Come eravamo- Post-Christmas blues

di MARIA ZENO  ♦

Quel certo nonsoché, un’impressione di incompiutezza, forse la consapevolezza che un altro anno se n’è andato; certo, per un anno che va via ce n’è un altro che arriva, ma il vecchio anno si è portato via con sé il Natale, le Feste, forse qualche aspettativa delusa , qualche telefonata non arrivata, qualche regalo sbagliato ( anche senza arrivare all’estremo del maglione con la renna!!), forse qualche tensione familiare, perché si sa, quando ci si siede tutti attorno allo stesso tavolo per le feste non sempre la serenità trionfa. Merry Christmas!! Sì, però…

Natale è la festa “ricordevole” – per dirla con Eduardo- più ricordevole di tutte, quindi pesco nel sacco ormai vuoto di Babbo Natale e nell’altrettanto vuota e spaiata calza della Befana per riandare ai Natali passati.

Che deprimente giorno era il 6 gennaio! La sera del 6 gennaio, per essere precisi. Gli addobbi natalizi ormai sciupati, già con l’aria dimessa di : “ Che ci sto a fare ancora qui? “, gli ultimi, noiosissimi,  ormai possiamo dirlo, giri di tombola con i nonni straniti e i bambini sempre più irrequieti. Ed improvvisa, la molla!! Aiuto, i compiti delle vacanze… Sì proprio la versione di greco baldanzosamente iniziata il pomeriggio del 23 dicembre, in attesa della Pastorella, e lasciata negletta al primo aoristo irregolare non trovato nell’affannosa ricerca nel monumentale Rocci- vocabolario greco-italiano; o il capitolo sulle guerre puniche lasciato a metà, chi se ne importa della guerra a Natale? Pare vero…beata gioventù! O il compito di matematica che, almeno con me, non aveva alcuna probabilità di essere svolto e svolto correttamente; la matematica non è un’opinione… E chi l’ha detto?! Io ne ho più d’una di opinione sulla matematica, peccato che nessuna di esse collimi con la scienza esatta.

Insomma, bisognava portare a compimento questi compiti, anche con qualche telefonata strategica ai compagni di classe, in fondo si trattava di cooperative learning ante litteram , no? Io faccio una  cosa tu un’altra lei un’altra ancora e domani si va a scuola con il sorr… no,il sorriso sulle labbra il 7 gennaio no!

     E da adulti? Da adulti è lo stesso: Natale se ne va e lascia tanta carta colorata ( che spreco per l’economia green) a terra, tante tasche alleggerite per regali che si spera siano stati apprezzati, ma tanto non fa niente, vale il pensiero e io t’ho pensato, sì che t’ho pensato. E ho pensato pure che tu ti sei fatto “bastare il pensiero”, ma lasciamo stare.

Avete visto quanto è triste la spazzatura post natalizia? Rami di alberi di Natale, carta decorata ormai tristemente appallottolata, scatole strappate. Però una cosa è difficile trovare: i figuranti del Presepe; quelli no, vengono riparati se si rompono. A casa mia, per esempio, mio padre dopo Natale si trasformava in ortopedico dei pastori, delle purpettare, delle donne con la brocca, delle pecore, perfino! Azzardava arti artificiali con stuzzicadenti, legnetti, colla , straccetti. E l’anno dopo, alla riapertura dello scatolone del Natale, appariva questa folla di personaggi malandati sì, ma INCLUSI! Già, mio padre non scartava nessuno: se un pastore non riusciva  a stare in piedi da solo lo appoggiava ad un albero, in barba alle proporzioni, se una donna acquaiola non aveva un braccio, la brocca veniva incollata in testa, se una pecora traballava su tre gambe, era coricata in riposo, insomma tutti avevano la loro vita nel Presepe, forse uno degli atti più amorevoli che ho visto compiere nel corso di tanti Natali.

Che ha di strano questo articolo? Che lo scrivo oggi, 20 dicembre, per inviarlo poi; ma come, le feste devono ancora arrivare e  tu già… bè, tanto lo so come va  a finire!

Una consolazione però c’è: visto come la luce si allunga sulla terra subito dopo Natale? Già, Dies Natalis solis invicti, gli antichi avevano  l’occhio lungo nel captare i cambiamenti della durata della luce.

E allora, la mia personale ricetta contro il post Christmas blues è una passeggiata a Santa Severa, sulla spiaggia, nell’ora in cui il sole cala all’orizzonte, che diventa tutto d’oro, stavolta non di effimera carta stagnola, ma d’oro-oro. Mi siedo lì e aspetto l’ultimo bagliore; no, il raggio verde non sono mai riuscita a captarlo, ma a quel bagliore mi dico che in fondo la Primavera non è troppo lontana.

Al prossimo Natale.

MARIA ZENO

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