APRIL WAS A LADY

di GIORGIO LEONARDI ♦

12 maggio 1960: milioni di telespettatori sono sintonizzati sul canale della ABC. Va in onda un evento quasi epocale nella storia della musica e del costume.

Sui piccoli schermi in bianco e nero accesi nelle case degli americani compaiono due uomini, uno piuttosto maturo e l’altro ancora un ragazzo, elegantissimi entrambi nei loro smoking impeccabili e azzimati. L’orchestra fa partire uno swing accattivante e il più anziano inizia a cantare…

         Love me tender, love me sweet… Never let me go… You have made my life complete… And I love you so…

         Poi attacca l’altro…

         Those fingers in my hair… That sly come hither stare… That strips my conscience bare… It’s witchcraft…

         Dalle ugole delle spettatrici più giovani presenti in platea partono gridolini di entusiasmo. Un’esibizione di otto intensi minuti che, in realtà, erano stati registrati quasi due mesi prima al Fontainbleu Hotel di Miami Beach. Ma il grande pubblico da casa li sta guardando solo quella sera, in “prime time”.

L’uomo maturo si chiamava Frank Sinatra, il più giovane era Elvis Presley, e le loro voci calde e morbide s’intrecciavano cantando ciascuno la canzone dell’altro. Un’operazione pubblicitaria a beneficio di entrambi, che a molti sembrò però quasi l’anticipo di un passaggio di consegne tra due generazioni di idoli, tra due concezioni della musica.

Lo show era quello di Sinatra, Elvis era l’ospite d’onore e tornava sulle scene dopo due anni di assenza a causa del servizio militare. L’attesa per la rentrée era stata molta. La critica fu spietata con il rampante giovanotto dal ciuffo impomatato, ma il successo di pubblico lo consacrò nuovamente, e proprio in un momento difficile della sua vita da “bad boy” in cui cominciavano anche a fare la comparsa droghe e qualche stravizio.

         La notizia di quell’incontro tra due star della musica internazionale fece il giro del mondo e subito tutti gli appassionati di musica ne furono al corrente.

Anche George Jamieson era un appassionato di musica, ed era una persona qualunque, un inglese nato a Liverpool venticinque anni prima. Solo che nei giorni in cui molti parlavano del memorabile duetto Sinatra-Presley, lui aveva ben altro per la testa. Giaceva sul letto di una clinica di Casablanca, in Marocco, a circa duemila chilometri dalla sua Inghilterra e ad anni luce di distanza dai futili eventi mondani. Era reduce da un intervento chirurgico pesante e impegnativo, sia per lui che per l’equipe di medici che lo aveva eseguito, alla cui testa c’era il dottor Georges Burou.

         Burou era francese e, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, aveva servito l’esercito del suo Paese, armi in pugno, in quella fase drammatica e cruciale della storia umana. Aveva schivato proiettili e granate sul fronte italiano (a Cassino), in Corsica e nella Francia occupata dai nazisti. Ne uscì indenne e, al termine del conflitto, era ritornato in Nord Africa, dove aveva mosso i suoi primi passi di medico e dove aveva fondato la Clinique du Parc, nel cuore pulsante di Casablanca. Si era specializzato in ginecologia ed era un visionario: nella sua mente aveva alimentato l’ambizione (impensabile, ai tempi) di dare a dei pazienti maschi la possibilità di invertire e riassegnare il sesso biologico attraverso la vaginoplastica, una tecnica operatoria ricostruttiva innovativa, frutto di anni di studi e sperimentazioni.

         Quindi George Jamieson, mentre Elvis e Sinatra cantavano sugli schermi della ABC in quel 12 maggio del 1960, dopo ben sette ore sotto i ferri in sala operatoria, non era più George Jamieson. Era diventato, a tutti gli effetti, una donna.

         It’s witchcraft, diceva la canzone di Sinatra… è una stregoneria, perché tale doveva sembrare all’epoca quell’intervento straordinario.

         La vita di Jamieson non era stata semplice. Era una storia di discriminazione ed emarginazione che, all’età di 16 anni, passò per un tentativo di suicidio e, l’anno successivo, attraverso il ricovero coatto in un istituto per cure psichiatriche, dove il ragazzo subì anche un brutale abuso sessuale. Uscito da quell’inferno, aveva iniziato a vestirsi da donna e a tentare la carriera nei cabaret parigini. Una vicenda, a pensarci bene, che sembra così moderna.

Ma era acqua passata, perché ora, dimesso dalla clinica di Burou, Jamieson è finalmente una persona nuova, quella che avrebbe sempre voluto essere. Inizia a farsi chiamare April, nome femminile che ricorda la rinascita primaverile: April Ashley, per l’esattezza. Suona bene. E a onor del vero era anche piuttosto bella, tanto che, grazie al suo nuovo corpo, inizia a lavorare con profitto come modella, posando per “Vogue” e recitando persino piccoli ruoli in film di successo.

         Forse era l’inizio di una carriera luminosa. Forse April avrebbe potuto lasciarsi alle spalle una nascita sbagliata, e fingere che i primi venticinque anni della sua vita non fossero mai esistiti o, se erano esistiti, giacevano nel cassetto chiuso a chiave di un passato da dimenticare. Ma non andò così. Una sedicente amica, nel 1961, dietro lauto compenso, spifferò al famoso tabloid popolare “Sunday People” la sua storia segreta, che uscì sotto un titolo magniloquente e allusivo che faceva riferimento al mistero della nota modella che era in realtà un uomo.

Così, mentre i giornali del mondo raccontavano di tensioni internazionali, dei venti della “guerra fredda” che spiravano tra Occidente e blocco sovietico, mentre a Berlino si costruiva il muro che spaccava in due la città (simbolo di una frattura insanabile della grande storia), la piccola storia si abbatteva impietosa su April Ashley. E il clamore dello scandalo fu tale da stroncarne la carriera.

April, devastata dal gossip, sembrò comunque trovare conforto nell’amore: nel 1963 fece un matrimonio assai vantaggioso, sposando Arthur Corbett, il figlio di un facoltoso lord. La felicità fu tuttavia di breve durata, come spesso accade: tre anni dopo i due si trovarono già ai ferri corti dai rispettivi avvocati. Ma la speranza della donna di ottenere dal marito un lauto mantenimento s’infranse su un cavillo legale che l’uomo fece valere. Che poi proprio un cavillo non era. Dopo un procedimento durato qualche anno, il tribunale accolse infatti la richiesta di annullamento del matrimonio avanzata da Corbett. Il motivo era semplice: per la legge April Ashley era ancora George Jamieson, cioè un uomo. E due uomini non potevano essere sposati. Nel 1970 una sentenza invalidò quindi le nozze. Barcamenandosi tra equivoci legali, April verrà definitivamente riconosciuta come donna solo nel 2005, all’età di 70 anni. Elvis e Sinatra erano morti entrambi da un pezzo.

         Ma abbiamo dimenticato Georges Burou, il luminare, l’eretico della medicina, il chirurgo visionario. Di lui si dice che fosse uno stakanovista: fino alla fine operò nella sua clinica sottoponendosi a ritmi lavorativi frenetici, anche sette giorni su sette. La sua tecnica chirurgica di ricostruzione della vagina fece scuola in tutto il mondo. E questa metodologia sopravvisse alla sua morte… che fu avventurosa, come si conveniva alla sua indole audace.

Il 17 dicembre del 1989 si trovava a bordo della sua barca a largo delle coste marocchine, non distante dal porto di Muḩammadīyah. Fu sorpreso dalla mancanza di carburante e da una tempesta inattesa che capovolse la sua imbarcazione e consegnò quell’uomo che aveva sollevato tanto clamore mediatico a una morte silenziosa tra le soffocanti e spietate braccia del mare.

Love me tender, love me sweet… Never let me go, qualcuno aveva cantato dinoccolando le spalle e sciogliendo le braccia a tempo di musica.

Le onde però sono amanti volubili e infedeli. Dopo averlo accolto, non trattennero il suo corpo, e lo restituirono alla terra cinque giorni dopo.

GIORGIO LEONARDI