“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – IL MIRACOLO DI SINNER

di STEFANO CERVARELLI ♦

Possiamo definirlo il miracolo di Sinner.

Perché? Lo scopriremo insieme, alla fine dell’articolo, se avrete la bontà di leggerlo, e di leggerlo fino in fondo.

Iniziamo col dire che il trionfo di Sinner a Wimbledon è stato un vero fenomeno televisivo; ha rappresentato, se ci fossero stati ancora dubbi, la conferma di un cambiamento, una tendenza, già in atto da qualche tempo. Dove c’è Sinner si mobilita un così alto numero di spettatori – e telespettatori  –  da ricordare i grandi eventi sportivi mondiali.

Una presenza  che in particolare ha caratterizzato, segnandone momenti importanti, la storia della televisione italiana.

Ecco alcuni numeri.

I quattro, ma anche di più, milioni di telespettatori  (con il 29,7% di share) che hanno seguito la sfida con lo spagnolo Alcaraz, hanno segnato l’ulteriore record di ascolti, portando TV8 tra le emittenti più viste nella giornata e nella stagione; una platea che si allarga a 5,6 milioni (40% di share) se si considerano anche i canali  a pagamento di Sky.

Prova evidente, questa, che la scelta dell’editore televisivo di trasmettere anche in chiaro è risultata vincente, rivelandosi una strategia che moltiplica l’effetto, anziché depotenziarlo.

C’è poi da considerare, non ultimo in ordine d’importanza, il fatto che stavamo in una domenica di metà luglio, caratterizzata da molteplici eventi sportivi alquanto importanti: la finale mondiale di calcio per club, il Tour de France (non molto entusiasmante quest’anno) e la moto Gp.

Dunque possiamo già affermare che se, opportunamente  organizzato, confezionato, a misura di un pubblico “largo”, anche uno sport alquanto complesso come il Tennis, può diventare uno strumento capace di promuovere una notevole coesione nazionale; altresì  diviene “costruttore” di una comunità che a volte abbiamo solo realizzato attraverso le immagini televisive.

L’impennata d’attenzione scaturita dalle vittorie di Sinner ma anche da quelle degli altri italiani che si stanno rivelando veri talenti della racchetta come Sonego, Musettini, Berrettini, Cobolli e Jasmine Paolini, ha  rinverdito  il classico processo che ha sempre contraddistinto la rappresentazione dello sport sul piccolo schermo (se ancora si può chiamare piccolo, viste le dimensioni dei nuovi televisori).

Un fenomeno non certo secondario che merita un approfondimento.

Infatti il Tennis è una disciplina tradizionalmente “elitaria”, con una struttura temporale non prevedibile; questo impedisce a questo sport di essere considerato facilmente “adattabile” alle logiche del palinsesto a sua volta condizionato dai gradimenti e dal flusso televisivo.

A fronte di questo stiamo assistendo a una “Sinner-mania” esplosa nel momento più alto  della frammentazione dei dispositivi comunicativi e dei pubblici. In questo modo si è resa più complicata  un’aggregazione ampia e necessaria al fine di far diventare un interesse, appartenente fino ad oggi ad una ristretta cerchia di appassionati, in un evento nazional-popolare. Il tennis d’altra parte si fonda in una serie di regole che sembrano – e forse lo sono – antitesi alle “leggi” della comunicazione  contemporanea.

A questo si aggiunge che, dal punto di vista del commento, le telecronache del Tennis appaiono difficili e complicate; nelle secolari tradizioni di questo sport c’è il silenzio ossequioso, quasi religioso, con il quale gli spettatori sulle tribune e quelli a casa sulle poltrone, seguono lo svolgersi dell’incontro.

Ora questo silenzio nelle telecronache contemporanee è in evidente contrasto con la regola, non scritta, di riempire i vuoti, i momenti meno esaltanti della partita, con continue considerazioni di contorno e statistiche che fanno da sottofondo, quasi perpetuo, agli scambi dei giocatori; a differenza di altri sport, vedi il ciclismo, che si presta, per la sua natura – leggi strade, città, paesaggi – a commenti tecnici e di colore che servono a tenere viva l’attenzione dei telespettatori.

Con un Tennis diventato sempre più popolare anche le telecronache hanno dovuto adeguarsi: un conto è trasmettere per pochi tecnici e appassionati, altro per un largo pubblico composto per la maggior parte di occasionali spettatori, approdati a questo sport solo per sentirsi parte integrante di un evento importante, storico, per partecipare alla grande festa, per poi tornare ad altre passioni.

C’è poi un altro aspetto  che chiarisce  la straordinarietà di quanto fatto da Sinner e dagli  altri tennisti nazionali, il risultato ottenuto negli ultimi anni nella storia dello sport italiano, in fatto di produzione televisiva.

Una storia ricca di protagonisti assunti a “miti”: Tomba, Pantani, Valentino Rossi, tanto per dire i più famosi, i più popolari. Per trasmettere le loro gare la televisione modificava o addirittura sospendeva i suoi programmi (Sanremo si fermò per permettere la visione dello slalom di Tomba). Ciascuno di questi ha avuto i suoi “cantori” le voci che ne descrivevano, scandendole, le gesta con un gergo entrato, a pieno diritto, nella cultura popolare.

E siamo arrivati al punto preannunciato in apertura.

Oggi Sinner ha compiuto un altro miracolo: portare l’intero paese a seguire uno sport che per lunghi anni era considerato sport “laterale” non protagonista, non in grado di esaltarci.

E Sinner invece è riuscito nell’impresa in un contesto comunicativo certamente più ostico del precedente, con centinaia di canali e piattaforme, con una miriade di contenuti concorrenti e più attraenti.

Per concludere il Tennis italiano, in questa seconda decade del nuovo secolo, ha dimostrato un’incontrovertibile verità televisiva: lo sport è l’unico contenuto, l’unico aspetto della società capace di aggregare, unire pubblici diversi tra loro.

Lo sport riesce a creare un senso di comunità nazionale, a costruire quasi un romanzo, un’avvincente narrazione. E’ poco?

STEFANO CERVARELLI