I BRICS e l’ordine globale: natura giuridica, peso economico e capacità attrattiva
Dalla cooperazione informale tra economie emergenti a piattaforma sistemica del Global South
di PAOLO POLETTI ♦
- Introduzione e natura giuridica dei BRICS
I BRICS sono un gruppo di Stati composto, nella sua configurazione originaria, da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’acronimo nasce all’inizio degli anni Duemila come categoria descrittiva elaborata in ambito finanziario per individuare alcune grandi economie emergenti, caratterizzate da una combinazione di crescita sostenuta, rilevanza demografica e potenziale capacità di incidere sugli equilibri dell’economia globale. Nel tempo, tuttavia, tale etichetta analitica si è progressivamente trasformata in una piattaforma politica di cooperazione interstatale, dotata di una propria continuità istituzionale, di un’agenda condivisa e di ambizioni che travalicano la dimensione economica in senso stretto.
Nel secondo decennio del XXI secolo, i BRICS hanno acquisito una visibilità crescente nel dibattito internazionale, non solo per il loro peso economico aggregato, ma soprattutto per il ruolo simbolico e politico che essi rivendicano all’interno di un ordine globale percepito come sempre meno rappresentativo degli interessi delle economie emergenti e del cosiddetto Global South. Il gruppo viene frequentemente evocato come uno dei possibili vettori di un sistema internazionale multipolare, in grado di controbilanciare l’influenza degli Stati Uniti e delle istituzioni occidentali tradizionali. Questa narrazione, tuttavia, rischia di risultare fuorviante se non è accompagnata da una preliminare chiarificazione della natura giuridica dei BRICS e delle forme attraverso cui essi operano sul piano internazionale.
Dal punto di vista giuridico, i BRICS non costituiscono un’organizzazione internazionale in senso classico. Essi non sono fondati su un trattato istitutivo, non dispongono di una personalità giuridica internazionale formalmente riconosciuta, né presentano un apparato istituzionale permanente dotato di poteri normativi vincolanti per gli Stati membri. Non esiste uno statuto, né un sistema di regole giuridiche cogenti paragonabile a quello che caratterizza organizzazioni come le Nazioni Unite, l’Unione europea o le istituzioni di Bretton Woods.
La cooperazione tra i Paesi BRICS si sviluppa invece attraverso strumenti tipici della soft law: dichiarazioni congiunte dei vertici annuali, comunicati finali, piani d’azione pluriennali e documenti programmatici che fissano obiettivi comuni e linee di indirizzo politico. Tali atti non generano obblighi giuridici immediatamente vincolanti, ma svolgono una funzione rilevante di coordinamento, orientamento e costruzione del consenso tra governi.
Questa scelta di istituzionalizzazione debole non è il risultato di una carenza progettuale, bensì una precisa opzione politica. L’assenza di vincoli giuridici stringenti consente ai BRICS di mantenere un elevato grado di flessibilità e di accomodare interessi nazionali spesso divergenti, evitando al contempo i costi politici e le rigidità tipiche delle organizzazioni internazionali fortemente strutturate. In questo senso, i BRICS possono essere definiti come un meccanismo di cooperazione intergovernativa informale ma stabile, fondato più sulla convergenza di interessi strategici che su un’integrazione normativa profonda.
Nel corso degli anni, tuttavia, questa cooperazione si è progressivamente consolidata. I summit dei capi di Stato e di governo si svolgono con cadenza regolare; esistono numerosi formati di dialogo settoriale (economia, finanza, sviluppo, energia, tecnologia, sicurezza); soprattutto, il gruppo ha dato vita a strumenti operativi comuni, come la Nuova Banca di Sviluppo e il Contingent Reserve Arrangement, che rappresentano un tentativo concreto di tradurre l’intesa politica in capacità di azione collettiva. Pur in assenza di una piena soggettività giuridica internazionale, i BRICS hanno quindi sviluppato una forma di cooperazione strutturata, capace di produrre effetti reali sul piano economico e finanziario.
Questa natura intenzionalmente ibrida, non vincolante resta uno degli elementi strutturali distintivi dei BRICS nel sistema di governance globale. Allo stesso tempo, l’assenza di una base giuridica vincolante limita la capacità del gruppo di agire come soggetto unitario e di assumere posizioni realmente omogenee su temi politicamente sensibili.
Ne deriva una tensione strutturale che costituisce uno degli elementi chiave per comprendere i BRICS: da un lato, l’ambizione di incidere sugli equilibri dell’ordine internazionale; dall’altro, la volontà di preservare la sovranità nazionale e l’autonomia decisionale dei singoli Stati. È proprio questa tensione, tra informalità giuridica e aspirazioni sistemiche, a rendere i BRICS un osservatorio privilegiato delle trasformazioni in atto nel diritto internazionale e nelle forme contemporanee di cooperazione tra Stati.
- Fini e obiettivi dei BRICS
La comprensione delle finalità e degli obiettivi perseguiti dai BRICS richiede un approccio duplice: da una parte, l’esame delle dichiarazioni ufficiali adottate nei vertici annuali dei capi di Stato e dei governi e nei relativi piani di azione; dall’altra, l’interpretazione di tali fini alla luce delle dinamiche globali più ampie, comprendenti la governance internazionale, la cooperazione economica e le relazioni fra Stati sviluppati ed emergenti.
I documenti ufficiali dei summit evidenziano un insieme di obiettivi più o meno esplicitamente ricorrenti, che possono essere ricondotti a tre grandi categorie: l’accelerazione dello sviluppo economico interno e cooperativo, la promozione di un multilateralismo riformato e più inclusivo, e la creazione di strumenti istituzionali capaci di sostenere la propria agenda. Tali obiettivi non sono esenti da tensioni interne, dovute alle differenze politiche ed economiche tra i membri, ma costituiscono la base minima di consenso che ha consentito al gruppo di consolidarsi come piattaforma di cooperazione interstatale attiva.
L’obiettivo prioritario dichiarato dai BRICS, presente in tutte le dichiarazioni finali dei vertici, è l’accelerazione del proprio sviluppo economico e la creazione di condizioni favorevoli per un progresso sostenibile dei Paesi membri e degli Stati in via di sviluppo più in generale. Tale finalità si traduce non solo nella ricerca di crescita economica interna — attraverso investimenti infrastrutturali, innovazione tecnologica e cooperazione commerciale — ma anche nello sviluppo di meccanismi di finanziamento alternativi a quelli tradizionali dominati dalle istituzioni di Bretton Woods. In questa prospettiva si inscrive la creazione della Nuova Banca di Sviluppo (New Development Bank – NDB), concepita per mobilitare risorse finanziarie orientate a progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile nei Paesi membri e, potenzialmente, in altri Stati emergenti e in via di sviluppo.
Parallelamente, i BRICS si impegnano a promuovere la cooperazione finanziaria attraverso strumenti come il Contingent Reserve Arrangement (CRA), il quale è stato concepito come un quadro di sostegno reciproco volto a fronteggiare difficoltà di bilancia dei pagamenti e tensioni di liquidità internazionale, rafforzando così la resilienza macroeconomica dei Paesi membri in situazioni di stress finanziario globale.
Un secondo asse fondamentale degli obiettivi riguardo una riforma dell’architettura di governance globale. Il gruppo si dichiara sostenitore di un ordine internazionale multilaterale più rappresentativo ed equo, che rifletta i mutati pesi economici e demografici mondiali. In tale prospettiva, i BRICS denunciano l’anacronismo di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, le cui regole di voto e meccanismi decisionali risalgono all’immediato dopoguerra e risultano poco aderenti alle attuali dinamiche di potere economico globale. Essi promuovono una revisione delle quote e della governance di tali istituzioni per ampliare la voce dei Paesi emergenti e sviluppare modelli di cooperazione finanziaria più equilibrati.
La spinta riformatrice dei BRICS non si limita ai soli meccanismi finanziari, ma si estende anche ad altri ambiti della governance internazionale. Nei vertici più recenti – come quello di Rio de Janeiro del 2025 – i leader del gruppo hanno ribadito la necessità di affrontare questioni globali quali la salute pubblica, il cambiamento climatico, la regolamentazione delle tecnologie emergenti (quali l’intelligenza artificiale) e la sicurezza globale, invitando in più circostanze le Nazioni Unite a guidare processi di formulazione di regole internazionali che rispecchino valori di inclusività, sostenibilità e rispetto dei diritti umani.
Un terzo obiettivo ricorrente – implicitamente correlato ai precedenti – riguarda la costruzione di un modello di multilateralismo sud-sud che rafforzi la solidarietà tra Paesi in via di sviluppo, riduca la dipendenza dalle istituzioni dominanti del Nord globale e favorisca l’emergere di paradigmi di cooperazione basati sulla parità di voce e sulla condivisione di interessi comuni. Tale orientamento rispecchia non solo ambizioni economiche, ma anche una dimensione politica più ampia, volta a rimodellare l’ordine mondiale in senso multipolare, pur senza un progetto ideologico unitario.
In sintesi, i fini e gli obiettivi dei BRICS possono essere ricondotti, pur nella loro eterogeneità e nelle differenze di priorità tra Stati membri, a un nucleo condiviso che combina lo sviluppo economico sostenibile, la promozione di un multilateralismo riformato e l’istituzionalizzazione di strumenti di cooperazione finanziaria capaci di dare concretezza alle aspirazioni di maggiore autonomia strategica sul piano globale.
- Valenza economica attuale dei BRICS: peso e ruolo nell’economia globale
La rilevanza dei BRICS nel sistema economico globale contemporaneo non può essere compresa attraverso un singolo indicatore. Essa emerge, piuttosto, dalla combinazione di diversi fattori strutturali: il peso demografico, la dimensione economica aggregata, il contributo alla crescita globale e il controllo di risorse strategiche fondamentali. Considerati nel loro insieme, questi elementi spiegano perché i BRICS siano oggi percepiti come uno dei principali poli economici alternativi all’asse euro-atlantico.
Sotto il profilo demografico, i Paesi BRICS rappresentano una quota largamente maggioritaria della popolazione mondiale. Cina e India, da sole, concentrano oltre un terzo degli abitanti del pianeta, mentre Brasile, Russia e Sudafrica aggiungono ulteriori bacini demografici significativi. Questa dimensione non ha solo un valore quantitativo, ma si traduce in un enorme potenziale di mercato interno, in una vasta disponibilità di forza lavoro e in una crescente capacità di attrarre investimenti produttivi. In un contesto globale segnato dall’invecchiamento demografico delle economie avanzate, tale elemento costituisce un vantaggio strutturale di lungo periodo.
Dal punto di vista del prodotto interno lordo aggregato, i BRICS rappresentano oggi una quota sempre più rilevante dell’economia mondiale, soprattutto se misurata a parità di potere d’acquisto. In questa prospettiva, il gruppo ha già superato, nel complesso, il peso economico dei Paesi del G7, segnalando un riequilibrio progressivo ma significativo dei rapporti di forza economici globali. Anche in termini nominali, la tendenza è chiaramente orientata verso una riduzione del divario, trainata in particolare dalla crescita cinese e indiana, ma sostenuta anche dalla resilienza di altre economie del gruppo in contesti internazionali complessi.
Il contributo dei BRICS alla crescita economica globale rappresenta un ulteriore indicatore della loro centralità. Negli ultimi anni, una quota consistente dell’aumento del PIL mondiale è riconducibile proprio alle economie emergenti, con i Paesi BRICS che svolgono un ruolo di primo piano in questo processo. Ciò è particolarmente evidente nelle fasi di rallentamento delle economie avanzate, in cui la domanda interna e gli investimenti dei grandi Paesi emergenti hanno contribuito a stabilizzare l’economia globale. Questo dato rafforza la percezione dei BRICS non solo come beneficiari della crescita, ma come veri e propri motori del sistema economico internazionale.
Accanto agli indicatori macroeconomici, assume rilievo strategico il controllo di risorse naturali e industriali chiave. I BRICS dispongono di una parte significativa delle riserve mondiali di materie prime energetiche, minerarie e agricole. La Russia e il Brasile sono attori centrali nei mercati delle risorse energetiche e alimentari; la Cina domina numerosi segmenti delle catene globali del valore, in particolare nelle manifatture avanzate e nelle tecnologie legate alla transizione energetica; l’India si afferma come polo industriale e tecnologico in rapida ascesa, soprattutto nei servizi avanzati e nel settore digitale. Questa combinazione conferisce al gruppo una capacità di influenza indiretta sui mercati globali che va ben oltre la semplice dimensione del PIL.
Un ulteriore elemento della valenza economica dei BRICS riguarda il loro ruolo nel commercio internazionale. I Paesi del gruppo sono oggi snodi essenziali delle catene di approvvigionamento globali, sia come produttori sia come consumatori. La loro crescente interconnessione economica, unita al rafforzamento dei flussi commerciali sud-sud, contribuisce a ridisegnare la geografia degli scambi internazionali, riducendo progressivamente la centralità esclusiva delle rotte tradizionali tra Nord America ed Europa. In questo contesto, l’attenzione dei BRICS verso l’uso di valute nazionali negli scambi reciproci, pur con risultati ancora limitati, segnala una volontà di ridurre l’esposizione ai rischi sistemici derivanti dalla dipendenza dal dollaro statunitense.
La dimensione finanziaria rappresenta un ulteriore tassello del peso economico del gruppo. La creazione di strumenti comuni come la Nuova Banca di Sviluppo e il Contingent Reserve Arrangement risponde all’esigenza di rafforzare l’autonomia finanziaria dei Paesi membri e di offrire alternative, seppur parziali, ai meccanismi di finanziamento tradizionali. Sebbene tali strumenti non possano ancora competere in termini di scala con il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale, essi assumono un valore simbolico e strategico rilevante, dimostrando la capacità dei BRICS di tradurre il proprio peso economico in iniziative istituzionali concrete.
Nel loro insieme, questi elementi delineano un quadro in cui i BRICS appaiono come un polo economico strutturalmente rilevante, ma al tempo stesso internamente eterogeneo. Le differenze nei modelli di sviluppo, nei livelli di reddito, nelle priorità industriali e nelle traiettorie politiche limitano la possibilità di una piena integrazione economica del gruppo. Tuttavia, proprio questa eterogeneità contribuisce a spiegare la funzione dei BRICS come piattaforma flessibile di coordinamento, più che come blocco economico compatto.
Questa valenza economica attuale costituisce la base su cui si innestano, da un lato, le ambizioni geopolitiche del gruppo e, dall’altro, la sua crescente capacità attrattiva nei confronti di altri Paesi emergenti. Comprendere il peso e il ruolo economico dei BRICS è dunque essenziale per analizzare, nelle sezioni successive, sia la situazione politica, sociale ed economica dei singoli membri, sia le dinamiche di allargamento e consolidamento del gruppo nel contesto globale.
- Situazione politica, sociale ed economica dei singoli membri
La valenza economica aggregata dei BRICS, illustrata nella sezione precedente, è il risultato della combinazione di sistemi politici, assetti sociali e modelli di sviluppo profondamente differenti. Comprendere il peso e il ruolo del gruppo nell’economia globale richiede dunque un’analisi disaggregata dei singoli Paesi membri, capace di mettere in luce sia i fattori di forza sia le fragilità strutturali che incidono sulla coesione e sulle prospettive del gruppo.
Brasile
Il Brasile rappresenta uno dei principali contributori alla dimensione agricola, mineraria ed energetica dei BRICS. Sul piano politico, il Paese si colloca in un contesto democratico formale, ma caratterizzato da una forte polarizzazione interna e da cicliche tensioni istituzionali. Queste dinamiche incidono sulla capacità di pianificazione di lungo periodo, pur senza intaccare in modo decisivo la stabilità macroeconomica complessiva.
Dal punto di vista economico, il Brasile svolge un ruolo centrale nella sicurezza alimentare globale, contribuendo in modo significativo agli aggregati BRICS relativi alle commodities agricole. La sua economia resta tuttavia esposta alla volatilità dei mercati internazionali delle materie prime e a diseguaglianze sociali persistenti, che limitano l’effettiva traduzione del potenziale economico in sviluppo inclusivo. In termini sociali, il Paese presenta una struttura demografica relativamente giovane, che costituisce un vantaggio comparato rispetto alle economie avanzate, ma richiede investimenti continui in istruzione, sanità e infrastrutture.
Russia
La Russia incide in modo determinante sugli aggregati BRICS relativi alle risorse energetiche e minerarie. Il suo contributo al peso economico del gruppo non deriva tanto dalla dimensione demografica, quanto dal controllo di asset strategici fondamentali per l’economia globale. Sul piano politico, il sistema russo è fortemente centralizzato e autoritario, con un ruolo preminente dello Stato nell’indirizzo economico e industriale.
Le sanzioni internazionali e l’isolamento progressivo dai mercati occidentali hanno ridimensionato alcune componenti dell’economia russa, ma al tempo stesso hanno rafforzato l’orientamento verso forme di cooperazione alternative, in cui i BRICS rappresentano uno spazio politico ed economico rilevante. Sul piano sociale, la Russia è caratterizzata da un declino demografico strutturale, che costituisce uno dei principali vincoli di lungo periodo alla crescita economica e alla sostenibilità del suo modello di sviluppo.
India
L’India rappresenta uno degli elementi più dinamici dell’aggregato BRICS e uno dei principali motori della crescita economica globale. Dal punto di vista politico, il Paese mantiene un sistema democratico, seppur segnato da una crescente centralizzazione del potere e da tensioni identitarie che incidono sulla coesione sociale.
Sul piano economico, l’India contribuisce in modo crescente al PIL aggregato dei BRICS, trainata da una demografia favorevole, da un ampio mercato interno e da una forte espansione nei settori dei servizi avanzati, dell’industria manifatturiera e del digitale. Questo dinamismo rende l’India un elemento chiave nella proiezione prospettica del gruppo, soprattutto in un contesto globale segnato dall’invecchiamento delle economie avanzate. Tuttavia, persistono forti diseguaglianze sociali e infrastrutturali che rappresentano un limite strutturale alla piena valorizzazione del suo potenziale.
Cina
La Cina costituisce il perno economico dei BRICS e il principale contributore ai loro aggregati macroeconomici. Il suo peso sul PIL aggregato, sul commercio internazionale e sulle catene globali del valore rende il gruppo difficilmente comprensibile senza un’analisi del ruolo cinese. Sul piano politico, la Cina si caratterizza per un sistema autoritario a partito unico, capace di garantire stabilità decisionale e pianificazione strategica di lungo periodo.
Economicamente, la Cina domina numerosi settori industriali e tecnologici e svolge un ruolo centrale nella transizione energetica globale. Tuttavia, il rallentamento della crescita, le tensioni demografiche e le frizioni commerciali con le economie occidentali pongono interrogativi sulla sostenibilità del suo modello nel medio-lungo periodo. Sul piano sociale, la crescita economica ha ridotto significativamente la povertà, ma ha anche generato nuove diseguaglianze e un crescente controllo statale sugli spazi sociali e digitali.
Sudafrica
Il Sudafrica rappresenta il membro economicamente più piccolo del gruppo, ma riveste un ruolo simbolico e strategico rilevante, in quanto ponte tra i BRICS e il continente africano. Il suo contributo agli aggregati macroeconomici è limitato in termini quantitativi, ma significativo sotto il profilo geopolitico e regionale.
Dal punto di vista politico, il Paese opera in un contesto democratico, ma segnato da instabilità governativa, problemi di governance e diffuse tensioni sociali. L’economia sudafricana soffre di una crescita strutturalmente debole, di elevata disoccupazione e di forti diseguaglianze, che incidono sulla capacità del Paese di beneficiare pienamente dell’appartenenza al gruppo. Ciononostante, il Sudafrica mantiene un ruolo chiave nei settori minerario e finanziario dell’Africa subsahariana.
Considerazioni comparative
Nel loro insieme, i Paesi BRICS presentano un’elevata eterogeneità politica, sociale ed economica. Come già evidenziato, l’eterogeneità dei membri costituisce al tempo stesso la principale risorsa e il principale limite del gruppo. La somma delle capacità nazionali produce un peso sistemico globale, ma le differenze nei modelli di sviluppo, nei regimi politici e nelle priorità strategiche rendono complessa una reale integrazione economica e politica.
Questa tensione tra potenza aggregata e frammentazione interna costituisce la chiave interpretativa per comprendere sia la capacità attrattiva dei BRICS nei confronti di nuovi membri, sia le difficoltà di trasformare tale aggregato in un soggetto coerente sul piano geopolitico. È su questo equilibrio instabile che si innestano le dinamiche di espansione e di competizione interna che saranno analizzate nella sezione successiva.
- Capacità attrattiva dei BRICS e dinamiche di allargamento
La crescente capacità attrattiva dei BRICS rappresenta uno degli indicatori più significativi della loro rilevanza sistemica. L’interesse manifestato da numerosi Stati per un avvicinamento o per una piena adesione al gruppo non può essere interpretato come un fenomeno contingente, ma va collocato nel contesto delle trasformazioni strutturali dell’economia globale e delle criticità dell’attuale assetto della governance internazionale.
L’attrattività dei BRICS si fonda anzitutto su una base materiale oggettiva, evidenziata dagli aggregati macroeconomici analizzati nella sezione precedente: peso demografico, contributo alla crescita globale, controllo di risorse strategiche e rafforzamento dei flussi economici sud-sud. Per molti Paesi emergenti e in via di sviluppo, il gruppo rappresenta la possibilità di inserirsi in un circuito economico alternativo o complementare a quello occidentale, percepito come sempre più selettivo, condizionato o incapace di rispondere alle esigenze di sviluppo infrastrutturale e finanziario di ampie aree del Global South.
A questa dimensione economica si affianca una attrattiva di natura politico-istituzionale. I BRICS si presentano come una piattaforma di cooperazione che non impone modelli politici, economici o valoriali predefiniti e che non subordina l’accesso a stringenti condizionalità interne. L’enfasi sul rispetto della sovranità nazionale e sulla non ingerenza costituisce, per molti Stati, un elemento distintivo rispetto alle istituzioni multilaterali tradizionali. L’adesione o l’avvicinamento ai BRICS non implica un allineamento ideologico, ma offre uno spazio di manovra aggiuntivo nella gestione delle relazioni internazionali.
È in questo quadro che va letto il processo di allargamento avviato negli ultimi anni. L’ingresso di nuovi membri come Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran ed Etiopia non risponde a una logica meramente numerica, ma rafforza la proiezione geografica e strategica del gruppo. Tali Paesi occupano posizioni chiave lungo rotte energetiche, commerciali e infrastrutturali fondamentali e contribuiscono a estendere l’influenza dei BRICS verso aree cruciali del Mediterraneo allargato, del Medio Oriente e dell’Africa.
L’interesse manifestato da ulteriori Stati candidati, in particolare in America Latina e in Asia, conferma che i BRICS sono percepiti come uno strumento di diversificazione strategica, più che come un blocco alternativo rigido. In questo senso, l’attrattività dei BRICS va letta come strumento di diversificazione strategica più che come opzione di riallineamento geopolitico.
Tuttavia, proprio questa eterogeneità costituisce il principale limite strutturale dell’allargamento. I BRICS originari presentano già differenze significative nei modelli di sviluppo, nei sistemi politici e nelle priorità strategiche; l’ingresso di nuovi membri accentua tale complessità, rendendo più difficile la definizione di posizioni comuni su questioni politicamente sensibili. L’allargamento rafforza il peso quantitativo e la rappresentatività globale del gruppo, ma ne diluisce la coesione interna e la capacità decisionale.
Dal punto di vista economico e istituzionale, l’espansione produce effetti ambivalenti. Da un lato, amplia il mercato potenziale e consolida il controllo di risorse strategiche; dall’altro, introduce economie con livelli di sviluppo e capacità istituzionale molto differenti, aumentando il rischio di frammentazione delle priorità e di sovraccarico operativo degli strumenti comuni, a partire dalla Nuova Banca di Sviluppo. L’assenza di un impianto giuridico vincolante consente di gestire questa eterogeneità, ma al prezzo di una minore capacità di azione unitaria.
Nel loro assetto attuale, i BRICS tendono dunque a configurarsi sempre meno come un gruppo relativamente omogeneo di grandi economie emergenti e sempre più come una piattaforma geopolitica multilivello, nella quale coesistono potenze globali, potenze regionali e Stati ponte. Questa trasformazione conferma la forza attrattiva del gruppo, ma ne evidenzia al tempo stesso le tensioni interne. È proprio su questa dialettica tra aggregazione e frammentazione che si innestano le dinamiche geopolitiche – attrattive e centrifughe – che saranno oggetto di analisi in un secondo articolo.
Box – I BRICS in cifre: peso macroeconomico aggregato
I dati seguenti confermano il peso strutturale dei BRICS nell’economia globale, pur in assenza di una piena integrazione economica e istituzionale.
Indicatori macroeconomici aggregati (ultimi dati disponibili)
| Indicatore | BRICS | G7 |
| Paesi membri | 5 | 7 |
| Quota popolazione mondiale | ≈ 41–42% | ≈ 10% |
| PIL mondiale (PPP) | ≈ 36–37% | ≈ 29–30% |
| PIL mondiale (nominale) | ≈ 26–27% | ≈ 43–44% |
| Contributo alla crescita globale annua | ≈ 50% | ≈ 20–25% |
| Quota commercio mondiale di beni | ≈ 18–20% | ≈ 28–30% |
| Riserve energetiche e minerarie strategiche | Molto elevate | Limitate / dipendenti da importazioni |
Valori arrotondati; fonti: FMI, Banca Mondiale, UNCTAD, stime aggregate.
PAOLO POLETTI
