“VERITÀ” IN CORPO DODICI. Bufale e leggende a Honey Grove.

di GIORGIO LEONARDI ♦

Honey Grove, è un piccolo paese nello stato americano del Texas, e ha un nome innocuo che in inglese significa “boschetto di miele”. E infatti è un posto tranquillo e ameno, che deve la sua denominazione al celebre avventuriero David Crockett, che qui si accampò nel 1836 riferendo dell’abbondanza di alberi carichi del prezioso nettare di api.

David vi era giunto attraverso un lungo e faticoso viaggio in battello, a cavallo e a piedi. Aveva superato una serie di ostacoli naturali che si erano frapposti tra lui e il suo desiderio di unirsi alla milizia di stanza a San Antonio che combatteva per l’indipendenza del Texas contro le mire egemoniche del Messico. E Honey Grove fu uno degli ultimi posti che Crockett vide perché, raggiunta la guarnigione texana, morirà di lì a qualche giorno nel leggendario assedio di Alamo, il fortino difeso strenuamente da un manipolo di meno di duecento uomini (tra cui lo stesso Crockett) contro i cannoni messicani del generale Antonio López de Santa Anna. Duemila soldati contro duecento eroi, dissero le cronache. L’attacco avvenne il 6 marzo 1836, prima del sorgere del sole. Data la disparità di forze in campo, bastò un’ora agli aggressori per radere al suolo il forte con la sparuto distaccamento che lo presidiava. Crockett passò alla storia come un uomo impavido, celebrato dalla mitografia americana. E se oggi parli di Honey Grove con un americano, quest’ultimo ricorderà il passaggio dell’eroe popolare statunitense.

Ma se chiudessimo i libri di storia e aprissimo i quotidiani del 1913 troveremmo scritto ancora il nome di Honey Grove per una faccenda più che bizzarra.

Nei vari articoli diffusi a mezzo stampa in quell’anno si raccontava che un certo Henry Ziegland, venti anni prima, nel 1893 aveva mollato la fidanzata, Maysie Tichnor, senza troppi convenevoli. La ragazza, disperata, si era tolta la vita. Il fratello di lei, per vendicare l’oltraggio e il lutto, si armò di tutto punto e stanò Henry, che se ne stava per fatti suoi in mezzo alla rigogliosa natura di Honey Grove. Tirò fuori la pistola, e sparò. Henry crollò al suolo. L’aggressore, pensando di aver assolto alla sua missione, puntò la canna contro sé stesso e sparò un altro colpo con il quale si uccise all’istante. Però Ziegland non era affatto morto, il colpo l’aveva solo sfiorato e si era semplicemente buttato a terra per lo spavento. Il proiettile si era conficcato nel tronco di un grosso albero. Quindi per venti anni l’episodio sarebbe stato per Ziegland solo uno spiacevole ricordo. Ma nel 1913, raccontano appunto le cronache dei giornali, quest’ultimo in compagnia del figlio si trovò a far legna in quello stesso posto a Honey Grove. Adocchiò un grande albero. I colpi d’ascia, però, scalfivano appena il coriaceo tronco secolare. L’uomo ebbe allora l’idea di praticare dei fori sulla corteccia per collocarvi delle piccole cariche esplosive. Non sapeva che quello era proprio l’albero in cui si era conficcato il proiettile di vent’anni prima. Diede fuoco alle micce e si allontanò, insieme a suo figlio, di circa quindici metri. Uno scoppio secco e il tronco andò meravigliosamente in pezzi, ma una delle cariche era stata casualmente collocata nei pressi del foro con il vecchio proiettile. La pallottola schizzò via dal tronco, fendendo l’aria e centrando in pieno volto Henry Ziegland, che stavolta morì sul colpo. Quando si dice il destino.

Fatalità davvero curiosa… se questa suggestiva storia fosse realmente accaduta.

Sì, perché in realtà dell’intera vicenda e dei suoi protagonisti non è mai stata rinvenuta alcuna traccia negli archivi storici locali. E tuttavia, avendo trovato ampia eco su molti organi di comunicazione, la faccenda venne acquisita per molti anni come autentica. È il potere della stampa che rende vere le notizie false.

Oggi, con vezzo anglosassone, le chiamiamo “fake news”. Dovremmo prendere davvero sul serio le parole del meschino e modesto scribacchino Étienne Lousteau, il personaggio della “Comédie humaine” di Balzac che, ne “Le illusioni perdute”, dice che i giornali «spacciano per vero tutto ciò che è probabile». A ben vedere, comunque, anche l’improbabile. Non ha torto Jorge Luis Borges quando, in un capitolo delle sue “Altre inquisizioni”, sostiene che normalmente le persone «pensano che un fatto sia accaduto perché è stampato in grandi lettere nere; confondendo la verità col ‘corpo dodici’…».

Ma non finisce qui, torniamo dove siamo partiti: David Crockett a Fort Alamo.

Si può forse allestire la trama di un libro o di una pellicola cinematografica senza metterci almeno un po’ di innocuo romanticismo?

La sedimentazione del mito americano racconta la morte eroica del buon Davy sotto le cannonate messicane. I resoconti di parte messicana però dicono altro. Secondo le memorie del colonnello José Enrique de la Peña, che partecipò all’assedio di quel 6 marzo (e che furono tradotte in inglese solo nel 1975), Crockett, lungi dall’essere eroico, sarebbe stato invece uno dei primi ad arrendersi, morendo fuori le mura del forte nel tentativo di salvarsi la pelle. Altre fonti e testimonianze, anche di parte americana, ora prendono apertamente in considerazione questa scomoda ipotesi. Ma, del resto, così come alla stampa occorre qualche bufala sensazionale spacciata qua e là per autentica, alle nazioni servono leggende, vere o false che siano.

In tutto questo, comunque, Honey Grove è ancora lì, con i suoi appena millesettecento abitanti: «la città più dolce del Texas» (così la chiamano) non è una delle tante “fake news”. Le sue api producono ancora miele, e sta lì a dimostrare che le invenzioni create dagli uomini possono anche scolorire. I luoghi però restano.

GIORGIO LEONARDI