La “Porta d’Italia”
di TULLIO NUNZI ♦
Il progetto di proporre un referendum sulla provincia ”Porta d’Italia”, potrebbe mettere fine ad una serie di errori e a piccole lotte di posizione tipiche di questa città. Un argomento del genere che riguarda direttamente i cittadini e le imprese di Civitavecchia avrebbe avuto bisogno di dati certi, di un confronto serrato, di opinioni diverse, invece che di scelte affrettate o ancora peggio posizioni ideologiche.
Il passaggio eventuale dalla città metropolitana a provincia dovrebbe essere testimonianza di una città viva, esprimere la vitalità di un confronto tale da determinare una remissione degli egoismi.
Al posto di una politica burbanzosa, dare voce al popolo nella speranza di comprendere se a cittadini ed imprese convenga rimanere nella città metropolitana o avviare una nuova provincia. Ma non come è stato fatto, da tutti, in modo affrettato, fideistico, di parte o per vaghe ipotesi, ma comprendendo i vantaggi derivanti da una delle due opzioni, da un punto di vista fiscale, dei finanziamenti, della sicurezza, di sistema territoriale, di burocrazia, sanitario,di qualità della vita etc.
Cosa di meglio della pratica del referendum (che ha caratterizzato e caratterizza anche gran parte della vita politica nazionale) per avviare una decisione condivisa, non elitaria?
Far prevalere la politica sull’ideologia o la fede ha sempre segnato traguardi di maturità, e di laicizzazione. E per scegliere e diventare protagonisti del nostro futuro?
TULLIO NUNZI

Il fatto é che é proprio la politica ad aver smesso di argomentare, e lo ha fatto da tempo, tirandosi appresso media e social che fanno del tifo di parte l’essenza del dibattito politico, ammesso che così si possa chiamare. Nei Talk televisivi, non si confrontano argomenti ma si fa a chi ha la voce più potente, ed i social sono diventati quasi invivibili. I media poi si sono abituati ad usare i titoli ad effetto, non perché questi suscitino la curiosità di leggere l’articolo, che pure se lo leggi spesso la partigianeria é evidente, ma perché é il titolo che fa opinione, é il titolo che viene brandito. Con queste premesse anche il referendum rischia di essere ciò che non dovrebbe.
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Caro Luciano
anche per il divorzio(paragone non consono capisco) vi dissero che le mogli sarebbero fuggite, con titoli a 9 colone Però vinse la coscienza critica
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