L’albero di Natale dell’architetto

di ROSAMARIA SORGE ♦

In generale gli architetti si dividono tra quelli che fanno l’albero e quelli che non lo fanno; certo che per un architetto sarebbe più congeniale fare il presepe ma questo lo espone ideologicamente mentre l’albero rimane laico progressista e pone meno problemi.

Il punto più alto l’architetto lo raggiunge se  ha un incarico pubblico e viene delegato a fare l’albero dall’Amministrazione Comunale; e qui nasce il primo grande problema, mica vorrai fare un normale albero di abete con palle e lucine? No, devi dare sfogo alla tua creatività e inventarti qualcosa di originale perché tutti si aspettano l’eccezionalità e quindi ti spremi le meningi e alla fine esce sempre fuori un albero orrendo che nottetempo viene cassato per dare spazio ad un abete spelacchiato e spoglio ma sempre meglio dell’albero architettonico.

Allora l’architetto cerca di rifarsi a casa propria; il primo problema è: albero vero o albero finto ? …….. e  generalmente la maggior parte degli architetti propende per quello finto che è più ecologico e lo puoi riusare per anni e anni, non perde aghi e a fine uso non hai il problema dello smaltimento perchè sperare che sopravviva ai termosifoni e al gatto è sognare l’impossibile; poi il secondo problema consiste nell’individuare il posto giusto  dove metterlo, operazione non facile e che richiede attenta riflessione. Dopo avere valutato ogni ambiente si decide per il salone e nonostante la maggior parte degli architetti viva in  case minimaliste l’architetto si arma di metro, laser e carta millimetrata  e misura il soggiorno come se dovesse allestire un museo; valuta l’altezza del locale ed esce a comprare un albero sintetico, ma non gliene piace nessuno e a questo punto  l’architetto decide di fare qualcosa di diverso: “una reinterpretazione  concettuale” dell’albero di Natale. Va a studio e disegna in 3D l’idea che gli frulla per la testa, soddisfatto del risultato si procura il materiale e corre a casa per il  montaggio. Una serie di fili in acciaio inox satinato che  partono dal soffitto dopo avere messo un gancio e  fatto crollare un bel  pezzo di intonaco, su cui agganciare  luci a basso consumo 12V 3000 lumen dimmerabili tramite app,a seguire   palline colorate, palline posizionate seguendo rigorosamente “ una griglia modulare” e alternando quelle rosse con quelle dorate appese a nastri opachi, per non “ inquinare la narrazione visiva” . evitando “qualunque retorica decorativa e privilegiando una presenza essenziale”. Giunto al termine del montaggio se si presenta qualche perplessità questa  viene risolta brillantemente dal gatto che scompiglia tutto  introducendo” una asimmetria postmoderna “ che lo rende perfetto.

Chiaramente l’albero in questione  arriverà a mala pena a Natale e l’architetto tra sé e sé penserà: l’anno prossimo   presepe che le case mi vengono meglio…… forse.

ROSAMARIA SORGE