Il prigioniero

di ANDREA BARBARANELLI ♦

In piedi sullo scoglio, scruta il mare deserto. È il momento della sua fantasticheria quotidiana: una nave spunta da dietro l’orizzonte, si ferma al largo, oltre la fascia verde della secca, ammaina la scialuppa.
Sì, vengono a cercare proprio lui. Il timoniere, a poppa, lo saluta agitando la mano.
In questo stesso istante, dall’altro lato del mare, sulla terra di fronte, invisibile per la curvatura della terra, un prigioniero cristiano scorge una nave all’orizzonte: una scialuppa viene ammainata al largo, i marinai fanno forza sui remi, una mano si alza a salutare.
L’unico problema è sapere se ciò che vede è il miraggio prodotto dalla nave alla fonda di fronte alla costa della sua terra ultramarina o se è invece il cristiano che, in questo momento, sta vedendo il miraggio proiettato dalla nave che viene a liberare lui, il saraceno incatenato a questo scoglio.

ANDREA BARBARANELLI