MIRRA DI ALFIERI IN SCENA AL NUOVO SALA GASSMAN

Sabato e domenica alle 19 andrà in scena al Nuovo Sala Gassman lo spettacolo “Mirra” messo in scena dalla Realtà Teatrale Skenexodia.

Nella sua versione del testo di Vittorio Alfieri, Luca Guerini sceglie di lavorare per sottrazione e contrasto, evitando qualsiasi monumentalità per riportare la tragedia dentro uno spazio riconoscibile, quasi banale, e proprio per questo profondamente perturbante.

Il cast è composto da Roberta Sarti (La Madre), Simone De Rose (il Padre), Lorenzo Capineri (il Fidanzato), Caterina Miccoli (Mirra) con la partecipazione di Silvia Tamagnini.

La scena, costruita come un interno domestico segnato da elementi natalizi, non è solo una scelta estetica ma un vero dispositivo drammaturgico: il clima festivo, con la sua retorica di armonia e affetto, entra in cortocircuito con la materia del testo, trasformando ogni gesto quotidiano in qualcosa di ambiguo, ogni silenzio in una crepa.

Guerini non cerca di attualizzare forzatamente la vicenda, ma di mostrarne la violenza latente dentro dinamiche che appartengono ancora al presente, facendo emergere come il conflitto di Mirra non sia un’anomalia lontana, bensì una possibilità estrema inscritta nelle relazioni familiari stesse. Il lavoro sulla parola segue questa linea, mantenendo una tensione tragica pur attraverso una lingua più diretta, capace di arrivare allo spettatore senza perdere densità; ne deriva un equilibrio fragile, in cui il testo non viene musealizzato ma nemmeno banalizzato, restando sospeso tra classicità e contemporaneità.

La regia insiste su una costruzione rigorosa dei rapporti scenici, fatta di distanze, avvicinamenti mancati e contatti evitati, trasformando lo spazio in una mappa emotiva in cui i personaggi si muovono senza mai davvero incontrarsi.

Al centro, Mirra è una presenza che si consuma dall’interno, trattenuta, compressa, incapace di trovare una via di uscita che non sia distruttiva; la sua tragedia non esplode in gesti eclatanti, ma si deposita lentamente, scena dopo scena, fino a diventare inevitabile. Attorno a lei, gli altri personaggi sembrano inizialmente muoversi dentro una normalità rassicurante, ma è proprio questa normalità a incrinarsi, rivelando la sua inconsistenza e il suo carattere costruito.

Anche l’uso del suono e delle musiche contribuisce a questa progressiva destabilizzazione, alternando registri leggeri a presenze più cupe che insinuano un senso di minaccia costante.

Il risultato è uno spettacolo che non cerca la catarsi tradizionale, ma piuttosto un coinvolgimento inquieto, lasciando lo spettatore dentro una tensione irrisolta; in questa prospettiva, la Mirra di Guerini si configura come un’indagine sul limite, sul non dicibile e sulla fragilità delle strutture sociali, capace di restituire tutta l’attualità di un testo che continua a interrogare, con lucidità spietata, le zone più oscure dell’esperienza umana.