AGILE MANUALETTO PER RENDERSI INFELICI.

 

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Causare a sé stessi infelicità è arte, mai tecnica!

In un mondo che già di per sé è stracolmo di problemi che piovono da ogni dove, procurarsi con le proprie mani la sofferenza richiede per quest’arte il raggiungimento dei più elevati vertici.

Si sa, il mondo è colmo di imbecilli, ciò nonostante meno conosciuto è il fatto che molti di loro riescano a trasformare l’imbecillità in arte. Uno “stupido semplice” può incorrere in sofferenze da esso stesso inferte mercé cause esterne: languire per fame pur di conservare la linea, fare uso sfrenato di alcol e droghe, procurarsi cardiopatie per eccesso di culturismo, immergersi nella ludopatia sperperando fortune, impazzire per una pericolosa nevrosi di entusiasmo per una guida religiosa, per un leader politico, un cantante, una squadra di calcio…Ma per edificare una vera magnifica paranoia necessita una mente artistica creativa che possa procurare una verace sofferenza dovuta a cause “totalmente interne”, le sole che possano condurre ad un livello sublime di tormento.

 Forniamo, dunque, qualche consiglio pragmatico al fine di poter venire incontro a chi vuole riuscire ottimamente in questa ars mirabilis.

L’ invidia costituisce da sempre un ottimo rimedio per essere dei perfetti infelici. Essa consiste nella fede indiscussa che il bene dell’altro sia la causa del proprio male. Ma, per poter garantirsi una buona dose di penosità, bisogna fare attenzione al soggetto dell’invidia: per “Altro” non si intende tanto il grande riccone conosciuto attraverso i media o il cantante di successo o il genio ma….semplicemente il vicino di casa, il collega, l’amico.

Una volta individuato il soggetto è indispensabile nutrire nel fondo dell’animo questa schietta opinione:  essere certissimi che l’altro sia del tutto pari a voi. Convinti di questa asserzione si dovrà elaborare, e poi credere fermamente, al contenuto di questa domanda inquietante: ma se costui è pari a me come è possibile che abbia successo?

Attuando questo procedimento vi sarete assicurati  una elevata dose di penosità. A tutto ciò si affiancherà poi una dolce speranza: attendere con ansia voluttuosa il fallimento di costui (pur se, accadendo l’evento, si determinerà una sospensione della sofferenza. Fate bene attenzione!).

 E se il fallimento non avvenisse? Se non si può agire in nessun modo contro il successo dell’altro allora proverete una continuità nella sofferenza che possiamo individuare in modo preciso come rancore, una sorta di prolungata doglia, un odio sordo, un avvelenamento sanguigno, un incanaglirsi epatico nel corso del quale sentirete e risentirete l’anima vibrare di dolce spasimo. E’ un ottimo sistema per garantirvi una “corrente continua” e non alternata di buona e schietta tribolazione .

Ma attenzione a non cadere nella trappola degli alibi psicologici che tentano, infidi, di attenuarvi il livello di tormento. Ciò accade quando cercate di giustificare il successo dell’odiato personaggio con frasi del tipo: “se l’altro ha successo è solo perché è disonesto, io sono povero ma onesto, egli ha successo perché raccomandato, ha successo solo perché è  fortunato”e via dicendo. Queste manovre sono pericolose perché possono, con la giustificazione che tentano, attenuarvi pericolosamente il grado della sofferenza. Statene dunque alla larga! Chiudo questo argomento suggerendo l’imperativo di tener celato a tutti i costi questo sentimento: mai dovrà trasparire dal momento che si darebbe a vedere la propria inferiorità e mostrare in tutta la sua nudità la vostra sofferenza  dal momento che il godere della penosità deve essere tutto intimamente ascoso nel fondo dell’anima! Dissimulate, dissimulate e rodetevi ad libitum!

Ma procediamo oltre nell’arte di poter ottenere le agognate trafitture cardiache.

Quale altra meravigliosa tecnica è mai quella di torturarsi rammentando sempre le scelte passate sbagliate? Scavare e scavare le antiche ferite, convincersi che si stava meglio quando si stava peggio, riportare a galla le colpe altrui, deliziarsi con chi ti ha rovinato la vita e simili. Restare fortemente ancorati al passato negativo è senza dubbio un ottimo esercizio a favore della penosità.

Ed ancora, se insistete profondamente sul fatto che una vostra profezia negativa si determinerà vedrete che alla lunga il vostro comportamento farà accadere ciò che avrete previsto. Ad esempio, se pensate che una serata o un evento andrà male, se proprio ne siete convinti, se tribolate ora per ora nello sperare il completo fallimento, se ogni atto che farete sarà di contrasto, vedrete che il vostro comportamento così osteggiante provocherà l’inverarsi della vostra profezia. Allo stesso modo se siete convinti che l’altro pensa male di voi, se quando vi incontra vi sembra che non saluti e se ogni suo gesto sembra essere contro di voi, se ogni volta che lo sbirciate provate un turbolento rimescolio emozionale, perseverate, perseverate fortemente e maceratevi in questo giudizio negativo. Non importa se l’altro la pensa diversamente, essenziale è ruminare questa vostra presunzione e soffrirne di conseguenza. Non avventuratevi mai in un colloquio chiarificatore: il gioco potrebbe finire e con esso il patimento. Godete questa arte di supporre mentalmente ciò che forse non ha riscontro nel reale! Il fantasma della fantasia, vedrete, vi causerà marasmi, turbamenti, lacerazioni che vi garantiranno dosi elevate di schietta sofferenza.

Si potrebbe tanto proseguire ma, penso, di aver messo il lettore sulla buona strada.  Mi fermo, anche perché se proseguissi la brevità annunciata nel titolo (e da tanti desiderata!) se ne andrebbe al diavolo.

Avrete comunque tutti compreso che quest’ arte sublime si fonda sul fatto fondamentale che noi stessi possiamo, e spesso aneliamo, essere attori della nostra stessa sofferenza. Sperando che questi brevi suggerimenti possano aiutarvi nel compito, mi congedo.

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Alla memoria di un vecchio Maestro: Watzlawick.

CARLO ALBERTO FALZETTI