LA VITA ETERNA

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Il premio Nobel se lo era ben meritato. Ormai ogni organo umano poteva essere sostituito. Come in un normale computer il soft può essere sempre inserito in un’altra macchina, così la personalità degli umani poteva essere incarnata in un corpo del tutto nuovo e funzionante. E così procedere ad un successivo inserimento nel momento del raggiungimento di un dato livello di logorio : una sorta di “tagliando” da effettuare alla fine di ogni “ciclo vitale”.

Insomma, la morte biologica era vanificata e si apriva il grande orizzonte della “vita eterna”.

Le varie ASL dislocate nel territorio rischiavano di chiudere i battenti per le troppe richieste presentate. Tutti desideravano accettare l’opzione “assenza di morte“nonostante che l’Ufficio Marketing, nel pubblicizzare la possibilità di vita eterna, per correttezza deontologica, divulgasse l’intera gamma degli effetti diretti e collaterali che una tale decisione comportava. Sembrava, agli organizzatori, di aver intrapreso un business fantastico: chi poteva non aderire al Programma? I prezzi , seppur elevati, sembravano essere comunque vantaggiosi dal momento che esisteva uno sbalorditivo piano rateale di “lunghissima” durata. In pratica un progetto che si manifestava essere per tutte le tasche!

Lo slogan pubblicitario più usato era molto attraente, tratto da uno dei tanti aforismi di Woody Allen: Invece di dover vivere nei cuori dei vostri affetti più cari continuate a vivere nei vostri appartamenti! L’immortalità invece di raggiungerla con la fama meglio raggiungerla non morendo! 

Tuttavia, esistevano aspetti collaterali che la gente non voleva proprio ascoltare ammaliati come erano dalla possibilità di evitare la morte, per sempre.

Eppure, l’Ufficio Organizzazione aveva attentamente elaborato una previsione di lunga, lunghissima durata sulle varie e molteplici possibilità di una vita tendente all’infinito. Si trattava di una analisi sociologica, politica, etica, economica della vita eterna che destava non poche perplessità. In estrema sintesi questi effetti collaterali erano i seguenti.

A lungo andare, dovendo entrare nell’ottica dell’eternità era possibile attendersi un crollo della natalità per poter compensare l’assenza del tasso di mortalità. Era prevedibile, da parte dell’Ufficio, una ipotesi di  umanità “ultra-conservatrice”che avrebbe dettato norme solo rivolte alla esperienza del passato. Ma, crescendo il numero degli anni di vita, divenendo da decenni a secoli, il passato sarebbe stato talmente lungo che ognuno avrebbe dovuto operare un taglio deciso per poter disporre di un proprio “passato governabile”.

E sui legami matrimoniali? Un matrimonio eterno era poco prevedibile. Una lite eterna sembrava cosa assurda. Più probabile, anzi certo, il ricorso ad una poligamia sfrenata.

Per le persone atte a delinquere le prove a loro carico, in un tempo infinito, sarebbero necessariamente venute a galla ma le loro possibili condanne sarebbero state comunque miti rispetto ai reati perché gli anni di detenzione, seppur notevoli, avrebbero rappresentato un semplice battito di secondi a fronte dell’infinito. L’ipotesi di “ergastolo”che cosa poi avrebbe potuto significare?

Secondo le previsioni dell’Ufficio, si sarebbe assistito ad una tragica sparizione dal mercato di tutte le religioni visto che la questione della salvezza coincide con la domanda religiosa. E salvezza assume un solo significato, quello di vita eterna. Ma essendo disponibile già nella vita la “vita eterna”, la merce religiosa sarebbe diventata totalmente invendibile.

Ed ancora si prevedeva che la maggior parte della gente sarebbe stata propensa a rallentare il proprio affaccendarsi per l’azione:  inutile darsi da fare quando esiste un tempo illimitato di fronte ad ognuno.

Inoltre, se il tempo di vita è infinito, nessun tecnico, nessun professionista avrebbe potuto vantare di aver creato novità perché , in un tempo tendente all’infinito, ci sarebbe stato sempre qualcun altro ad aver già pensato il  progetto.

Ma l’ipotesi più inquietante sembrava apparire quella di una “replicazione”degli eventi e delle persone. In un tempo infinito le combinazioni possibili sono infinite. Ne derivava che gli eventi sarebbero accaduti più volte, sempre gli stessi, un “eterno ritorno dell’identico” come pensava quel tal filosofo. Il concetto di “novità” sarebbe scomparso del tutto. E così per gli individui: la combinazione di una replica dello stesso individuo poteva accadere tranquillamente. Incontrare il nostro replicante di corpo e di mente poteva dirsi possibile con probabilità elevata. L’ipotesi della vita infinita avrebbe confermato solennemente che nulla c’è di nuovo sotto il sole!

Insomma, in regime di tempo  infinito, il possibile sarebbe diventato “inevitabile”. Ogni possibilità avrebbe avuto una alta probabilità di accadere. E questo appariva per gli Organizzatori  un serio problema psicologico. La troppa vitalità, alla lunga, avrebbe cominciato a contaminare negativamente la comunità dei viventi la vita eterna. Poteva, dunque, accadere che un cospicuo numero di clienti della vita eterna avrebbero potuto scegliere di non procedere più al “tagliando” ciclico, in pratica avrebbero potuto aderire alla opzione “ non più vivere”.

 Il dubbio atroce dei promotori era che disponendo di tutte le informazioni i clienti, nell’esaminare attentamente il Grande Progetto, avrebbero potuto non sottoscrivere l’offerta elaborando un disastroso pensiero ovvero che  la qualità della vita fosse preferibile alla quantità!

 Un vero dramma per il Programma Vendite.

Fu così che si decise da parte dell’apparato dei Promotori che la vendita di vita eterna per essere veramente efficace e “marketing oriented”avrebbe dovuto agire in regime di “asimmetria informativa”, ovvero celando al cliente la possibile conseguenza di azioni suicidarie atte ad interrompere la devastante monotonia di un contratto apparentemente molto appetibile.

E così si procedette.

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“Vita eterna”!  Un ossimoro. Un impensabile pensato. Una “contradictio in adjecto”.

Eppure la scienza potrebbe osare di rendere ciò che è limitato nel tempo (vita) illimitato(eterna). Ma, anche se così fosse, rimane valido, come si evince dalla nostra “favoletta natalizia”, la morale finale, ovvero il principio fondamentale dell’umano:  la qualità fa comunque aggio sulla quantità!

Un Natale sereno a tutti.

CARLO ALBERTO FALZETTI