“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – SPORT E PACE.

di STEFANO CERVARELLI ♦

Quante volte l’abbiamo detto e ripetuto, ma in questa palestra quanta gente vi è entrata e quanta è rimasta sulla porta ad osservare?

Lo sport insegna a mantenere la propria persona “dritta” ma nello stesso tempo insegna a coltivare l’umiltà, una qualità che, insieme ad altri valori, il mondo sembra aver dimenticato fino a perderne consapevolezza ed importanza.

Lo sport, nonostante i desolanti episodi che periodicamente emergono alla ribalta della cronaca (leggi la squalifica dell’atleta ucraino da parte dei CIO) riesce a mantenere sempre una forte dose di moralità perché ha un grande potere nel cambiamento sociale, nello sviluppo della comunità, nella promozione della pace e nella difesa difesa dei diritti civili ed umani.

Tra le cose che insegna, c’è anche la forza di una sana energia dell’agonismo che non scade mai nella mancanza di rispetto, mai nel non riconoscimento del valore dell’altro.

Qualità, queste, dell’universo sportivo che emergono chiare, si può dire, da moltissimo tempo, anche se per esprimersi devono passare attraverso momenti di degrado dell’essere umano come tale, in conseguenza di scelte politiche.

Ricordo a tal proposito le squalifiche inferte a campioni, più o meno affermati, per le loro manifestazioni di protesta a difesa dei diritti civili, umani e a favore della pace.

Ricordo le olimpiadi di Berlino; ricordo gli atteggiamenti razzisti; ricordo i boicottaggi ai giochi di Los Angeles e di Mosca e altre assenze avvenute per protesta o solidarietà; ricordo l’esclusione degli atleti russi da più competizioni; situazioni, vicende che però non hanno mai intaccato, nel profondo, i valori portanti dello sport.

Quello che invece non era molto prevedibile è quanto lo sport intrecciasse il suo cammino con quello della cultura, anche se a questo riguardo non mancano esempi di racconti, scritti, e anche poesie.

Molti scrittori e giornalisti di indubbia fama si sono cimentati con la letteratura di stampo sportivo, regalandoci pagine di vera bellezza letteraria.

Non si può fare a meno di ricordare i famosi “quattro Gianni”: Gianni Brera, Gianni Mura, Gianni Clerici, Gianni Minà, ma anche scrittori del calibro di Buzzati, Montanelli, Pasolini, non hanno disdegnato di scrivere di sport.

Nello sport un racconto non si costruisce soltanto intorno alla vita e alle vicende dei campioni più o meno noti ma lascia spazio anche a vicende collaterali; la bellezza del racconto sportivo consiste nella capacità di coinvolgere chiunque, indipendentemente dal rapporto personale che si ha con lo sport.

Senza dimenticare inoltre che i racconti di sport sono racconti di storie vere di personaggi, squadre, fatti.

Quindi, a maggior ragione, si può affermare che sport e cultura, ancor più oggi, camminano insieme; entrambe concorrono a far emergere la parte migliore di noi e non credo di esagerare dicendo che mai come adesso la cultura si fa anche, e molto, attraverso lo sport.

Attività, questa, che allena l’espressione massima della disciplina il che significa anche allenarsi a pensare, a stare insieme, a cercare soluzioni e strade nuove per il futuro.

Dalla pratica sportiva arriva anche un valido contributo ad allenarsi alla solidarietà, all’umiltà, alla fratellanza, al rispetto; laddove queste doti mancano non si può parlare di sport.

Ed è proprio nella prospettiva del raggiungimento delle doti sopra dette, che lo sport può essere definito il miglior veicolo per diffondere una cultura di pace.

L’attività agonistica, come ben si sa, è seguita, sopratutto nelle sue manifestazioni più importanti, da milioni di persone, a dimostrazione di un legame solido tra sport e società.

Infatti, pur tralasciando, sebbene molto bello, l’effetto coreografico, la cerimonia di apertura dell’olimpiade invernale Milano-Cortina ha avuto un momento di forte emozione proprio quando, trovandosi sotto gli occhi del mondo, lo sport si è fatto portatore di un toccante messaggio di pace.

E’ stato quando il rap Ghali, accompagnato dal ritmare di ballerini, ha letto la poesia Promemoria di Gianni Rodari.

Questi versi declamati con l’accompagnamento di una danza sul ghiaccio, sono culminati nella parte finale, con una grande colomba formata da corpi umani.

Era il messaggio che lo sport affidava all’etere: PACE

 

PROMEMORIA( Gianni Rodari)

Ci sono cose da fare

ogni giorno: lavarsi,

studiare, giocare

preparare la tavola,

a mezzogiorno

Ci sono cose da fare di notte: chiudere

gli occhi, dormire,

avere sogni

da sognare, orecchie

per non sentire.

Ci sono cose da non

fare mai, né di giorno

ne di notte, né per mare

né in terra:

per esempio,

la GUERRA.

STEFANO CERVARELLI