LA CHIAVE

di CARLO ALBERTO FALZETTI

Se posseggo la chiave (facoltà di fatto di disporre della propria vita) perché non dovrei usarla per aprire la porta di ciò che io reputo essere diventata una prigione(facoltà di diritto di disporre della propria vita)?

Questa domanda è alla base dell’attuale dibattito sulla eutanasia. Dibattito condotto sul blog da Gianluca ed Enrico.

Non affronto il problema in senso giuridico già ampiamente e dettagliatamente trattato nei due precedenti articoli.

Il mio animo mi spinge a tentare di delineare ciò che per molti autori è l’assioma fondamentale (Grundaxiom) da cui partire per giustificare o meno il “diritto a morire”: la Disponibilità della vita.

La vita può essere oggetto di rinuncia volontaria? Posso o non posso utilizzare la chiave che “di fatto” posseggo? Se la mia vita è diventata per me insopportabile (malattia gravissima, decadimento irreversibile, indigenza grave ma anche, al di là di tali emergenze, stanchezza esistenziale, depressione, totale mancanza di senso, dramma violento) posso io esercitare la disponibilità in termini di diritto oltre che di fatto? Posso io congedarmi in modo che sia anche “lecito” oltre che fattibile (suicidio)? Al tempo stesso, se non sono in grado di esercitare il mio gesto in modo autonomo posso ricorrere “lecitamente” alla cooperazione di altri (eutanasia)?

Ho disponibilità della mia vita o sono nella condizione di indisponibilità?

Due grandi paradigmi storici si offrono su questo tema da cui dipendono, successivamente, le risposte giuridiche sulla “liceità”.

  1. PARADIGMA INDISPONIBILITA’ (Platone, Agostino, Tommaso, Kant). Gli uomini hanno disponibilità a porre fine alla loro vita solo e soltanto di fatto mai di diritto perché:

La vita appartiene a Dio, dunque il suicidio è peccato.

La vita appartiene allo Stato, dunque è reato.

La vita appartiene alla persona, dunque è intangibile ed è offesa alla Comunità cui appartiene.

Eccezioni consentite: eroi e martiri perché immolano la vita per una ”causa superiore”!

  1. PARADIGMA DISPONIBILITA’ (Seneca, John Donne, David Hume, Stuart Mill, Jaspers).  Gli uomini hanno disponibilità a porre fine alla loro vita sia di fatto e sia di diritto per i motivi che seguono.

Con l’Illuminismo la società è faticosamente e non senza traumi addivenuta a porre priorità alla forma liberale e pluralista (priorità oggi messa in seria discussione). Ciò significa acquisire piena “libertà da” e “libertà di”. L’ordine democratico prevale sulle varie dottrine etiche che coesistono al suo interno( Rawls, Rorty). La morte volontaria acquisisce pertanto la forma di un diritto sulla base del principio di autodeterminazione. Ne consegue che in determinate circostanze diviene lecito avvalersi della cooperazione altrui. In sintesi, la decisione di porre fine alla propria esistenza non ha alcun bisogno di giustificazioni “esogene” essendo fondata solo sul soggetto che prende la decisione ignorando o superando(anche con sofferenza) precetti, norme etiche, modelli sociali esistenti all’interno della società che gli appartiene essendo essa pluralista e tollerante. Attenzione: questo paradigma supera la versione ridotta del Paradigma che è stata posta in essere per tentare  un compromesso con il Paradigma della Indisponibilità e, dunque, cercando di fissare limiti “aprioristici” alla decisione sul proseguimento della vita. La versione forte, invece, è “coerente” con i principi base della società democratica e pluralista e non ammette compromessi.

I due paradigmi, dunque, stanno tra loro in una posizione aut-aut non ammettendo una terza via (la citata versione ridotta del Paradigma Disponibilità) che si presenterebbe incoerente con i principi fondamentali dell’ordinamento democratico. Insomma, il problema della eutanasia rientra nel più vasto dominio della disponibilità al suicidio: dalla libertà per la morte volontaria (suicidio) deriva la liceità della eutanasia.

E’ dunque agile notare  come la grande difficoltà nell’ accettare anche la versione seppur ridotta del Paradigma Disponibilità da parte dei fautori del Paradigma Indisponibilità risiede appunto nel rifiuto sostanziale del modello liberal-pluralistico. Questo e non altro è il vero problema che sottende il dramma della legge sulla eutanasia! Chi impedisce norme sulla eutanasia in termini più generali nega la libertà di decisione della propria vita e negando ciò nega il diritto pieno alla libertà dell’individuo, ovvero è avverso al modello democratico-pluralista per ora ancora vigente in Occidente. L’avversione nei confronti della eutanasia è, dunque, un sintomo grave del rifiuto del modello istituzionale vigente da circa due secoli.

Jaspers ci ha fornito(Filosofia,1978) una spiegazione magistrale da vero “maestro del sospetto” (ricordo i tre maestri storici del sospetto: Marx, Freud, Nietzsche). Il perdente che sta per essere oggetto di dominio da parte del vincitore spesso si dà la morte. Pensiamo agli eroi romani che si gettavano sulla spada, pensiamo a tanti barbari suicidi, pensiamo alla pratica harakiri giapponese. Tutti esempi che ci indicano che il vinto può ancora esercitare la sua libertà di fronte alla tracotanza del vincitore. Il suicidio è l’unica arma che rimane al soccombente per affermarsi sul vincitore. Chi vuole avere dominio sul prossimo viene così privato del godimento di esibire forza sul vinto. Si pensi ai nazisti che punivano severamente i tentativi di suicidio degli internati.  Ebbene, da tutto ciò se ne trae la conseguenza che chi vuole esercitare il dominio sull’altro è sempre contrario al suicidio!!

Questo sospetto, tratto da Jaspers,  getta un ombra sinistra sui fautori del Paradigma della Indisponibilità!!

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Un utilissimo testo sull’argomento è quello redatto recentemente da Giovanni Fornero, Il diritto di andarsene, 2023.

Valga in ogni caso ciò che afferma Seneca:   la legge eterna non ha fatto niente di meglio che darci un solo ingresso alla vita ma numerose uscite. Dovrei aspettare forse la crudeltà di un morbo o di un uomo, dal momento che posso uscire (la chiave!) aprendomi un varco attraverso i tormenti e spazzar via ogni avversità?……. Ti piace la vita? Vivi! Non ti piace? Puoi tornare donde sei venuto (unde venisti) (Lettere a Lucilio, VIII, 70).

CARLO ALBERTO FALZETTI