Ferruccio Vignanelli, concittadino.
di CLAUDIO GALIANI ♦
Si sa che il destino degli uomini illustri è quello di diventare figli del mondo e che è un po’ ingenuo che una città ne rivendichi la maternità.
Però, con un sentimento di umile orgoglio, siamo curiosi di indagare sui rapporti di Ferruccio Vignanelli con la sua città natale.
Perché di questo siamo certi.
È attestato dal sindaco Achille Montanucci in persona, alla presenza dei testimoni Pisani Domenico e Leonardi Vincenzo, che alle ore 23 del giorno 4 ottobre 1903, nella casa di via Mazzini 5 da Giosafatte Vignanelli e da Fermina Di Francesco è nato un bambino a cui è stato imposto il nome di Ferruccio, Roberto, Claudio.
Aggiungiamo, ultimo di sei figli, quattro maschi e due femmine, tutti nati a Civitavecchia.
I ricordi dell’infanzia.
Poi ci soccorre, come spesso capita, un brano della commemorazione che ne fece Carlo De Paolis, alle cui ricerche dobbiamo molto sulle vicende della laboriosa famiglia Vignanelli, radicata nella vita cittadina con la sua fabbrica di birre, gassose e ghiaccio situata in piazza della Vista, sui bastioni del porto.
Questa famiglia ha lasciato tanto alla nostra città anche per il valore artistico ampiamente riconosciuto dei due figli maggiori.
Fernando, nato nel 1886, pittore, è in realtà un artista eclettico, cesellatore, ceramista, orafo. Partecipa anche, con Bastianelli, alla fondazione dell’Associazione Archeologica Centumcellae.
Ha una personalità esuberante e poliedrica. In gioventù la polizia lo controlla per anni per il suo impegno politico di socialista rivoluzionario. È nello stesso tempo un girovago bohemien, che spesso si trasferisce a Parigi, dove sono riunite le avanguardie europee. Lì, insieme al fratello, incontra artisti come Picasso, Léger, Modigliani, Ungaretti. Con quest’ultimo stringe un legame di amicizia fraterna che durerà tutta la vita. Ne ha già parlato su questo blog Enrico Ciancarini.
Arnaldo, nato nel 1888, è invece scultore di vaglia, allievo di Ettore Ferrari, autore dei monumenti a Mazzini, Garibaldi, Giordano Bruno, che lo influenza anche con le sue posizioni anticlericali. Arnaldo collabora con Angelo Zanelli alla scultura dei grandi fregi dell’Altare della Patria e sarà protagonista nella ricostruzione postbellica dell’Abbazia di Montecassino, con la realizzazione di statue, mosaici e altri interventi.
Molte notizie sulla sua famiglia le ha trasmesse a De Paolis lo stesso Ferruccio.
“Chi scrive queste note ha avuto la fortuna e l’onore di godere della benevolenza del grande musicista. Il primo incontro con lui, che ebbi nella sua abitazione romana nel 1981, è da me ricordato con particolare commozione per l’immediato riferimento che Vignanelli fece al mio nonno paterno, Domenico, organista della Chiesa di S. Maria di Civitavecchia, e al compianto mio zio Gaetano, suo coetaneo, sulle cui doti musicali espresse con sincerità un lusinghiero giudizio. L’ultima visita che gli feci risale al 2 ottobre 1986, ed aveva lo scopo di completare le mie ricerche sulla vita e sull’attività artistica di suo fratello don Francesco. Il Maestro fu prodigo di notizie, come al solito: la sua iniziale ritrosia, infatti, si scioglieva d’incanto non appena si entrava nel vivo della conversazione. Aveva 83 anni ed era lucido e spiritoso; ricordava particolari, raccontava aneddoti, indulgeva nella battuta. Oltre che di don Francesco parlammo di Civitavecchia, del Pirgo, dei maestri Galli e De Jacobis: i due grandi rivali della musica bandistica civitavecchiese. Mi invitò ad indagare su Muzio Clementi, che a suo giudizio avrebbe avuto rapporti con la nostra città. Prima di congedarmi mi introdusse nel suo auditorio privato, ricavato in un ampio locale al piano terra dell’edificio. Sedette all’organo ed eseguì una parte del Preludio e Fuga in si minore di J.S. Bach; concluse con la Pastorella «tradizionale» di Civitavecchia. Quando terminò di suonare disse che aveva studiato a fondo questo antico canto natalizio civitavecchiese, che ne aveva enucleato le due frasi, e che in passato voleva eseguirne una trascrizione per organo. Lo incitai a concretizzare la magnifica idea e a divulgare la Pastorella con l’autorità del suo nome, ma rispose che ormai era vecchio”.
Naturalmente, a parte il Pirgo, a quei tempi rinomato stabilimento balneare, i ricordi di un grande musicista non potevano che riandare alla storia musicale cittadina.
Ma quale atto d’amore poteva essere più significativo di questa Pastorella suonata e studiata più volte, senza essere mai trascritta?
È un nostalgico abbraccio alla sua città, rimasto sospeso nell’aria.
Per noi, con tutto il rispetto, un’occasione mancata di diffondere la nostra fama oltre la zuppa di pesce e la sambuca.
Le bande musicali.
È noto l’eccellente percorso formativo compiuto dal giovane Vignanelli.
La sua prima tappa è a Lugo di Romagna, alla corte di Giovan Battista Pratella, allievo di Mascagni e autore del Manifesto della musica futurista.
Approfondisce gli studi a Roma, con il tarquiniese Giacomo Setaccioli e con Pietro Boccaccini, che a sua volta era stato allievo di Liszt.
Completa la formazione presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove si diploma e più tardi assume la cattedra di organo e organologia.
Ma noi non c’entriamo niente?
Ancora una volta abusiamo della generosità di Carlo De Paolis.
“Sulla spinta dei fratelli maggiori Fernando (valente pittore) e don Francesco (scultore e monaco benedettino) Ferruccio si dedicò agli studi musicali, iniziati nella città nativa presso la scuola della banda «Municipale”.
Prendiamo nota del ruolo avuto dai fratelli, che ne intuirono il talento precoce e lo indirizzarono per il giusto verso.
Lo stesso Arnaldo, prima di dedicarsi alla scultura, aveva studiato musica con il sogno di diventare direttore d’orchestra.
Rimane il riferimento alla “Municipale”, che ci riporta a una scena intrigante di storia cittadina, narrata ovviamente da De Paolis in altro contesto.
Si tratta della feroce rivalità che all’inizio del secolo si accese tra le bande musicali locali, la “Municipale” e la “Ponchielli”.
Fu uno scontro che si prolungò per quasi un ventennio con vari risvolti.
Pur operando a volte su basi dilettantistiche, le bande raggiunsero ottimi livelli, trionfando anche in concorsi nazionali.
Alimentato da questa competizione, il mondo musicale cittadino conobbe una notevole effervescenza e riuscì a formare artisti di valore.
In questo ambiente il giovane Ferruccio mosse i primi passi nel mondo della musica.
Il che ci permette di aggiungere un piccolo tassello al nostro umile orgoglio.
“Album” di città.
Nel 1921 Arnaldo, colpito da una profonda crisi spirituale, inizia il suo noviziato nel monastero di Montecassino con il nome di don Francesco.
Nel 1923 muore il padre Giosafatte.
Fernando, che aveva avviato una fabbrica di buccheri ed ereditato l’attività paterna, è sempre più preso dai suoi impegni artistici romani.
Entra in contatto con il gruppo di “Valori plastici”, dove conosce anche lo scultore Arturo Martini con cui nel 1923 stringe accordi commerciali.
Si allentano i rapporti con la città e nel 1934 la madre e Fernando lasciano la casa di via Baccelli per trasferirsi a Roma, in via Priscilla, per convivere con Ferruccio, che ormai ha intrapreso una brillante carriera.
Eppure ci offre ancora un utile indizio sulla sua presenza in città “Album”, la rubrica di TRC con cui il caro amico Silvio Serangeli ricuciva attraverso la cronaca i fili della storia locale.
In una puntata, parlavano anziani che ripescavano tra le memorie della loro infanzia.
Tra questi, qualcuno ricordava la commozione che lo aveva afferrato quando, da ragazzo, aveva ascoltato Vignanelli suonare un brano all’organo della chiesa di Santa Maria durante qualche messa domenicale.
Questa è davvero una testimonianza di valore. Vox populi.
Anche tra i nostri fedeli sono risuonate le melodie che normalmente a Roma il suo organo diffondeva nelle chiese di S. Luigi dei Francesi e S. Carlo al Corso.
Sentiremmo ancora l’eco dell’organo di Vignanelli, se la chiesa di Santa Maria non fosse stata distrutta, non dai bombardamenti, ma da chi ha scelto di abbatterla anziché restaurarla.
Vignanelli e Calamatta.
Nel 1951 ha luogo a Civitavecchia un evento culturale di prima grandezza dedicato a Luigi Calamatta: la celebrazione del 150° anniversario della nascita.
In quel momento la città porta ancora addosso le profonde ferite della guerra, alle prese con lo sgombro delle macerie, appesantita anche da una grave crisi amministrativa.
Le bombe non hanno risparmiato la casa del grande incisore.
Si teme una perdita insanabile della memoria artistica e culturale.
Le celebrazioni, solenni, sono un’ operazione orgogliosa di recupero.
Di recente, nella pregevole pubblicazione “Civitavecchia e Calamatta”, Giovanni Insolera ha riportato con dovizia di particolari lo svolgimento della manifestazione.
Nel Comitato d’onore figurano prestigiose personalità del mondo della politica, tra cui il Ministro della P. I. Guido Gonella, l’On. Giulio Andreotti, l’ On. Marisa Cinciari Rodano, i sindaci di Parigi e di Bruxelles e importanti responsabili delle Istituzioni culturali nazionali.
A ragione, vi è inserito anche il Maestro Ferruccio Vignanelli.
Vignanelli, titolare della cattedra di Organo nel Pontificio Istituto di Musica Sacra e docente di clavicembalo al Conservatorio di Santa Cecilia, è in quel momento all’apice della carriera artistica e dell’ impegno didattico.
Nel 1950, anno del Giubileo, ha inaugurato con un magistrale concerto il Congresso Internazionale di musica sacra di Roma.
Ha partecipato anche alle celebrazioni della RAI per il bicentenario della nascita di Bach.
Nel mese di agosto ha poi suonato al Festival Internazionale di Lucerna e ha chiuso l’anno girando l’Italia con un intenso tour di concerti.
Non può però mancare all’omaggio che la sua città rende a uno dei suoi grandi figli.
Non si limita ad una partecipazione formale, ma collabora alla produzione di un documentario realizzato da Silverio Blasi curandone la colonna sonora. Ancora se ne conserva copia.
Anche Arnaldo e Fernando sono attivi protagonisti della manifestazione.
Arnaldo, che già aveva modellato il busto di padre Alberto Guglielmotti, è incaricato di realizzare il busto bronzeo di Calamatta.
A Fernando il programma affida l’orazione conclusiva della celebrazione che si tiene al Cimitero, al termine di un corteo partito dal centro.
L’occasione ha riunito i tre fratelli in un evento di grande valore civico.
Oggi lo prendiamo come un forte monito a non dissipare quel valore.
Confessiamolo, è un po’ vergognoso, dopo tre quarti di secolo, conservare prigioniero in una cella frigorifera l’intero patrimonio espositivo del grande incisore, impedendone la fruizione alla città e al mondo.
Le vacanze a Santa Marinella.
Vignanelli, che nel 1955 aveva sposato Edda Illy, sceglieva la nostra zona anche per concedersi qualche fugace momento di riposo, messo a rischio dai suoi impegni.
Nel 1959 rispondeva a Mons. Giuseppe Berardi, suo grande ammiratore, che gli aveva richiesto una consulenza per la progettazione dell’organo Mascioni della Cattedrale di Brescia.
Gentilissimo Don Berardi.
Forse lei vuol celiare! Mi ricordo assai bene di Lei come uno dei più dotati e seri alunni dell’Istituto. Sarò felicissimo di aiutarla in quantum possum. Soltanto vorrei sapere se è necessario che venga subito; pertanto la prego di scrivermi qui a Santa Marinella, dove mi trovo con la famiglia (Via Flaminia Odescalchi, Villino Scarlattini, Santa Marinella ( Roma)). Se poi la cosa non fosse così urgente, io verrei al mio ritorno dalla Germania, ove mi recherò perché faccio parte della Giuria Internazionale del Concorso di Monaco, sezione organo. Ora, siccome le prove cominceranno il 7, io penso che il 15 settembre potrei essere a Brescia. Però lo ripeto; potrei venire subito, dato che al momento non ho impegni imprescindibili. In attesa della Sua decisione, Le porgo i miei deferenti e graditissimi saluti.
Suo dev.mo Ferruccio Vignanelli
- Marinella 21 agosto 1959
(tratto da un articolo di don Roberto Soldati, inserito nei Commentari dell’ Ateneo di Brescia per l’anno 2018)
La targa d’argento.
Nel 1988 si tenne a Civitavecchia un convegno, presieduto dal sindaco Fabrizio Barbaranelli e introdotto da una dotta relazione di Carlo De Paolis.
Era collegato ad un’ampia mostra relativa alle opere di don Francesco Vignanelli, di cui si inaugurava un busto bronzeo.
Di questo convegno si è occupato il Bollettino n. 19 del 1914 della Società Storica Civitavecchiese, che lo ha integrato con un documentato articolo della musicologa Annamaria Bonsante sul profilo artistico di Ferruccio Vignanelli.
Lasciamo la parola conclusiva a Carlo De Paolis.
“Ci parlammo al telefono per l’ultima volta il 14 o 15 gennaio di quest’anno; mi disse che non si sentiva bene e non poteva partecipare alla cerimonia del successivo giorno 17, per l’inaugurazione del busto bronzeo eretto dal Lions Club di Civitavecchia -Santa Marinella in onore di suo fratello don Francesco. Pensai che sopravvalutava i suoi acciacchi e feci pressione per averlo a Civitavecchia. Gli comunicai che dovevamo anche donargli una targa d’argento (unico riconoscimento della città natale, lui vivente); chiesi aiuto alla Signora Hedda. Fu irremovibile: ringraziò con calore e mi pregò di consegnare la targa ad un suo parente; aggiunse che non avremmo dovuto scomodarci, che lui non aveva fatto niente di particolare”.
Scomparso il 5 maggio dello stesso anno, Vignanelli ha scelto di essere sepolto a Civitavecchia nella cappella di famiglia, per riposare insieme ai suoi cari.
CLAUDIO GALIANI

Ottimo profilo biografico. Solo per evitare equivoci nei lettori, ci sono due 9 (cento)da cambiare in 8 (cento), se non ho persi altri. Dato il nome, la data di nascita (che per me è solo onomastico) dovevo dirlo… Ciao, grazie.
Francesco Correnti
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Intendevo dire: dato il mio nome e la sua data di nascita… sempre per evitare equivoci, ma forse sono troppo pignolo.
FC
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