Blackrock / Aladdin.

di MARCELLO ROCCHETTI ♦

Blackrock e Aladdin: due nomi che evocano da una parte la Roccia Nera, struttura inamovibile e insensibile al dolore, dall’altra Aladino della lampada che, con un semplice strofinìo, libera e comanda la potenza fluida e magica del Genio. Accostarli ad una favola che ci ha incantati da piccoli ci fa sfuggire che questa accoppiata ha costruito una struttura finanziaria cresciuta nell’ombra diventando però più grande degli Stati stessi. Un gigante della gestione patrimoniale più grande al mondo: ne fanno parte fondi pensione, fondi statali, assicurazioni, banche e milioni di risparmiatori individuali. Tutti insieme raggiungono un valore di oltre 11.500 miliardi di dollari (11,5 trilioni) superiore al PIL di Germania, Giappone e Italia messi insieme. Seconda solo al PIL della Cina e degli USA che dà l’idea del suo enorme potere. Una fetta importante del mercato azionario globale passa attraverso i suoi fondi risultando essere uno dei primi azionisti (spesso il primo o il secondo) in centinaia delle più grandi aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Exxon, JPMorgan, nelle grandi banche, nelle case farmaceutiche e, badate bene, nelle aziende che producono armamenti. Dove non riesce a collocarsi tra i primi va ad occupare posizioni strategiche in modo tale che può esercitare il potere di veto di queste società. L’effetto che ne deriva è che possedendo quote di tutte queste grandi aziende, tra loro concorrenti, la concorrenza muore per il fatto che non ci sarebbe alcun motivo per abbassare i prezzi o migliorare i servizi in quanto il suo principale azionista è lo stesso dell’azienda concorrente. È allo stato dei fatti la più grande concentrazione di potere economico mai visto nella storia dell’umanità. Andando ad approfondire un pochino riusciamo a distinguerli meglio: Blackrock è il corpo e Aladdin la mente. Un connubio perfetto e diabolico.

Aladdin, poi, non è un semplice software. È un Sistema Operativo che gestisce il rischio, via coding (programmi informatici), di oltre 20 mila miliardi di dollari, circa il 7% della ricchezza mondiale.

Inoltre Aladdin non è usato solo da Blackrock. Viene “affittato” o utilizzato anche dalla Federal Reserve (la banca centrale USA), da altre grandi banche centrali e da fondi concorrenti. Il che vuol dire che le più grandi istituzioni finanziarie del mondo guardano tutte attraverso lo stesso paio di occhiali. Se l’algoritmo di Aladdin decide che un certo paese è “instabile”, o che un settore industriale è “a rischio”, il Sistema taglia i fondi a quel paese o a quel settore in un batter d’occhio. Non ci sono spazi per la diplomazia, per l’etica o il contesto umano: è una sentenza.

Questo è il motivo per cui viene così influenzata, senza accorgercene, la nostra vita. Fredde formule matematiche agiscono sul nostro lavoro, sulla possibilità di ottenere un mutuo sul prezzo del carburante, sulla spesa.  Questo benedetto (?) software ha un unico imperativo: la protezione del capitale. E cioè, la riduzione dei costi del lavoro, la precarizzazione, disinvestimenti su tutto ciò che non garantisce un ritorno immediato in termini di profitto, come la sanità pubblica o l’ambiente a lungo termine.

Nella logica di Blackrock e Aladdin la vita umana non è un valore sacro, ma un costo che può variare. Se la riduzione delle libertà o il peggioramento delle condizioni di vita della gente serve a far salire un grafico su uno schermo, Aladdin lo farà senza battere ciglio.

Gli effetti ci cadranno addosso senza riuscire ad identificare questo oggetto indistinto. La nostra lotta è contro un sistema perfetto e insensibile al benessere reale delle persone.

Avere almeno la consapevolezza di sapere dell’esistenza di Blackrock e Aladdin, per molti di noi è un primo passo per smettere di credere che “le cose vadano così per caso”. Questo sistema è stato disegnato per essere efficiente e il suo obiettivo è generare profitti. La spunta con il segno più, non altro.

E allora? Cosa potremmo fare? Esiste una qualche soluzione che possa proteggerci? Una sorta di casco per attutire tutte ‘ste manganellate che ci arrivano sulla testa?

È amaro rendercene conto. Non riusciremo ad abbattere questo gigante con una semplice protesta. Dovremmo riuscire a cambiare il coding, gli algoritmi di Aladdin. Una cosa si potrebbe fare: rifiutarci, fin dove ci sarà possibile, di essere le sue semplici variabili da ottimizzare.

Per ammorbidire i colpi di un sistema che non ha anima, dobbiamo costruire noi il nostro “casco” di protezione fatto di sovranità personale.

Significa liberarsi dai debiti che ci rendono schiavi, coltivare competenze umane e creative che nessun algoritmo potrà mai replicare e, soprattutto, ricostruire quella rete di comunità reale che il sistema finanziario ha fatto di tutto per disgregare.

Blackrock possiede asset, palazzi e i flussi di denaro, ma non possiede la nostra capacità di aiutarci reciprocamente.

In un mondo gestito da macchine ciniche, restare umani, liberi e connessi non è solo un atto di sopravvivenza: è l’unica vera vittoria possibile.

MARCELLO ROCCHETTI