Marco Salomone esordisce come romanziere. “Non chiedetemi il titolo” un cozy-crime per… quattro amici al bar.
a cura di ERNESTO BERRETTI ♦
Non dirò altro sul riferimento ai “quattro amici al bar”: chi non perderà l’occasione di leggere il libro, capirà. Ma andiamo gradualmente…
Marco Salomone, da oltre dieci anni, è il presidente dell’Associazione Culturale Book Faces che ha presentato scrittori di ogni genere e di altissimo livello, e che ha organizzato corsi di scrittura creativa e full immersion nel territorio.
Nel frattempo, ha pubblicato racconti, con alcuni dei quali ha vinto premi: varie antologie includono sue
narrazioni che emozionano e fanno riflettere. Dopo anni di esperienza e di contatti con penne di caratura anche internazionale e di frequenza e organizzazione di corsi di scrittura creativa, la voglia di esplorare la via del romanzo si è fatta spazio e ha trovato sfogo. Così, questo libro è il suo esordio nel burrascoso “oceano romanzo”.
Marco Salomone ha preso spunto dall’aberrante realtà della violenza sulle donne e ha indagato i margini, in modo inusuale, costruendo un uomo da erigere a difensore del genere (in rappresentanza della maggioranza degli uomini, che non accettano di essere omologati a vigliacchi e malati di violenza): Rob, un uomo segnato da errori e ingiustizie e terribilmente smemorato, è legato al suo essere adolescente, tanto che ancora parla con Erik Draven (Il Corvo cinematografico, per intenderci) e a lui si ispira nella quotidianità.
Ma, naturalmente, un uomo è poco per opporsi a un atto immondo com’è la violenza sulle donne, sicchè, per alleggerire i toni e rendere la storia fruibile da chiunque, l’autore individua un pub dove organizzare un piano, e avvicina allo sbadatissimo protagonista alcuni personaggi “particolari”: Bert, Cristiano e… No, non dirò altro per non togliere il gusto della lettura. Posso dire che i personaggi che con lui formeranno questa improbabile squadra se la vedranno con gli antagonisti e, in più occasioni, saranno messi duramente alla prova.
Questo è un cozy-crime che, per quanto la storia si sviluppi tra atmosfere urbane cupe, come i migliori cozy-crime si serve di dialoghi brillanti – a tratti ironici e sarcastici – e di un tono leggero, a tratti scanzonato e guascone, per minimizzare situazioni al limite. In tutto ciò, non si distoglie l’attenzione verso le fragilità umane che vengono messe alla prova continuamente. Rob e i suoi eccentrici amici diventano, con le loro
debolezze, una vera “squadra speciale” che farà di tutto per rendere, in parte, giustizia a Susy, per la violenza subita.
L’ambientazione è una cittadina di provincia, come potrebbe essere Civitavecchia – e della quale si riconoscono alcuni scorci –, ma non è necessario precisare. E, infatti, l’autore non lo fa.
Personalmente ho letto il libro in due pomeriggi. Al termine, mi sono guardato intorno, ho preso il telefonino e cercato in rubrica: Rob, Bert, Cristiano e … Niente, nessuno di loro è tra le mie amicizie. Peccato! Spero possano tornare con una nuova storia, per pareggiare i conti con chi, con soprusi e ingiustizie, rovina la nostra società.
Intanto, resteranno vicini a me, su quello scaffale, insieme a centinaia di altri personaggi.
ERNESTO BERRETTI
