Il vicinato femminista, uno sguardo attento ma non giudicante, l’abbraccio di una comunità.
di VALENTINA DI GENNARO ♦
Il “Vicinato Femminista” che abbiamo promosso come Amministrazione Comunale nasce per rafforzare la rete di sostegno alle donne vittime di violenza. Per rafforzarlo come rete e come comunità, per informare, formare ed educare tutti e tutte su come comportarsi se si è testimone o se si ha il sospetto che qualcuno o qualcuna vicina a noi potrebbe essere vittima di violenza.
Se infatti si ha il sospetto che qualcosa di questo tipo stia capitando ad una vicina, un’amica, una familiare, una collega. Si puoi, anzi si deve, intervenire! Ma non prima di aver sviluppato alcune riflessioni.
Innanzitutto bisogna sottolineare che per una donna definirsi vittima di violenza dal partner è un percorso doloroso, che ha bisogno di tantissimo sostegno. È come applicarsi un’etichetta, che è una sorta di pietra tombale sui propri sogni e progetti e sull’autostima: una deformazione dell’immagine di sé che fino a quel momento ha costruito, e con cui si presenta al mondo.
Tutto il suo progetto di vita, d’amore, di relazione, di famiglia è destinato ad essere rivisto, il più delle volte consegnato ad un giudizio impietoso. Occorre ricordare che tutto nasce da una relazione d’amore.
Un’altra riflessione: l’autore delle violenze è in generale un uomo normale: non un tossicodipendente, non un alcolista, non uno psicopatico. Perfettamente inserito nella società, non di rado mette in campo atteggiamenti cordiali e distesi con le persone che frequenta fuori casa.
La violenza che esercita all’interno della sfera domestica è la sua faccia nascosta, un segreto che viene custodito inizialmente, perché la donna con cui condivide la vita, e gli eventuali figl*, per molto tempo collaborano a che i fatti avvengano nell’isolamento dell’intimità familiare e non siano noti.
Ma se le istituzioni, la società civile, la comunità più prossima, non sono in grado di agire in maniera appropriata, se non sanno quando approcci un’amica, una familiare, una parente, una collega, devi essere consapevole della complessità del suo problema, e anche dell’importanza enorme che potrà avere un atteggiamento non giudicante nei suoi confronti, non volto a dirle cosa lei può o non può fare, non direttivo.
Abbiamo imparato a scandire lo slogan “Sorella, io ti credo”. Questo slogan non è solo la volontà di condannare in un’aula di tribunale gli artefici della violenza, “Sorella, io ti credo” è un mantra che serve a rovesciare il paradigma secondo il quale la donna manipolatrice e bugiarda inventi molestie o violenze al solo fine di condannare il partner e assicurarsi così dei benefit. Nessun abusante verrà mai condannato ingiustamente, senza processo o senza prove, solo perché le femministe gridano in piazza la loro sorellanza.
Come agire, quindi, se si è testimoni di abusi e violenze esterne alle proprie famiglie.
Sarà importante e necessario essere informati e formati sugli stereotipi di genere, definizioni e tipologie della violenza: perché spesso non riconosciamo la violenza di genere? Le leggi che contrastano la violenza di genere e i maltrattamenti in famiglia. Attivare tutele legali: come, dove, quando? Accogliere e ascoltare una donna che subisce violenza: quali strumenti attivare in maniera informale? Cosa fare come cittadina/o?; La rete antiviolenza: quali sono i punti di riferimento a cui rivolgersi e come?
L’idea è quella di creare incontri formativi on line rivolti al mondo della scuola, dei centri di aggregazione giovanile, dell’associazionismo, degli esercizi commerciali, dei locali e della cittadinanza attiva, con la finalità di fornire un Toolkit di “primo soccorso” alle persone in situazioni di disagio dovuto a molestie e violenza di genere: creare cioè una rete di luoghi sicuri a cui fare riferimento e dove poter trovare materiale utile per seguire percorsi di fuoriuscita dalla violenza.
La proposta, che si ispira a esperienze già adottate in Italia e all’estero, prevede incontri formativi e iniziative concrete in scuole, associazioni e spazi pubblici, per sensibilizzare la cittadinanza e creare luoghi sicuri sul territorio.
Il progetto “Vicinato Femminista” non sarà solo un simbolo, ma un’azione concreta per rispondere al fenomeno della violenza di genere e offrire strumenti utili per affrontarlo. Il progetto si ispira a esperienze di successo, come il Sista Lab, una “palestra di sorellanza” nata in Italia, e il movimento per la città femminista di Montevideo, in Uruguay.
La sorellanza è una forza trasformativa ed è fondamentale che il 25 novembre non resti solo una ricorrenza, ma diventi il giorno in cui fare il punto sulle azioni intraprese. È così che si costruisce un cambiamento duraturo.
Questo progetto rappresenta un passo avanti verso una città più inclusiva, in cui nessuno si senta solo di fronte a situazioni di difficoltà o violenza. Come amministrazione, siamo al fianco delle donne di Civitavecchia per promuovere azioni concrete e per rendere i nostri spazi pubblici più sicuri e accoglienti.
Tra i simboli del progetto, le bandiere del Vicinato Femminista, ispirate al movimento romano del Municipio VIII, saranno distribuite per rendere visibile il sostegno alla causa in tutta la città. Un invito a unirsi, senza giudizi né pregiudizi, per costruire una comunità più giusta e accogliente per tutte e tutti.
VALENTINA DI GENNARO

brava, Valentina. Non sarà semplice attuare questa rivoluzionaria forma di sostegno alle donne abusate. È l’inizio di un percorso per combattere indifferenza, voltarsi dall’altra parte, non interferire in una relazione anche se violenta. Tu stessa ne sei consapevole. Spero che questa iniziativa riesca.
Lisa
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Sino Marina Marucci. Ottima iniziativa che coinvolge le donne ad intervenire . È chiaro che ci sia bisogno di una forte campagna di sensibilizzazione perché tutti siamo consapevoli che a volte sono le stesse donne che subiscono violenza a non voler denunciare, per tanti motivi. L’importante è fare Rete e spero che anche la Consulta di Santa Marinella ne faccia parte. Un saluto
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Bene, se nell’ambito del welfare dell’amministrazione comunale, ci si interroghi sulla complessità di questioni che meritano un avanzamento di diritti e tutele, come forme di cooperazione, alternative alla solitudine.
E’ chiaro che nel contesto politico più ampio troviamo il Ministro dell’ Istruzione che afferma che il patriarcato dal punto di vista giuridico è estinto e che la violenza sulle donne è anche causa dell’ immigrazione irregolare!
Sarebbe una forte occasione per toccare con mano il divario di genere, oltre l’ assistenzialismo proprio del volontariato, specie nel posizionamento delle donne nel mercato del lavoro, nelle pensioni e nel welfare. In questi ambiti fondamentali le donne sono lasciate sole e chi ha minori possibilità si impoverisce progressivamente. Sono questi gli aspetti che intersecano sempre più marcatamente le linee della razza, della povertà e delle generazioni.
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