IO, NON VOLEVO

di CAROL VILLOTTI ♦

C’è un battito che cresce
dove nessuno avrebbe voluto che nascesse.
Un battito fragile,
nel grembo di chi porta dentro un dolore non scelto,
il frutto di una violenza che lascia ferite profonde,
invisibili agli occhi di chi guarda da lontano.
Eppure quel battito esiste.
Resiste.
Insiste.
Lei è inerme, divisa.
Vorrebbe liberarsi di ciò che è stato inflitto, ma non può.
La guerra glielo impedisce.
Non c’è via di fuga.
Non c’è scelta che non sia pesante, dolorosa, obbligata.
“Io, non volevo” diventa un peso che grava sulle spalle,
un divario di colpa e impotenza.
Eppure deve portarlo avanti.
Perché non c’è alternativa.
Perché la vita insiste, ostinata, crudele,
e si fa strada da sola in mezzo a tutta questa morte.
Questa poesia nasce da quell’istante preciso,
dall’urgenza di testimoniare la contraddizione estrema:
la vita che insiste mentre tutto intorno crolla,
la fragilità che si confronta con l’assurdità della violenza,
la necessità di dire “basta” a una devastazione che lacera corpi, menti, futuro.
Non si tratta di nomi o di geografie.
Si tratta di un grido silenzioso che dice:
fermate questa distruzione.
Fermate questa morte.
Fermate la guerra che dilania.
Io mostro questa poesia così, senza spiegazioni aggiuntive.
Le parole devono entrare come battiti irregolari nel cuore di chi legge.
Non offrono consolazione.
Non danno risposte.
Mostrano ciò che accade, ciò che nasce, ciò che resiste.
E ora, ascoltate il battito.
BATTITO
Non volevo.
Non volevo.
Il mio corpo trema.
Dentro, un battito che sa già di assenza.
E se nasce,
cosa saprà?
Strade piene di cadaveri.
Case dove il silenzio uccide.
Voci che non torneranno.
E io dovrei insegnargli a camminare,
mentre tutto intorno cade a pezzi?
A ridere,
mentre fuori il vento porta via nomi,
persone, futuro?
Ogni respiro è peso.
Ogni pensiero, pugno nello stomaco.
Eppure la vita insiste,
ostinata, crudele.
Come se non sapesse
quanto dolore sta per vedere.
Non volevo.
Ma ci sono,
e il mondo brucia intorno.
E resto qui,
a contare quello che non posso proteggere.
Non volevo.
Io, non volevo.

CAROL VILLOTTI

STOP AL GENOCIDIO