L’universo delle imprese, degli occupati e del fatturato a Civitavecchia oggi.
di TULLIO NUNZI ♦
Su questo blog, zona di libero pensiero e aperto ai confronti, qualche anno fa (l’articolo era del 2022, i dati del 2020) riportavo numeri che per quanto riguardava, l’universo delle imprese, l’universo degli occupati e il fatturato, il settore terziario occupava il primo posto a Civitavecchia. Oggi purtroppo non ho ancora i dati definitivi, ho però la certezza che soltanto nel centro storico di Civitavecchia, sono scomparse il 23% delle attività commerciali. Per certi versi alcune tipologie commerciali rischiano di sparire. Le edicole ad esempio che erano 12, si sono ridotte a 3. Sentinelle di accesso all’informazione, con una importanza sociale, un tempo, insieme all’ambulantato venivano reputate categorie più vicine al lavoro dipendente, aperte sette giorni su sette per 360 giorni. I distributori di carburante sono passati da 13 a 7, i negozi di ferramenta da 49 a 33, i negozi di abbigliamento e calzature hanno avuto un calo del 50%, tengono libri e giocattoli. Hanno una esplosione le forme di alloggio extra alberghiero, che da 3 passano a 25 (soltanto nel centro storico), un calo nel numero dei bar, ed un aumento incredibile negli esercizi non specializzati (alimentari e non alimentari) dove rientrano sia ipermercati, discount, minimarket, empori. Desertificazione commerciale, ormai evidente anche in zone un tempo reputate interessanti ed appetibili. Potremmo mettere a tacere le nostre coscienze, convincendoci che si tratta di un problema comune, nazionale; cosa in parte vera anche se con notevoli differenze di percentuale tra Nord e Sud, ma bisogna tenere conto di due varianti che caratterizzano la nostra città. Tre milioni e mezzo di persone, croceristi che sbarcano in città, e giustamente scelgono come meta Roma e circa trecentocinquanta mila che rimangono in città, ma che non contribuiscono, se non in minima parte ai bilanci delle attività commerciali, (indagine di Confcommercio Roma) se non in modo limitato, quasi impercettibile. L’altra variante che caratterizza la nostra città, è che al momento non sono stati individuati gli interventi che si vogliono attuare per tentare di limitare una desertificazione che non mette in crisi solo il commercio, ma la vivibilità, l’identità, la socialità di Civitavecchia. Perché la desertificazione è a tutti gli effetti una emergenza sociale, che penalizza aree urbane, venendo meno servizi e sicurezza; un problema di impoverimento sociale ed economico, a cui va data una risposta al più presto. Ovvio che un ruolo decisivo e competitivo, lo svolge l’e-commerce, che ormai ha un mercato superiore al 18% per i servizi, ma alcune proposte anche a livello locale debbono essere fatte, in particolare dalle associazioni di categoria, e confrontate con l’amministrazione: strumenti di conoscenza, come una forma di osservatorio sul tessuto economico del terziario, la creazione di un nesso tra quelle che sono le politiche di sviluppo commerciale, di programmazione commerciale e la programmazione urbanistica. Servono politiche di rilancio per attrattività, accessibilità e sicurezza. Ovvio che gran parte degli interventi sono di livello nazionale: peso fiscale e prelievi differenti tra i giganti dell’online e i piccoli negozi, detassazione totale per le prossime aperture, semplificazione burocratica estrema, incentivi per l ‘uso dei locali sfitti che sono la dimostrazione evidente di degrado. Tenendo conto che è a rischio la tenuta commerciale e sociale di un territorio che ha sempre rappresentato un presidio di prossimità, e di coesione sociale. Un porto dei record croceristici ed una città che soffre commercialmente, è la prova più evidente che nel passato, per ragioni di natura politica, porto e città hanno avuto vedute diverse, progetti diversi, sviluppi diversi, scarso dialogo; penso che per la prima volta un Presidente di ADSP abbia accennato alla obbligatorietà di una “osmosi tra città e porto” che la città abbia i benefici dal porto, che si candida ad essere il primo porto europeo. Una offerta, una occasione da non lasciarsi sfuggire, richiedendo un osservatorio permanente sull‘andamento del rapporto tra crociere e città, una indagine sui bisogni, le esigenze culturali, commerciali e di servizi dei croceristi che rimangono a Civitavecchia, ed una maggiore attenzione delle vare compagnie per una promozione turistica della nostra città, del nostro territorio, per coloro che rimangono a Civitavecchia. Non saremo mai una città da record, ma almeno manterremo un sistema commerciale, una qualità della vita urbana e una vitalità della comunità locale.
TULLIO NUNZI
