Trump, o della seconda discesa negli inferi a stelle a strisce

di PAOLA CECCARELLI ♦

Il mondo è pieno di Mr. Shiflet (il personaggio di un libro della famosa scrittrice americana Flannery Ò Connor). Uno di loro ha appena vinto la presidenza, di nuovo, Trump. E il mondo è anche pieno di persone come Lucynell la vecchia (personaggio dello stesso libro) vale a dire di persone come te e me, che trattano, comprano , vendono, scendono a compromessi, commerciano, imbrogliano e fanno del loro meglio e a volte del loro peggio, ma pensano sempre di essere persone piuttosto perbene. E , infine, il mondo è anche pieno di Lucynell la giovane: persone davvero afflitte. Persone veramente vulnerabili. Persone in difficoltà. Che non hanno il potere di usare il prossimo come facciamo noi. Che possono contare solo sugli altri, affinché creino un mondo tollerabile. A volte, in certi momenti della storia, come adesso, può sembrare che i Mr. Shiflett siano ovunque, in ascesa, e che non ci sia più grazia in questo mondo decaduto e che tutti noi abbiamo abbandonato Lucynell la giovane in quel diner del libro. Tutto ciò che so è che per superare i prossimi quattro anni avremo bisogno di tutta l’intelligenza morale che riusciremo a fare nostra. Dovremo svilupparla come un istinto. Come quel giovane autostoppista del libro di Flannery. Dovremo avere molto chiaro in testa di chi è l’auto su cui siamo saliti e come uscirne, anche nel caso vada nella direzione in cui noi, all’inizio, volevamo andare. Dovremo imparare a proteggere il più possibile noi stessi e le nostre comunità dal sentimentalismo, dalla malignità e dalle manipolazioni del nostro Mr. Shiflet di turno aka Trump. Non dovremmo cadere in momenti di autocommiserazione o, se lo faremo, cerchiamo di ricordarci di andare oltre fino a raggiungere anche l’autorecriminazione. E dovremo cercare, soprattutto, di prenderci cura degli afflitti, delle persone veramente vulnerabili, anche se le nostre menti saranno concentrate sui nostri tetti che perdono e sulle nostre auto rotte. Per chiudere, ecco per voi un’altra citazione della stessa Flannery: Devi amare il mondo nello stesso momento in cui lotti per sopportarlo”.

Questo riportato sopra è un estratto dal discorso di ringraziamento che la famosa scrittrice inglese Zadie Smith ha pronunciato lo scorso novembre durante la sua premiazione al Kenyon Review Award for Literary Achievement. Il libro di Flannery ÒConnor cui Smith ha fatto riferimento si intitola “La vita che salvi può essere la tua”.

Trovo queste parole perfettamente risonanti in questo gelido gennaio americano mentre, come tutti, cerco di trovare un equilibrio tra la mia vita quotidiana in Texas e le news che arrivano da Washington ed il resto del paese. Neve e ghiaccio stanno coprendo tutti gli stati da Nord a Sud e Est sotto una coltre bianca che fa da surreale contrasto all’infuocato clima politico di queste settimane.
Certo, mai e poi mai mi sarei immaginata di trovarmi di nuovo a vivere negli States avendo di nuovo Donald Trump come presidente. Certo, interpretando gli accadimenti di questi ultimi 4 anni e le svolte effettuate dalla destra americana e quella estremista, dagli anarco capitalisti di Silicon Valley ai fondamentalisti evangelici, il tutto confluito come un magma virulento nella filosofia neo reazionaria di Progetto 25, si era capito che nel caso di una nuova vittoria di Trump tutto sarebbe stato diverso.
Ma la realtà sta velocemente superando ogni previsione alla Cassandra.

Il New York Times alcuni giorni fa ha scritto ” Non abbiamo una nuova presidenza ma un nuovo regime”. Della serie: buckle up, it’s going to be a bumpy ride.
L’Istituto per la Democrazia e Appartenenza dell’Università di Berkeley in California ha fatto eco classificando la politica di Trump come “autoritarismo populista” e accomunandolo alla politica di Giorgia Meloni e al Primo ministro ungherese Viktor Orban. Bella compagnia, non c’è che dire. Il termine descrive un comportamento politico che in America non ha precedenti: il mix tra autoritarismo totalitario e l’uso di retoriche populiste con la separazione tra maggioranza e una élite ricca (oligarchia) e la creazione di un clima di destabilizzazione e anche paura che porta i cittadini ad accettare autoritarismo e le sue decisioni per proteggere se stessi in una patetica corsa alla difesa del proprio orticello.
Gruppi sociali contro gruppi sociali, basso contro l’alto, neri contro bianchi, brown contro black, uomini contro donne.. Il caos aiuta il potere. E questo Trump e i repubblicani lo hanno sempre saputo. Non dimentichiamoci che Trump si è sempre presentato come un anti-establishment e ha fatto leva da subito sulle pulsioni di vendetta e rivendicazione di una larga fascia di elettorato povero e lavoratore che si era sentito tradito dai democratici.
Che la sua sia sono facciata, naturalmente, è poi lampante così come dimostra il recente stretto rapporto tra Trump e i tech leaders alla Zuckerberg e Musk, rappresentanti di un’oligarchia  è quanto di più sideralmente lontana dalle preoccupazioni ed esigenze della suddetta fascia elettorale.

Ricordo ancora perfettamente il senso di liberazione e di euforia che mi aveva accomunata ai milioni di americani che avevano votato contro di lui quando nel 2021 lo vedemmo finalmente lasciare la White House dopo quei 4 terribili anni di fatica, imbarazzo, rabbia e continue preoccupazioni sociali .
Poi sappiamo tutti cosa successe dopo la vittoria di Biden: l’assalto terroristico a Capitol Hill sobillato da Trump, gli agenti di polizia bastonati dai manifestanti, i senatori democratici costretti a nascondersi, il vice presidente Pence scampato al linciaggio, i morti e i feriti e una nazione sotto shock.
Trump si era infiltrato negli States come la peste nera. Non potevano bastare a Biden solo 4 anni per curarla eppure l’amministrazione democratica è riuscita a lasciare un paese in condizioni decisamente migliori di quello che aveva ereditato dai repubblicani. I numeri sono positivi per disoccupazione, infrastrutture, investimenti, legislature. Certo ancora tantissimo ci sarebbe stato da fare per rettificare le storture operate dal primo mandato di Trump ma non c’è stato tempo. Certo Biden avrebbe dovuto farsi da parte prima e lasciare al partito democratico abbastanza margine di azione per preparare meglio la campagna della sua erede, Kamala Harris,
Certo la politica estera di Biden è stata il suo vero tallone di Achille. Ma questa non è una novità. Nessun presidente americano ha mai appoggiato una politica estera coraggiosa e svincolata da lobbies. L’invio di bilioni di dollari ad Israele ha macchiato del sangue palestinese le mani di Biden e della maggioranza dei democratici e ha contribuito sulle sorti della Harris.
L’andamento della politica americana, si sa, ricorda notoriamente quello di un pendolo: ad anni di progresso sociale ed economico seguono sempre anni di contro riforme. Chi è eletto corre sempre ai ripari e smantella la struttura creata dagli avversari. Ma se per quanto riguarda i democratici il processo, come insegna la storia americana, è sempre stato quello di arginare gli eccessi e le virate a destra dei repubblicani, per i repubblicani invece si tratta sempre di distruggere gli avanzamenti democratici/sociali di una intera società.
Solo che stavolta il pendolo è stato violentemente strattonato a destra con ancor più bieca vendetta, miopia sociale e velenosa cattiveria di sempre.
Trump sta quindi mettendo in pratica quello che aveva promesso di fare durante la sua campagna elettorale e ha inaugurato il suo regime con un’impressionante raffica di decreti fascisti mirati all’applicazione delle sue intenzioni totalitaristiche che hanno l’obiettivo di disequilibrare il sistema attuale tramite ordini esecutivi e stati d’emergenza e che stanno già cambiando l’America.

Basta leggere qui sotto gli ordini esecutivi firmati da Trump solo nei primi 3 giorni di insediamento per darsi un’idea di quello che è calato addosso agli americani:
l’uscita degli USA dalla World Health Organization;

  • l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi sull’ambiente;
  • la fine delle sanzioni contro i sionisti settlers in Israele nei territori occupati della West Bank;
  • l’ampliamento dell’applicazione della pena di morte;
  • l’eliminazione della birthright citizenship ossia il diritto di cittadinanza a chiunque sia nato su territorio americano anche nel caso i genitori non siano legalmente autorizzati.
  • Questo decreto è comunque già veementemente osteggiato e l’unico modo che Trump avrebbe di applicarlo è quello di riscrivere la Costituzione.

Si potrebbe andare davanti alla Corte Suprema ma lo ius soli è uno dei cardini di Progetto 25 e gli esperti prevedono una battaglia infuocata contro il decreto.
La terminazione dell’ordine esecutivo fortemente voluto da Biden che aveva abbassato il prezzo delle medicine per i recipienti delle due associazioni nazionali pubbliche, Medicare e Medicaid;

  • la revoca di 78 ordini esecutivi firmati da Biden a tutela delle donne, degli immigrati, le comunità LGBTQ+, il diritto al voto, sanità pubblica e ambiente;
  • l’imposizione del 25% di tariffe sui prodotti importati da Canada e Messico;
  • la sospensione di ogni attività alla frontiera col Messico di fatto bloccando ogni aiuto legale ai richiedenti e senza fornire tempi di ripresa;
  • la fine di tutti i programmi DEI a livello federale;
  • la ripresa delle trivellazioni di petrolio e gas al largo della costa dell’Alaska;
  • la revoca di tutti i contratti a termine delle turbine a vento a largo delle coste americane;
  • il blocco di ogni programma d’aiuto estero;
  • la grazia a tutti i partecipanti e fiancheggiatori coinvolti nell’infame attacco terroristico di Capitol Hill il 6 Gennaio 2021. Era stato il cavallo di battaglia di Trump in campagna elettorale. Alcuni di questi loschi figuri sono stati già ri-arrestati perché hanno di nuovo violato la legge;
  • il cambio di nome del Golfo del Messico a Golfo d’America;
  • la fine di ogni programma di lavoro in remote da casa per tutti i lavoratori federali;
  • il cambio di nome della catena montuosa più alta del Nord America da Denali (nome approvato da Obama e che è quello indigeno della comunità degli Koyukon in Alaska) al Mount McKinley che era il nome dato alla montagna nel 1896 durante la corsa all’oro);
  • il via libero dato ad ICE (agenzia nazionale preposta all’applicazione delle regole dettate da Immigrazione e Dogana) di condurre raids alla ricerca di immigranti illegali anche nelle chiese, nelle scuole e negli ospedali che finora erano stati considerati off limits e avevano offerto aiuti e riparo senza discriminazioni. Ora ICE può entrare ed arrestare in questi luoghi senza limitazioni di sorta. Il sindaco di Chicago ha immediatamente indirizzato a Trump un veemente monito dichiarando che la città e i suoi poliziotti non offriranno alcun aiuto alle squadre ICE che sono state già sguinzagliate nei suoi quartieri. Trump aveva ammonito che le città più popolose e democratiche come Chicago sarebbero state le prime ad essere setacciate. E così è stato.

Online stanno già circolando sui siti progressisti indicazioni su come reagire in caso di arresti o come rispondere alle domande di agenti ICE in caso si sia fermati:

  • reclamare il diritto di rimanere in silenzio sotto il Quinto emendamento e di non acconsentire agli agenti di entrare in casa sotto il Quarto emendamento o perquisire senza il dovuto mandato firmato da un giudice;
  • il diritto di richiedere un avvocato; se si hanno figli che sono residenti permanenti o sono cittadini americani sotto i 18 anni ICE potrebbe rilasciare i ricercati. Allo stesso modo sono date istruzioni su come non offrire alcun aiuto agli agenti ICE se quest’ultimi chiedono a vicini di casa o colleghi di lavoro o comuni passanti informazioni sui ricercati.

Trump ha inoltre bloccato l’app CBP One aperta da Biden che offriva aiuto legale a quasi un milione di migranti. Era una legal entry, hanno immediatamente protestato decine e decine di avvocati e servizi sociali; e la sua chiusura è stato solo un atto di cattiveria e vendetta ingiustificata. Sui social sono circolate le foto che mostravano intere famiglie in lacrime alla frontiera messicana che erano da mesi in attesa del loro appuntamento con gli agenti dell’Immigrazione per poter finalmente avere i documenti di accesso.
Se tutto questo non ci ha catapultato dal giorno alla notte in una dimensione distopica alla Orwell e se ci fosse ancora qualcuno che ancora credesse che Trump non stia abusando del suo potere, continuo con un altro esecutivo appena firmato: Donnie ha infatti imposto il silenzio a tutte le agenzie federali dedicate all’informazione sulla salute pubblica, alla pubblicazione settimanale di rapporti scientifici, all’aggiornamento dei vari website e social media. Le istruzioni sono arrivate al Dipartimento di Salute e Servizi sociali, Food e Drug Administration, i vari Centri per il Controllo e la Prevenzione delle malattie e l’Istituto Nazionale della Salute. Queste agenzie sono incaricate della delicatissima funzione di prendere vitali decisioni che si riflettono direttamente sulla pelle di ogni americano. Il caos che queste agenzie stanno vivendo è senza precedenti. Quando i fondi per le ricerche mediche finiranno i ricercatori più prestigiosi se ne andranno. Ricerche sui vaccini e sicurezza nella distribuzione della catena alimentare saranno cancellate. Viaggi ed incontri, webinar e conferenze tra specialisti dentro e fuori gli Stati Uniti sono stati sospesi a data da destinarsi. Così come nuove assunzioni. Da oggi in poi nessuna pubblicazione è consentita senza l’approvazione di una commissione approvata dal presidente.

Trump del resto lo aveva promesso: il target è lo smantellamento della struttura del National Institute of Health (l’istituto nazionale della salute pubblica) e non a caso ha scelto come nuovo capo del Dipartimento di Salute pubblica e dei Servizi sociali quel bieco negazionista dei vaccini e propinatore di assurde teorie senza fondamenti scientifici che è Robert F. Kennedy Jr. (sì, proprio quella famiglia Kennedy che durante la sua campagna elettorale lo ha pubblicamente disconosciuto) il quale ha anticipato di voler sostituire 600 impiegati dei 20 mila attualmente in attivo al dipartimento con altri di sua preferenza e di voler togliere fondi alle ricerche sui vaccini e le malattie infettive per indirizzarli su medicine preventive e olistiche alternative.
Fino a che Kennedy non sarà ufficialmente nominato quindi la salute pubblica di un’intera nazione è stata praticamente messa in stop.
Come se non bastasse, Trump ha dichiarato di nuovo di voler eliminare FEMA , l’agenzia che distribuisce aiuti alle località devastate da catastrofi naturali.
Non basta? Ecco un altro esecutivo fresco fresco di firma: Trump ha appena revocato la EEO (Equal Employment Opportunity), l’ordine esecutivo istituito nel 1965 che proibiva ogni tipo di discriminazioni sul lavoro basate su sesso, razza, religione ed età. Si è di colpo tornati indietro di 60 anni per quanto riguarda i diritti civili. Da adesso i datori di lavoro potranno di nuovo licenziare chiunque perché  gay o transgender o attivamente evitare di assumere perché  i candidati non sono di una certa età o di una certa razza o colore.

C’è un immediato senso di pericolo e paura adesso.
Se il primo mandato di Trump era stato vissuto da molti come l’eccezione (seppur aberrante) che confermava la regola della validità del sistema americano con una sana alternanza di preferenze politiche seppure altamente discutibili ora tutto è diverso.
E quando parlo di pericolo intendo anche qui; pericolo fisico imposto alle fasce sociali più vulnerabili: immigranti, gay, trans, poveri. In questi giorni ICE sta seminando il panico: intere famiglie stanno entrando in clandestinità lasciando indietro lavori e case e affetti; altri si nascondono a casa di amici; altri stanno modificando le proprie abitudini per non apparire troppo in pubblico. ICE entra in classe e i presidi devono fare da scudo per proteggere gli studenti presi di mira. È successo già in vari licei e continuerà a succedere. Già si sono registrate inusuali assenze prolungate di studenti e tutti sanno perché. Mai come ora il progetto di lasciare gli Stati Uniti ed andare a vivere altrove è diventato un sogno motivato dalla politica e non dalla bellezza di posti stranieri.

Le parole per descrivere quello che si sta provando sembrano mancare. Tutto quello che si era denunciato o raccontato o provato durante il primo mandato di Trump impallidisce di fronte a questa nuova realtà aberrante a steroidi. Questo secondo Trump è ancora più pericoloso e senza remore. Si è circondato di oligarchi altrettanto scriteriati e senza scrupoli morali che lo hanno foraggiato profumatamente durante la campagna elettorale e che ora stanno aspettando di ricevere quello che è stato loro promesso. Il livello di strafottenza e spregiudicatezza è senza confronti. Come spiegare altrimenti lo spudorato saluto nazista di Elon Musk davanti ad una folla di repubblicani adoranti? Ripetuto due volte e assolutamente intenzionale. E il giorno seguente la moltitudine di prezzolati che si sono riversati in tv o sui social per giustificare il suo vergognoso comportamento giustificandolo con il suo autismo o la sua esuberanza? E calmiamoci tutti, dicono: era solo un atto da bambinone ringalluzzito. E una trollata, dicono, Musk adora fare gesti anticonvenzionali e spiazzare. Certo, un simpatico burlone. Non la pensano così  le centinaia di white suprematisti tutti codardamente coperti da una maschera bianca e occhiali scuri e cappelli per non farsi riconoscere che ieri hanno sfilato a Washington e che stanno preparandosi a partecipare alla March for Life il prossimo marzo in quella che le frange di destra annunciano come la più grande manifestazione “bianca” mai vista nel paese. O le decine e decine di persone che sui social si stanno riprendendo a fare lo stesso gesto con un misto tra idiozia, ignoranza e spavalderia. Per una tipa che faceva la hair stylist è scattato immediatamente il licenziamento, comunque, dopo le centinaia di proteste arrivate al suo datore di lavoro

Chi è politicamente sensibilizzato si sta già organizzando da tempo.
Tutti i siti femministi online da mesi stanno postando veri e propri vademecum su come affrontare i prossimi anni. Stanno dando liste di ospedali e centri dove si dovrebbe continuare a distribuire educazione sessuale, pillole del giorno dopo ed aiuti in caso di necessità di un aborto; stanno fornendo numeri di telefono ed indirizzi; organizzando catene di aiuti in caso centri di assistenza sociale siano smantellati soprattutto quelli che si occupano di violenza domestica e aiuti legali.
La novità gravissima è che alcuni dei siti online più seguiti che si occupano di fornire informazioni su aborto e contraccezione proprio due giorni fa si sono trovate oscurate su Instagram e Facebook alcune delle loro pagine. Ho controllato personalmente e decine di post che erano stati pubblicati nelle scorse settimane non ci sono più: i post sono scomparsi.
Si sa che Trump e i suoi più stretti collaboratori in questi giorni stanno mettendo a punto un piano di totale divieto di aborto a livello federale per tutti quei 50 stati che non necessitano di alcuna legislazione federale usando come espediente il Comstock Act, una defunta legge del lontano 1873 che tra le altre cose aveva dettato “la proibizione di spedire per via posta ogni medicina, trattamento, articolo o cosa designata o adattata allo scopo di indurre aborti “. Chiunque violi questa legge rischierà fino a 5 anni di prigione. Allo stesso modo chiunque aiuti a indurre un aborto o usi uno strumento chirurgico a tale scopo potrà essere soggetto alla stessa pena.
Ad aggiungere sale sulla piaga, Trump oggi ha rilasciato dalla prigione 23 persone che avevano attaccato e pesantemente molestato diverse cliniche abortive e le pazienti che se ne servivano bloccando loro l’entrata ai centri, usando violenza fisica e intimidazioni verbali, forzando l’entrata di alcuni centri e rubando materiale umano rimasto dopo gli aborti.
Stesso clima di allerta e tensione pervade le comunità gay e transgender alla luce della firma dell’ordine esecutivo di Trump che di fatto ha eliminato tutti i fondi destinati all’applicazione della DEI (Diversity, Equity and Inclusion agency) che fino ad oggi faceva da garante a che in ogni organizzazione ci fosse una rappresentazione di lavoratori provenienti dai più disparati background.
A questo ha fatto seguito il Segretario di Stato appena nominato da Trump, Marco Rubio, che ha ordinato il blocco dei passaporti a chiunque si identifichi con una X quando compila i moduli di richiesta del documento.
Devo commentare?
Sarà di vitale importanza ora vedere come la resistenza a Trump muterà tattiche e azioni di impatto a fronte di queste scelte fasciste. Come lo stesso partito Democratico sarà in grado di offrire un punto di riferimento e come i suoi esponenti saranno capaci di fare fronte comune contro la svolta autoritaria in corso.
Finora le comunicazioni tra gruppi sociali sono avvenute primariamente sui social ma vista la svolta a destra di X e Facebook/Instagram i cui owners si sono schierati in appoggio a Trump (e non solo perché Musk e Zuckerberg erano in prima fila all’insediamento di Trump) non sono pochi quelli che auspicano/prevedono un black out online e la necessità di tornare ai movimenti politici pre-social.
Anche la resistenza dovrà cambiare pelle.
Bisogna anche considerare che un conto è sparare decreti a raffica ed un altro mantenere il controllo delle istituzioni e soffocare le reazioni. Per esempio: il sindacato di polizia di New York che aveva appoggiato Trump durante la campagna elettorale ieri ha pubblicamente rescisso il loro sostegno dopo che Trump ha graziato i terroristi di Capitol Hill dove un agente di polizia è stato ucciso dai manifestanti.
Inoltre, con una larghissima fetta di elettorato che ha disertato le urne (circa il 34 per cento) Trump non ha certo vinto con una maggioranza netta. Ha vinto per astensionismo. 75 milioni di americani lo detestano. Altri 75 sono rimasti neutrali però e come si sa bene, è la non azione che genera i mostri.
E i mostri ora sono al potere.
Trump ha più volte dichiarato che non intende dare agli americani un’altra occasione di voto e che si considera presidente a vita.
Per i prossimi 4 anni la corda intorno al collo di chi vive negli Stati (dis)Uniti d’America sarà sempre più stretta di quanto non fosse il giorno precedente.
La bandiera a stelle e strisce sta iniziando a perdere le sue stelle e le strisce somigliare alle sbarre di una prigione.

PAOLA CECCARELLI