IL PRIVILEGIO DEL BIANCO – Intervista all’autore Bruno Pronunzio
a cura di ETTORE FALZETTI ♦
1-Siena è famosa nel mondo per il suo Palio, ma per il resto è una città molto provinciale frequentata soprattutto da universitari. Nel tuo romanzo invece diventa il centro di un inquietante intrigo internazionale. Hai scelto Siena perché evoca i tuoi ricordi di studente o perché l’hai trovata funzionale all’intreccio narrativo?
La popolazione residente a Siena supera di circa duemila unità quella di Civitavecchia. Nonostante le dimensioni quasi simili, nella città toscana vivono alcune migliaia di studenti provenienti da altre città, regioni o Paesi esteri. Nel 1984 io ero uno di questi. Di quel periodo ricordo molti momenti piacevoli, soprattutto dedicati alla scoperta del centro storico, ma anche quelli difficili, connessi a rapporti non proprio idilliaci con la gente del posto. Siena ha tutti gli elementi per fare da sfondo a un giallo storico: è conosciuta in tutto il mondo per le sue opere d’arte e per la tradizione plurisecolare del Palio; è sede del quarto ateneo più antico d’Italia (1240); alcune famiglie originarie della città, come i Bandinelli, i Borghese e i Chigi, hanno fatto la storia, dando alla Chiesa di Roma tre famosi pontefici (Alessandro III, Paolo V e Alessandro VII), altri due papi, Pio II e Pio III, erano originari della provincia senese; la città è inoltre sede della più antica banca del mondo ancora in attività. Storia, tradizione, economia e università hanno fatto da volano per lo sviluppo e il benessere della città: fino a pochi anni fa Siena vantava compagini nelle massime serie di calcio e di basket proprio grazie ai contributi elargiti dalla Fondazione che aveva il controllo del Monte dei Paschi. Ma cosa succede quando il meccanismo s’inceppa? Quali sono le ricadute se l’appeal dell’università non è più quello di una volta, o una grande banca (il Credito Chigiano) attraversa un periodo di crisi perché non ha saputo aprirsi all’innovazione? Gli effetti sull’economia di una piccola città di provincia sono enormi: qualcuno cerca di correre ai ripari, optando per scelte non del tutto ortodosse, qualcun altro cerca di affondare la lama.
2-Detto di Siena, la cosa che più si nota rispetto ai precedenti romanzi è un allargamento dell’orizzonte geografico, Malta, Beirut…Sei molto preciso nei dettagli topografici. Per esperienza diretta?
Il privilegio del bianco è il mio terzo romanzo, nei precedenti ho descritto località in cui ho vissuto o soggiornato per lavoro: Treviso, Modena e il Casentino in Chiave di volta; Milano, Torino e Civitavecchia in Sindrome assassina; questa volta porto a spasso i lettori a Siena, Malta, Londra, Boston e Beirut oltre a brevi passaggi in altre città europee teatro di omicidi rituali. Sono tutte città da me visitate ad eccezione di Beirut, che ho imparato a conoscere grazie ai ricordi e all’esperienza vissuta durante la guerra civile degli anni 70 da Zeina Naccache, una donna libanese che vive a Civitavecchia. Quando viaggio cerco di cogliere gli aspetti particolari dei luoghi che visito. A Malta, in particolare, è nata l’idea del romanzo: durante una visita al palazzo dell’Inquisitore di Birgu venni a sapere che, nel 17° secolo, l’incarico fu attribuito a un alto prelato proveniente da Siena, che in futuro sarebbe diventato papa, la sera stessa, tra i ristoranti annessi all’albergo dove alloggio, scoprii il Palio’s, ispirato alla storia delle Contrade senesi. Un messaggio di questa portata non poteva restare inascoltato.
3-L’informatico trevigiano che era l’investigatore principale negli altri romanzi ha qui un ruolo sostanzialmente marginale. È il consueto vizio degli scrittori di gialli che prima o poi sentono il bisogno di uccidere, in senso letterario, il detective protagonista? La sindrome di Conan Doyle, per capirci.
Nei tre romanzi incontriamo sempre due personaggi: un vescovo, Carlo Bellinzago, e un informatico, Stefano Zarri. Le vicende, tra i due, passano dalla conflittualità in Chiave di volta alla collaborazione in Sindrome assassina, con Stefano sempre in primo piano. Nel Privilegio del bianco è il vescovo, con il suo vissuto, il personaggio principale. Posso dire che l’informatico questa volta ha un ruolo secondario, nonostante contribuisca a dirimere la matassa, proprio perché è Bellinzago a essere sfidato personalmente nella soluzione del caso. Il vescovo, infatti, oltre a essere a capo della diocesi della Sabina, presiede un’Organizzazione – già coinvolta nei due gialli precedenti – che risale al 1300 e che si dedica allo studio e alla tutela di reliquie.
4-Per studi e per professione, sei un esperto di questioni bancarie. In questo caso, in alcune pagine, usi una terminologia decisamente tecnica. Non temi di mettere un po’ in difficoltà il lettore?
Qualcuno lo ha definito un financial thriller, in quanto in una parte della trama viene deciso di investire un capitale ingente in un business legato alla negoziazione di criptovalute. Si tratta di un dialogo tra l’amministratore delegato del Credito Chigiano e il direttore della controllata londinese del gruppo bancario senese. Per quanto il colloquio avvenga tra due manager esperti, e quindi non può prescindere da tecnicismi, ho fatto in modo che il banchiere di Siena, meno esperto di criptovalute, si faccia spiegare dal collega di Londra, con una terminologia più semplice, l’affare in cui stanno decidendo di entrare. Il lettore curioso può approfondire l’argomento avvalendosi delle numerose opportunità offerte dalla ormai familiare intelligenza artificiale.
5-Naturalmente un giallista sfida sempre il lettore, ma sugli aspetti puramente investigativi. Tuttavia, come è nel tuo stile, anche stavolta compaiono corrispondenze numeriche sorprendenti e enigmi da sciogliere. Ti diverte molto questo gioco?
In questo romanzo la soluzione del giallo passa attraverso la matematica, l’arte, l’astronomia, qualche enigma e alcune coincidenze verificatesi nel corso del tempo. Mi diverte osservare fatti e oggetti da diversi punti di vista e cercare connessioni con altre discipline. Provo a fare un esempio evitando di anticipare i contenuti del romanzo (odio il termine spoilerare). Una volta, per caso, mi capitò di osservare una foto di Piazza Monte Citorio dall’alto, dopo il restyling.

Io ci vidi subito la raffigurazione di una Menorah, il candelabro della tradizione ebraica, anche se questa ipotesi viene smentita dai più. Poco dietro si erge un obelisco egizio, più avanti una delle Camere del potere legislativo. Ecco, ci sono già gli elementi per costruire un romanzo. Giocare con gli enigmi mi piace molto e nei miei romanzi cerco, per quanto possibile, di farli risolvere ai protagonisti, oltre che ai lettori, naturalmente.
6-Un’ultima domanda. Stiamo parlando di un’opera di fantasia, però tu ricostruisci scrupolosamente la biografia di alcuni personaggi storici minori. Ti spinge più il puro desiderio di ricerca o il bisogno di dare solide basi reali ad alcune soluzioni narrative?
L’esigenza è la stessa e di fatto risponde a tutte e due le domande: preferisco partire da eventi storici realmente accaduti o da vicende effettivamente vissute da personaggi del passato per costruirci sopra una storia che, per quanto romanzata, possa essere verosimile. Allo stesso tempo, avverto un’attrazione verso alcuni personaggi del passato che mi spinge a indagare il perché di certe azioni o a quali ulteriori conseguenze quell’azione avrebbe potuto portare… il resto è fantasia: articolata, coerente, ma pur sempre fantasia.
ETTORE FALZETTI

Caro Bruno, la tua vena di scrittore di enigmi contaminati da approfondite e minuziose dosi di esoterismo fa di certo invidia. A fronte del disincanto del reale dominato dal calcolo la philosophia perennis offre via di fuga. Il problema, tuttavia, è quello di saper maneggiare con stile e capacità questo vetusto arsenale evitando di trasformarlo in mera attrazione divulgativa. E’ necessaria una solida cultura per evitare questa deriva. Il Templarismo del tuo primo lavoro ne è stata una chiara testimonianza. I Commilitones Christi attraggono gli appetiti voraci ma necessita , per chi offre la loro storia, saper cogliere il loro spirito, il loro fiore della vita.
Infine, una eccelsa constatazione: si dimostra, dunque, che “anche i bancari hanno un anima”!!
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