Quattro chiacchiere in compagnIA

di MATTEO VECCHI ♦

Spesso molte storie iniziano con “ieri sera mi stavo annoiando” e questa che racconterò  di seguito, pur parlando di intelligenza artificiale non fa eccezione, anzi.

Come tutte le sere prima di dormire stavo facendo un rapido check delle principali app di messaggistica/ social che utilizzo; dalle mail a WhatsApp e via discorrendo, giusto per essere sicuro che tra le notifiche non comparisse un’offerta irrinunciabile alla quale non poter assolutamente dire di no.

Arrivato all’app di Instagram vengo accolto da un avviso che mi comunicava l’arrivo delle chat con intelligenza artificiale nei messaggi della stessa applicazione, Instagram appunto. Dopo aver sbuffato per l’ennesimo inserimento dell’IA in un app (che originariamente, giova ricordarlo, nasce esclusivamente per la condivisione di foto, quindi no messaggi, no commenti, no video…) decido di andare a vedere la sezione così poi da richiuderla per sempre. Invece, spiace dirlo, si è aperto un mondo.

La sezione è composta da una serie di chat coi nomi più disparati – c’è scritto Cristiano Ronaldo come c’è scritto Amica del Cuore – che sono identiche in tutto e per tutto alle normali chat cui siamo abituati dove è mostrato il nome della persona o del gruppo. Ognuna di queste chat avvia una conversazione con un chatbot (per semplicità, un’intelligenza artificiale capace di rispondere ai messaggi che inviamo) il quale interagisce in maniera “tematica” a come è stato programmato a fare.

Un esempio: Sara Natale.

Sara Natale è una IA tematica sul natale ed è stata “programmata” per rispondere a qualsiasi domanda o esigenza per il periodo più magico dell’anno. È in grado di dare ricette di cucina, consigli per gli addobbi, raccontare storie a tema e commentare le più famose (A Christmas Carol, ecc.), oltre alla capacità di restituire un po’ dello spirito natalizio perso e via discorrendo. Sara Natale parla “solo” di Natale, la sua “mente”   calibrata per questo: assistere le persone sul Natale.

I punti che mi colpiscono particolarmente di questo recente avvenimento dettato dalla noia sono due: la volontà, ormai dichiarata, di creare chatbot di IA altamente specializzate (non una cosa alla ChatGPT quindi) in grado di fornire assistenza e consigliare l’utente unitamente all’avvio di un processo di integrazione quanto più soft possibile tra uomo e macchina.

Se appare infatti sconvolgente il ritrovarsi la chat con Sara Natale nella stessa sezione delle conversazioni con amici, partner ecc. lo è altresì il fatto che Sara Natale l’ho creata io.

In poco più di due minuti, senza sapere scrivere una riga di programmazione, solo digitando parole in italiano che descrivevano quello che per me era un ottimo strumento in vista delle imminenti festività natalizie.

Un’operazione che possono ripetere tutti i lettori di questo articolo (a patto di avere la versione di Instagram sufficientemente aggiornata).

Potremmo stare a raccontarci dei problemi d questa tecnologia, uno non banale riguarda come concepiamo i chatbot di assistenza, il software stesso infatti genera l’immagine profilo della chat in automatico come donne di bell’aspetto, chiaro dunque il rimando ai bias sui quali le IA vengono addestrate.

Un simile approccio, basato sostanzialmente sul terrore, temo tuttavia possa essere estremamente dannoso e riduttivo, complicando la già intricata condizione della digitalizzazione di questo paese, rimasto al dolce, ma quantomai vetusto, ricordo della Olivetti.

Oggi con l’IA ci stiamo tutti giocando e, più o meno consapevolmente, partecipiamo al processo di sviluppo di queste meraviglie della tecnica che mai come ora è in mano a pochi che non aspettano altro di dare lo strappo definitivo per rendersi monopolisti, non solo del mercato, ma degli elementi che il mercato lo costituiscono: le persone.

Indagare ed informare su questa tecnologia deve essere uno sforzo pubblico condiviso che non può  più essere rimandato o relegato a moda passeggera del momento.

Buon Natale in anticipo!

MATTEO VECCHI