete voi, i Maghi Azzurri, mentre  il primo quarto di luna, se non sbaglio, sarebbe la nascita. Come vedi anch’io ne so un po’ di queste fesserie”.

“E ora l’hai trovato il rimedio al problema?” disse Marzio spazientito.

“Forse. Chi ha fatto quest’interpretazione?”.

“Un mago del Gran Calice di Gevena” sul volto di Marzio c’era un’espressione disgustata. “L’interpretazione però non è stata fornita dal mago”.

“Strano, visto che un allineamento tra Balis ed Estia è astronomicamente impossibile”.

Marzio, con espressione di sufficienza, fece un gesto come per scacciare una mosca.

“Bisogna spiegarti proprio tutto, vero? Chi frequenta così assiduamente gli astrologi spesso è anche lui un astrologo dilettante e non ama che gli si dica ogni cosa sui segni. Vuole il brivido di interpretarli da solo. E poi, sembra che Borodan fosse così pressante da costringere il mio confratello a dargli una previsione che fosse tanto astrusa da tenerlo occupato per un po’. Purtroppo sembra anche che il mio confratello non avesse valutato la presenza di questo figlio illegittimo”.

“O invece sapesse perfettamente che, fornendo una previsione così facilmente interpretabile da un astrologo così poco competente, avrebbe con certezza affidato al suo ordine un introito costante e sicuro” aggiunse Samaele con disapprovazione.

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Marzio annuì a malincuore. “Sì, è possibile. Il pensiero fa rabbia anche a me, ma immagino che anche tu abbia capito come funzionano le cose qui all’Est”.

“Sono stato per due mesi ospite del Circolo di Òssia, quindi sta’ tranquillo che l’ho capito. Senti, quanto tempo ci mette una missiva ad arrivare da qui a Gevena?”.

Marzio si guardò le mani come per fare un calcolo sulle dita. Ci mise un po’, poi disse: “Sette o otto giorni con un cavallo.Circa tre con un sintaco. Dovrà essere qualcosa d’importante però per scomodare un cavaliere di Fios in pieno autunno”.

“Di questo non devi preoccuparti”.

“Io invece mi preoccupo, fratello” disse rigido Marzio. Samaele non l’aveva mai visto così. “Dove vuoi andare a finire con i tuoi intrighi?”.

“Credevo che a forza di stare tra i maghi dell’Est ti fossi abituato agli intrighi” rispose l’altro stizzito “ma capisco che non te li aspetti da me. Ebbene, non c’è nessun intrigo, stavo solo pensando alla possibilità di convincere il buon Borodan a cambiare la sua interpretazione o il vostro astrologo a cambiare la sua visione. Penso che sia il minimo che possiate fare, dopo aver salvato la vostra accademia, ammesso che ci riesca”.

Marzio si riappoggiò alla panca.

“E hai già pensato a cosa far succedere, ammesso che tu riesca a farlo succedere?”.

“È una cosa che non posso valutare da solo” disse, il mago dei nodi, avvicinandosi all’amico. “Ad ogni modo, voglio che sia chiara una cosa: certo che mi importa di Pavel, come mi importa della vostra città, del tuo ordine, di Bogatir e della sua famiglia, come mi importa degli automi, di Eponia e della signora betena che ‘stamattina mi ha venduto le frittelle con cui ho fatto colazione”.

“Non metto in dubbio la tua buona volontà” lo interruppe Marzio “né metto in dubbio le tue priorità, sia chiaro. Quello che ti chiedo è solo di tenere in conto le conseguenze delle tue azioni in merito a Pavel, ricordandoti che con buona probabilità, quando tutto questo sarà finito, tornerà alla situazione iniziale”.

Samaele aveva visto villaggi e borghi spazzati via dalla carestia, la pestilenza o la sete di sangue tipica di certi baroni o di certi briganti. Alle volte aveva visto la situazione venire risolta da lui o i suoi confratelli, altre volte invece aveva visto ogni sforzo possibile fallire miseramente. Quando ciò succedeva, era più che prevedibile farsi prendere dallo sconforto e dalla rabbia. Ma Samaele era sempre stato abbastanza saggio da non venirne consumato, perdendo ogni obiettività.

Aveva provato una sensazione simile quando Licio era stato ripreso da suo padre e ora sentiva una forte solidarietà per Pavel, costretto a una vita di segregazione per colpa di una ridicola congiunzione astrale e, lui ne era convinto, per il freddo calcolo di un mago. Era fuori questione che avrebbe tentato di fare qualcosa.

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“Vuoi che tratti Pavel con maggior distacco” disse, incrociando le braccia. “Va bene, lo farò. Oggi stesso tornerà alle sue attività di allievo e lo vedrò solo per le poche ore nelle quali avrò chiaramente bisogno …”.

“Ora non esagerare. Non ho detto che devi…”.

“Lasciami finire. Lui mi serve all’accademia per uno scopo preciso. Prima o poi Licio farà la sua mossa e il primo ad essere informato di questo sarà Bogatir, mentre il secondo sarai tu. Sono sicuro che il Capitano della guardia si premurerà di fare di tutto perché io sia l’ultimo di questa lista di persone informate. Pavel farà in modo che ciò non accada. Mettilo alle tue attendenze o fa’ in modo che sia tu a stare sempre nelle sue vicinanze, basta che appena succeda qualcosa, lui possa correre ad informarmi senza insospettire Bogatir. Pensi che si possa fare?”.

“Mmmh, sì, credo che si possa fare” disse Marzio pensieroso, grattandosi il mento con il pollice e l’indice. “Potrei chiedere al Maestro Anziano Tanzi di metterlo alle mie attendenze per alcune ricerche che sto facendo”.

“Potresti chiedere a Palavici di porgere questa richiesta per te. Mi è parso molto collaborativo e, se la richiesta viene da lui, non credo che verrebbe rifiutata”.

Marzio annuì. La cosa era fattibile.

“Non voglio beghe, però”.

“Nessuna bega. Il ragazzo ha già accettato la cosa. Non nego che è stato molto difficile fargli capire la necessità di questa mossa, ma alla fine ha acconsentito di buon grado. E poi mi sembra che sia andata bene quella volta che ti ha aiutato con il proiettore”.

Marzio sorrise, poi sospirò: “Già. Speriamo bene. Quali sono le altre pedine da mettere sullo scacchiere?”.

Samaele sapeva bene che nel dire “pedine”, Marzio lo stava accusando di freddezza. Fece finta di non farci caso, ma dentro di lui venne scosso da un forte rimorso.

“Ci sono gli Automi, ovviamente, ed Eponia. Adesso che Licio sa di lei, occorre che la sua taverna venga messa sotto controllo. Sei araldi possono avere tranquillamente la meglio contro qualche masnadiero, ma forse sarebbe il caso se Bogatir mettesse due o tre guardie fisse, magari che si fingano ospiti della locanda. Sarebbe poi più sicuro per lei che accettasse pochi ospiti, meglio se solo quelli che può ospitare nelle camere superiori. Certo, sarà una perdita per gli affari, ma Eponia sarà d’accordo che la sua vita è molto più preziosa che qualche tallero in più nel forziere”.

Marzio impallidì. Samaele poteva vedere la sua mandibola tremare leggermente.

“Lei è in pericolo? Hai messo Eponia in pericolo?”.

Era a un passo dal farsi prendere dall’ira, ma era sempre stato una persona di indole pacifica, fortunatamente per Samaele.

“Non credo che nell’immediato sia possibile per i membri noti di una banda di briganti infiltrarsi in città con successo, ma non voglio che alla tua donna sia fatto del male per colpa di un mio errore di calcolo”.

Marzio ingoiò la rabbia con una lunga inspirazione, poi congedò l’amico con un: “Voglio sperare che tu abbia ragione”.

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15 – Il dormitorio

“È tutto pronto” disse il ragazzo imbronciato, trascinando una piccola cassapanca fuori dalla stanza. “Mi aiuterete a riportare le mie cose al dormitorio?”.

Samaele, che era rimasto impalato in mezzo al corridoio assorto nei suoi pensieri, annuì dopo un paio di secondi.

“Pavel, io non ti voglio costringere. Se vuoi rimanere qui puoi ancora farlo”.

“E chi vi avvertirà se Bogatir contatta l’accademia? Avanti, andiamo”.

Samaele sorrise a labbra strette. La risposta del ragazzo non placava la sua coscienza, ma se non altro era sicuro di non averlo obbligato. Afferrò quindi la cassapanca per una maniglia e aiutò il ragazzo a portarla giù dalle scale.

“Quanto pesa!” disse, sostenendola quasi interamente mentre scendevano. “Ma che c’è dentro, piombo?”.

“Libri e qualche cambio d’abito”.

“Non mi dirai che hai trovato anche il tempo di studiare con tutto quello che abbiamo fatto?”.

Pavel fece spallucce.

“Be’, magari un’oretta qua e là…”.

Samaele rispose con un espressione incredula, mentre Pavel gli indicava la strada per il dormitorio degli allievi. Entrarono nell’edificio principale dell’accademia e attraversarono un lungo corridoio, poi salirono una larga scalinata, fino a ritrovarsi in un altro corridoio che dava su tre grandi stanze. Ad attenderli c’era un ragazzo di circa diciassette anni, pallido e leggermente incurvato. I capelli corvini erano più lunghi di quelli di Pavel ed erano raccolti in un corto codino. Si stava inoltre facendo crescere la barba, o meglio, ci provava, perché sulle guance ancora aggredite dall’acne facevano capolino solo pochi peli sparuti.

Il ragazzo diciassettenne guardò sdegnoso i due e si gonfiò come fanno i rospi quando stanno per cantare. Stava per dire qualcosa di poco lusinghiero, Samaele ne era certo, ma non fece in tempo, perché il maestro dei nodi lo anticipò presentandosi.

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“Samaele Lontrastuta  da Antilla. Da chi ho l’onore di essere accolto?”.

La voce del mago rimbombava nel grande e freddo corridoio, illuminato dalla luce ambrata che filtrava da strette finestre di alabastro sottile.

“So benissimo chi siete, onorevole maestro” rispose il giovane, con lo stesso atteggiamento freddo che gli aveva riservato Pavel la prima volta che si erano incontrati. Anzi, forse alla freddezza era aggiunta anche una certa ostilità. “Io sono Tiziano Rivalìn da Gevena. Allievo anziano, per voi”.

Samaele non badò all’atteggiamento decisamente sprezzante e allargò un sorriso, porgendo la mano all’allievo anziano e dicendo di essere onorato di fare la sua conoscenza. Per tutta risposta, l’allievo anziano gli indicò una delle tre stanze.

“Da questa parte, onorevole maestro. Non dovevate scomodarvi ad aiutare un allievo. Per quello ci sono i servitori”.

Samaele e Pavel entrarono nella stanza, dove si trovavano una dozzina di letti allineati, con le cassapanche poste ai loro piedi. Poggiarono la loro cassa dove gli disse l’Allievo anziano, poi Samaele, sempre sorridente, si girò verso Tiziano.

“Nessun incomodo, allievo anziano. È un piacere per me ricambiare l’aiuto datomi da un così vostro valente elemento”.

Rivalìn sbottò in una risata posticcia.

“Se vi è davvero così utile, perché non lo tenete ancora presso di voi? Se sono stato ben informato, partirete dopo il dì del Sole”.

“Non vi hanno informato allora che il Primo Maestro del Gran Calice Palavici in persona ha chiesto che Pavel venga messo alle attendenze del tirocinante anziano Marzio da Antilla, per assisterlo nelle sue ricerche?”.

La cosa dovette offendere molto Tiziano Rivalìn, che scosse la testa nervoso, mentre le sue guance prendevano un colorito rosso.

“Tutto ciò è irregolare… un allievo di così infimo grado messo alle attendenze di un tirocinante anziano. E per cosa, poi?”.

“Che c’è, Anziano…” cominciò a dire Pavel, ma venne fermato da uno sguardo di Samaele, in quale aveva intuito l’intento canzonatorio del ragazzo.

“Allievo anziano” disse il mago, ponendosi tra i due giovani “non so con esattezza la ragione della scelta del Primo Maestro e, credetemi, anch’io la trovo piuttosto strana. Ad ogni modo, trovo anche strano il fatto che, sempre lo stesso allievo di infimo ordine, sia stato messo ad assistere un maestro venuto per erudire la vostra accademia di segreti preclusi ai semplici allievi, sapendo bene che l’ordine a cui appartiene il maestro in questione non ha nessuna limitazione all’insegnamento della magia, né il maestro è disposto a farne”.

Le guance del giovane divennero completamente rosse, ma non disse nulla. Samaele sentì le nocche dell’allievo anziano scrocchiare, mentre le dita si chiudevano a pugno.

Il mago dei nodi si avvicinò sorridendo.

“Immagino che vi sentiate in dovere di far notare le irregolarità poc’anzi esposte ai vostri superiori. Io non sono avvezzo ai vostri usi e pertanto non saprei darvi un suggerimento, ma nel mio ordine, quando un superiore commette un errore, è concesso a chi è sotto di lui di porlo in evidenza, con i dovuti tempi e modi”.

L’allievo anziano Tiziano Rivalìn da Gevena, ormai di un rosso paonazzo, uscì dalla stanza reprimendo chissà quale maledizione.

Pavel rise, ma Samaele lo rimproverò: “Hai tante qualità, ragazzo, ma il buon senso non è tra queste. Che cosa volevi dire prima?”.

“Niente” rispose Pavel seduto sul letto, abbassando lo sguardo. Samaele si abbassò alla sua altezza.

“Ascoltami con attenzione: adesso che passerai molto tempo con i tuoi confratelli, non provocarli come hai cercato di fare con quel tipo, o la tua permanenza qui diverrà insopportabile. Ti hanno messo come mio attendente per punirti, giusto? Allora è questo che devono credere: racconta loro che è stata una permanenza noiosa, che ti ho riempito le orecchie di un sacco di sciocchezze e magari conferma loro quello che dicono sui Maghi dei nodi, che sono dei buoni a nulla che fanno solo giochi di prestigio”.

“Ma non è vero. E poi un mago dei nodi deve essere sempre veritiero, ne va del suo onore. Me l’avete detto voi”.

“È vero, ma non dimentichiamoci il motivo per cui sei tornato nel dormitorio dell’Accademia. Ti sarà impossibile muoverti liberamente se ti inimichi ancora di più i tuoi confratelli, quindi la tua priorità adesso è non attirare l’attenzione, non litigare e non protestare. Se c’è qualche problema parlane con Marzio e lui saprà cosa fare”. Mise la mano sulla spalla del ragazzo e gli diede una lieve scossa. “Ora devo andare. Mi raccomando: la buona riuscita di questo piano dipende da come ti comporterai. In altre parole, siamo nelle tue mani”.

Samaele si alzò e si voltò, ma venne richiamato da Pavel.

“Come si diventa mago dei nodi?” gli chiese. Samaele sorrise e rispose: “Si chiede di diventarlo e ci si impegna formalmente a seguire il Codice”.

“Tutto qui?”.

“Sì, tutto qui” disse, avviandosi verso l’uscita.

“Maestro Samaele”.

“Dimmi”.

“Voi avete fiducia in me?”.

“Io ho piena fiducia in te. Non ti avrei affidato un incarico tanto delicato se non ne avessi”.

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Il mago si uscì dalla stanza, che con il suo freddo e le sue pareti alte gli dava un senso di piccolezza e profonda solitudine. Immaginò la solitudine di quei ragazzi, lontani dalle famiglie e dalle loro comunità e costretti a stringersi l’un l’altro per far fronte alla solitudine e al freddo che ne deriva. Aveva conosciuto suoi coetanei a cui questa cosa non dispiaceva affatto, ma lui non era uno di quelli e probabilmente neanche Pavel.

Si accorse che nel parlargli aveva fatto l’esatto opposto di quello che gli aveva chiesto Marzio. Lo stava sempre di più trattando come trattava i suoi allievi e non poteva farne a meno. Che sarebbe successo una volta risolta la situazione? Certo le cose non sarebbero mai tornate al loro stato iniziale.

“Onorevole Maestro, permettete?”.

Era Tiziano Rivalìn. Sembrava aver sbollito la rabbia, ma manteneva un’espressione inquisitoria e irritata.

“Certamente. Posso esservi utile in qualcosa?”.

“Avete condiviso con l’allievo terziario Pavel Borodan segreti rivolti agli iniziati?”.

“I Maghi dei nodi non hanno segreti per iniziati. Se vi riferite alle conoscenze contenute nel Grimorio, Pavel Borodan semplicemente non ha le competenze necessarie per coglierne i segreti”.

Samaele intuì che il giovane stesse cercando di raccogliere indizi che lo portassero a formulare una lagnanza convincente nei confronti dei suoi superiori. Pregò la Grazia dell’Uno che Pavel non gliene fornisse.

FEDERICO DE FAZI