STUDIO SULLA IMBECILLITA’
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Quanti di voi pensano che il Presidente possa annoverarsi in questa categoria e che l’autore di questo scritto faccia il possibile per dimostrarlo? Ma non è così! Lui non rientra in questa categoria. Ci rientrano altri, ma non lui.
Il mondo è pieno di imbecilli! Non c’è dubbio.
L’imbecillità non è una menomazione, una carenza rispetto alla normalità. Al contrario, il gradiente imbecillità richiede spesso un buon livello intellettivo (mai confondere questa tipologia con il cretino). Senza dubbio una intelligenza più elevata di quella sufficiente per procurarsi sofferenza. Ma chi è l’imbecille?
Per rispondere chiedo sommessamente di fare un piccolo sforzo perché debbo procedere in modo un pochino analitico. Si rammenti comunque e sempre: l’imbecillità è una cosa seria e tale va trattata! Dobbiamo distinguere due categorie:
- L’Imbecillità in sé.
- L’imbecillità come dannosità per sé e per gli altri.
Quanto alla prima categoria possiamo dire che un uomo normale è dominato dall’idea di essere non sempre all’altezza, di sembrare di essere in molte occasioni un imbecille, all’opposto, l’imbecille è colui che non nutre mai questa sensazione di insufficienza, l’imbecille è fiero indiscutibilmente di sé! Si potrebbe anche dire: non esiste imbecille maggiore di chi pretende di “non esserlo”. Approfondendo meglio la fenomenologia dell’imbecillità rispetto all’intelligenza veniamo a scoprire che il soggetto affetto da questa qualità non è colui che non capisce. Tutt’altro: è colui che crede di aver capito in fretta possedendo certezze ed avendo sempre una risposta pronta per ogni domanda. Insomma, stiamo parlando di colui che non è alla continua ricerca di senso o assillato da dubbi, ma di colui che crede di aver già trovato. Insomma, imbecille è chi è detentore e non ricercatore di verità (almeno che non sia un Dio incarnato!).
Figura emblematica è il fondamentalista, ovvero il credente acritico, l’ateo “assolutamente certo”, lo scientista intransigente (imbecillità dogmatica); il membro di sodalizi fortemente ideologici o il fanatico fan o l’ultras (imbecillità identitaria); il complottista che la sa lunga sul ” grande disegno del mondo” (imbecillità di semplificazione); il leader che riduce tutta la realtà a pochi slogan (imbecillità funzionale); il tecnocrate depositario di verità (imbecillità procedurale).
Nulla è più pericoloso di una idea quando questa è l’unica che si possiede!
Questo eccesso di sicurezza, questo “troppo pieno”che tende a sopravvalutare le capacità proprie è causato dal non capire quanto non si sa, a non capire la nostra ignoranza rispetto al “sapere”. E’ dunque mancanza di “ironia”( sapere di non sapere). Pensare di aver trovato il tesoro appena aver fatto solo la prima palata in terra!
Così definiamo l’imbecillità in sé!
Veniamo alla seconda categoria: che danno procura l’imbecillità? Si può definire l’umanità in relazione a due elementi: come ci si comporta rispetto al proprio tornaconto e a quello altrui. L’umanità, allora, si divide secondo quattro tipi (Carlo Cipolla, Allegro ma non troppo,1988).
- Si definisce sprovveduto chi procura una perdita per sé arrecando un vantaggio ad altri.
- Si definisce farabutto colui che arreca un vantaggio per sé ed una perdita per altri .
- Si definisce geniale (rarissimo) è chi procura vantaggio a sé ed agli altri.
- Non rimane che l’ultima tipologia: l’imbecille, ovvero chi procura una perdita per sé ed una perdita per gli altri.
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Riassumiamo quanto fin qui detto: l’imbecille “non sa” di non sapere quel poco che si riesce a sapere nel corso della nostra breve vita e procura col suo comportamento sempre svantaggio a sé stesso e, soprattutto, svantaggio agli altri.
Secondo la prima categoria (imbecillità in sé) il Presidente è dentro con tutte le scarpe, senza alcun dubbio. Anzi, ne può essere considerato l’emblema (imbecille è chi pretende di non esserlo!).
E’ per effetto della seconda categoria (imbecillità come dannosità per gli altri) che sorgono seri dubbi circa l’attribuzione della imbecillità . Se esaminiamo bene le quattro tipologie è il vantaggio per sé e lo svantaggio per gli altri che appare la cifra caratteristica del Nostro, da cui si deduce con agilità la conseguente definizione tipologica. E tale è la potenza energetica di questa categoria di vanificare l’imbecillità in sé.
Ma come? Nonostante il Nostro sia un campione dell’imbecillità in sé?
Mi spiace deludere, mi angustia non essere d’accordo con molti lettori, il rammarico è intenso, non so che altro dire……
Sono la fitta legione dei suoi fedelissimi ad appropriarsi con coraggio e gagliardia del titolo di imbecilli ( come sempre accaduto nel corso della historia per via della “imbecillità dogmatico-identitaria).
Il Presidente è solo imbecille in sé ma come dannosità per sé e per gli altri è tutt’altro che imbecille. Credetemi, il suo tratto essenziale è altro: il suo agire crea svantaggio per gli altri ma grande, grandissimo vantaggio per sé! Finché dura!
(la foto dell’Ultima Cena riportata come icona dell’articolo chiarisce quanto detto: lui sornione circondato da imbecilli di classe. Il ricordo va al “balcone” ed alla folla plaudente).
CARLO ALBERTO FALZETTI
