SARACENI ET CONSORTES.

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Tahart  (odierna Tunisia) primi mesi dell’813 d.c.

Rūmiya (Roma) è una città governata da un re che si chiama Papa che dimora in un luogo chiamato Sa̅m Pārū (San Pietro). In mezzo alla città c’è una grande chiesa lunga due farsah con molte porte ed una torre che si leva in aria per 100 cubiti. Dentro c’è molto oro e la città è piena di donne e ragazzi. Gli abitanti si radono interamente la barba non lasciando pelo alcuno. Chiunque non si rada , dicono, non è buono cristiano.

Per arrivare dai Rūm (Romani) si può approdare in un porto vicino e fare ghaziya (razzia). Il nome del porto ha pronuncia difficile. Possiamo chiamarlo Bilād ar Rūm (porto di Roma). Ma per avere il suo vero nome dobbiamo tradurre il suono Rūm in suono arabo:  Šant’ Anjalah oppure Qantum Šallah (Centumcellae, Kentumcellae). E’ una antica città sul mare che ha a nord la città di Mūntu Altū (Montalto), poi la città di Qūrnate (Corneto) con piccolo approdo. A sholoq (sud-est) troviamo un promontorio chiamato Qāvu Ūlūnare (Capolinaro).

 Il porto è eccellente per passare l’inverno in attesa di assalire Rūmiya. Esiste anche un porto interno, una dār aṣ- ṣinā’a (darsena). Esiste all’inizio un alto birghus (torre) chiamato Marsoq (Marzocco) che funziona come faro e vardiya (torre di guardia). Vi sono degli osservatori che possono segnalare con il fumo e di notte col fuoco. Bisogna fare attenzione alle secche all’interno ed alle correnti. Ad una estremità esiste un tagh (monticello) chiamato Padegoz. Dopo essere entrati tutte le navi fissano i palamar (corda di ormeggio) agli edifici del porto e gettano l’ancora in un fondo che misura cinque braccia.

                            Lā Ilāha illā Allāh.

 

 

Centumcellae estate 813 d.c.

In nomine  domini dei salvatoris  nostri ihesu christi.

In quillo tempore vidimus cum oculis nostris la grande ruina de la civitate nostra. Quando lo sole levava sopra lo mare apparverunt multas naves de li Saracini crudelissimi che se appellano Agareni.            

Li  Saracini erant copiosi sicut locustae et cum clamore magno et ferocitate diabolica intraverunt in porto. Non habuimus defensione et lo timore occupavit li corda de homine. Currebant per le vie necando li seniores et li parvuli. Li infedeli spoliaverunt la ecclesia, tulerunt lo oro et lo argento.

Mulieres per vim oppresserunt et pudicitiam earum violaverunt.

Multi de li nostri fratres et sores fuerunt ligati cum catene pro essere venduti sicut bestie in terra agarena.

Centumcellae olim bella facta est deserta et horrida.

                       Miserere nostri Domine quia peccavimus.Ego,Paulus civis centumcellensis, vidi et rogavi.

 

Roma , papa Adriano I a Carlo Magno

Domino execellentissimo filio nostroque spiritali compatri, carolo regi francorum Hadrianus papa.

In quel tempo accadde che giunsero a Roma parecchi mercanti Veneziani i quali, organizzando delle fiere, si misero a comprare una grande quantità di schiavi sia uomini che donne che intendevano portare in Africa presso i pagani Mori. I Greci (i Bizantini), poi, per loro indole sono simili alle bestie. Di nome sono cristiani ma per il loro comportamento sono peggiori degli Agareni (Saraceni): rapiscono difatti moltissimi fedeli e ne vendono parte ai Saraceni; con altri riempiono come mercanzia le spiagge più diverse; altri ancora li riservano per sé come servi e come serve. Ci sono, infine, mercanti Ebrei che parlano arabo e che si muovono da Occidente ad Oriente portando eunuchi, schiavi da riscattare, schiave da Harem oltre a tante altre merci,broccati, pellicce, colla, zibellino, spade. Circa i nostri sacerdoti contro i quali hanno osato avanzare sospetti davanti a voi in modo falso dichiariamo che, grazie a Dio, non esiste alcuna doppiezza. Sono maldicenze inaudite che accusano di crimini di collusione con i mercanti di schiavi……

                                    Incolomen excellentiam vestram gratia superna custodiat.

 

 

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L’assalto a Centumcellae dell’813, qui descritto quale mero esercizio di verosimiglianza, fu evento reale devastante. Possiamo solo immaginare la gente sgozzata al momento del risveglio mattutino, le urla, la ferocia , gli stupri. Possiamo immaginare le adolescenti tratte via con violenza ed imbarcate per essere destinate agli Harem. Possiamo facilmente immaginare la straziante scena dell’ultimo sguardo disperato della fanciulla, afferrata da mani rapaci, verso il suo giovane promesso incatenato ed ammassato con altri per finire schiavo in chissà quale città araba. La razzia ha infestato i nostri litorali per secoli. La nostra città divenne sede per decenni degli Agareni.

Ma ciò che deve destare rancore è il fatto che la razzia non era solo un commercio saraceno. Greci (Bizantini dell’area napoletana e bizantini  greci), Veneziani ed Ebrei erano un punto fondamentale di questo traffico disumano (dato vero e non verosimile). Il dolore antico di Gibitabekkah o Sivīte Vāke (come sarà poi indicata Civitavecchia nei portolani ottomani) va distribuito “con equanimità “ fra Mori e Consortes di pura “fede cristiana”! Da notare, infine, il possibile intervento di qualche prelato in questo tremendo commercio ( la exusatio non petita di papa Adriano è evidente!). Da precisare che la lettera di Adriano è in realtà una commistione di varie lettere di papi e alti prelati dal 750 al 900.

La storia tramandata non sempre è il luogo della verità. Pregiudizi, sporchi interessi economici nascosti, fantasticherie, ignoranza delle fonti,sono spesso alla base dei fatti raccontati. Così ieri, così oggi nella nostre guerre sparse per il mondo. Questa la “morale dell’articolo”.

Essenziale sull’argomento qui trattato è il lavoro dell’amico Giovanni Insolera espresso in un suo prezioso e “rigoroso” articolo pubblicato in G.Carretto, Falce di luna, 2004.

Naturalmente il ben noto lavoro di Francesco Correnti, Come lo Papa Uole,1985 rimane sempre un punto fondamentale per comprendere la nostra città nel suo evolversi storico.

I documenti storici sono pubblicati in  Nicola Carriello, I Saraceni nel Lazio, 2001.

CARLO ALBERTO FALZETTI