“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – VINCERE IN DUE
di STEFANO CERVARELLI ♦
Altra storia da libro “Cuore” dello sport.
Una storia che vede il suo inizio in un giorno dello scorso settembre per concludersi (temporaneamente com’è nelle speranze di tutti gli sportivi italiani) sabato 24 gennaio sulle nevi di una montagna austriaca.
E’ la storia di due due amici, entrambi facenti parte della nazionale italiana di sci alpino, due amici che oltre a condividere la stessa stanza condividevano lo stesso sogno ed è una una storia nella quale interviene anche…un angelo custode e dove i sentimenti s’intrecciano con i muscoli.
Inizio da quel 24 gennaio quando un sogno si concretizza.
Siamo nel tempio dello sci alpino, in Austria sulla Streif la mitica pista austriaca ,oggi teatro della coppa del mondo: in programma la prova di discesa libera vale a dire la prova più spettacolare dove gli sciatori superano i cento km orari con punte che arrivano anche a 150 km orari.
Qui tra nuvole e nebbia dove il sole non si vede quasi mai chi vince si aggiudica il diritto di entrare nella storia di questo sport perché una vittoria su questa neve è inferiore solo alla vittoria olimpica.
L’Italia è presente con quattro discesisti, tutti ottimi atleti e bravi in questa specialità ma le speranze di vittoria…beh! Sono racchiuse proprio nella stessa parola: speranza.
Ed invece…
Qui, sotto un cielo plumbeo si apre improvvisamente, uno squarcio d’azzurro e non, come vedremo dopo, solo sulla pista.
Uno dei due amici di cui parlavo all’inizio,vale a dire Giovanni Franzoni 24 anni, da Brescia, è protagonista di una discesa impeccabile.
Disegna le curve con linee perfette e la giusta angolazione, si lancia sui rettilinei senza paura e senza sbandamenti, i suoi sci sembrano posti su binari aggiudicandosi, tra la sorpresa di tutti, la prova più importante ed impegnativa del Circuito della Coppa del mondo, lasciando dietro di sé, secondo per sette centesimi, il sovrano dello sci, vale a dire Marco Odermatt, i due una volta sul podio, si sono abbracciati con affetto.
Giovanni Franzoni è il quarto italiano dopo Ghedina, Fille e Paris a vincere su questa leggendaria pista facendo così risuonare l’inno di Mameli davanti a 60.000 spettatori, tanti sono quelli saliti fin lassù dove lo sci incontra il jet-set.
Chi è arrivato in elicottero da Davos, chi ha lasciato le riprese di un film e chi ha smesso, per un’ora, di postare foto pur di godersi una gara dal sapore mitico.
La giornata trionfale dell’Italia è completata dagli altri azzurri in gara, Schieder, Paris e Casse, che si piazzano tra i primi undici arrivati.
Per trionfare a Kitbuhel sulla pista mitica dello Streif, occorrono coraggio, grinta, sangue freddo; come detto è impresa dal grandissimo valore sportivo, un valore, ripeto, inferiore solo all’alloro olimpico.
Franzoni, all’inizio della carriera, sembrava destinato a diventare un super gigantista (specialità di slalom) ma in seguito si è scoperto essere uno dei migliori, se non proprio il migliore, discesista del circo bianco e di questo ne è prova il fatto che nelle ultime due precedenti prove aveva ottenuto ottimi risultati: un terzo posto e miglior tempo nelle due prove cronometrate, mentre nel 2022 si era aggiudicato la Coppa d’Europa.
Giovanni ha calzato i primi sci che aveva solo tre anni a Ponte di Legno, poi le prime gare con Agonistica Campiglio. Per seguire il sogno di diventare professionista ha lasciato la casa, la famiglia, gli affetti, andando a vivere ad Agordo, insieme con il fratello gemello Alessandro, del quale la mamma dice che da piccolo era più bravo del fratello gemello. Ad Agordo Giovanni studia allo Ski College Veneto allenandosi sulle piste di Falcade, poi sono arrivate le convocazioni in Nazionale: prima quella in C, successivamente quella in B ed infine il desiderato salto nella Nazionale A. Tra la prima convocazione e l’arrivo nella selezione maggiore Giovanni aveva avuto modo di vincere cinque medaglie ai mondiali juniores, di cui tre d’oro.
La sua versatilità portava a dire che sarebbe stato il polivalente della nazionale e che avrebbe fatto sicuramente “divertire” intendendo con questo che avrebbe raggiunto ottimi risultati ed infatti, nel corso di questa stagione, l’azzurro ha conquistato un successo anche nel super gigante.
Qualche anno fa una brutta caduta e le successive complicazioni hanno ritardato la sua esplosione.
Giovanni Franzoni, classe 2001, è un ragazzo in linea con la sua generazione, oltre lo sci la sua passione e il Surf che pratica intensamente durante l’estate, ascolta musica in cuffiette, dal rap al rock, dal blues alla musica leggera.
Ha obiettivi chiari e testa per raggiungerli. “La mente – dice – fa tanta differenza per un ragazzo come me che molte volte si scopre insicuro. Crederci è fondamentale, prima in gara facevo fatica a sciogliermi, ora so che valgo e posso aumentare la mia confidenza con gli sci”.
Per dare un’idea dell’imprevidibilità della sua vittoria Giovanni, prima della gara, aveva già fatto la valigia per il ritorno, ha dovuto disfarla per presentarsi nella maniera più impeccabile possibile, al party serale dedicato al vincitore, e non avendo niente per l’occasione è dovuto andare in fretta a comprarsi camicie e vestito.
Giunti a questo punto direte: “Avevi detto che era una storia di muscoli e sentimenti, ma fino a questo momento hai parlato solo di muscoli!”.
Giusto, allora eccoci arrivati al momento, diciamo così, toccante, emozionante della storia.
Eh sì, perché per vincere, per domare la Streif occorrono doti particolari ma anche, come dice Giovanni, aspettarsi un “aiutino” dal tuo angelo custode; ecco allora il momento dove lo squarcio d’azzurro, apparso prima sulla pista, si apre anche nel cielo per far scendere un raggio di luce ad illuminare e guidare la discesa di Giovanni Franzoni. Su quel raggio Giovanni trova il suo angelo custode: Matteo Franzoso.
Ricordate quando ho parlato di due amici, entrambi componenti la nazionale di sci alpino, che condividevano la stessa stanza?
I due, oltre che condividere la stanza ed essere amici inseparabili, condividevano lo stesso sogno: trionfare sulla mitica pista dello Sheif, conquistare la vittoria sul pendio più iconico degli sport invernali.
Se di Giovanni abbiamo celebrato il trionfo, di Matteo, purtroppo, non possiamo che rinverdire il ricordo.
Nello scorso mese di settembre, il giorno 15, a Santiago del Cile durante gli allenamenti della nazionale in preparazione della stagione olimpica, in seguito a una tragica caduta Matteo riportava un trauma cranico purtroppo fatale perché provocava un edema cerebrale. Aveva solo 26 anni.
Giovanni, appena tagliato il traguardo, e sicuro della vittoria, alzava gli sci e gli occhi pieni di lacrime verso il cielo, certo che Matteo era stato lì sulla pista, sul raggio di luce ,a guidarlo.
Tra le lacrime Giovanni mormora: “Alla partenza avevo in mente solo lui, sentivo che mi avrebbe aiutato, gli dedico la vittoria!”.
Giovanni e Matteo, nomi evangelici, due amici che puntavano allo stesso traguardo,separati dal destino si sono ritrovati proprio nella vittoria tanto attesa: uno l’ha raggiunta, l’altro l’ha aiutato, più
amici di così…
STEFANO CERVARELLI
