IO STO CON I PESCI – L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 15. Cap6.
di GIORGIO CORATI ♦
L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di economia circolare e di consumo sostenibile; propone al consumatore un Codice di consumo, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali. Si tratta di una risposta concreta alla necessità rivelata di conoscere e capire quali azioni possono essere adottate e attuate per procedere lungo una traiettoria di consumo sostenibile dei prodotti della pesca.
RIPRESO.*
Bene! Abbiamo introdotto a grandi linee l’Approccio “C0/C9”, cioè un innovativo modello di consumo sostenibile che è rappresentato da un Codice di buone pratiche di consumo dei prodotti della pesca costituito da dieci azioni “utili”, alternative al “consumo come al solito”, concrete e specifiche, denominate “AttuAzioni C0/C9”. Il codice è definito da un Quadro di riferimento C9.
Ettore: “Mi sembra tutto così complicato!”
Marta: “Beh. Io direi che l’articolazione è utile, per arrivare a comprendere fino in fondo la proposta. D’altronde, da quanto ho capito, si tratta di definire nel modo più chiaro possibile una soluzione complessa…”
Sono d’accordo con te Marta. Non è stato proprio semplice dare concretezza al Codice e certamente la spiegazione può risultare complicata. Devo dire, comunque, che quando avrò spiegato in modo particolareggiato ciascuna “AttuAzione” , vedrete che la complessità… lasciatemi dire… svanirà. Tutto sarà comprensibilmente facile.
Ettore: “Questo mi rincuora, Giorgio. Fin qui ho posto grande attenzione, ma comprenderai pure che l’argomentazione è molto complessa. Voglio, proprio sapere di cosa trattano queste… “AttuAzioni”!”
Bene. Allora riprendo a spiegare, Ettore… Il Codice può essere valutato come un’“interfaccia logica” del processo di produzione primaria dell’attività alieutica… quella della pesca associata al consumo… insomma… e dei processi della lavorazione e della trasformazione del pescato, ponendosi nell’ottica di strategie di circolarità e di sostenibilità.
Il Quadro di riferimento C9 per un consumo ittico sostenibile… l’ho accennato prima… è, di fatto, una codificazione di strategie circolari di consumo che riassumono azioni osservate, abitudini rilevabili, pratiche solite e pratiche auspicabili, ribaltandole in azioni e comportamenti di consumo basati su motivazioni predefinite… parlo si sostenibilità in generale. Le motivazioni mirano a supportare decisioni di consumo sostenibile attuali, perché queste comunque influiscono anche indirettamente su quelle future. Inoltre, tendono a condurre verso effetti, i cui risultati possono essere rilevabili da quei comportamenti mossi dal consumatore secondo criteri di condivisione di valori: parlo di valori che possono assicurare benefici per tutti, contribuendo a migliorare e a rafforzare il sentimento comune per la risorsa ittica, che, non è vano ricordare, è di proprietà collettiva.
Ora, scusatemi se ripeto anche cose già dette… però credo sia opportuno, anche per una più semplice comprensione, data la moltitudine di informazioni… Il Codice è costituito da tre modalità di “Macro azioni”, ciascuna delle quali è definita con un proprio obiettivo, e da dieci azioni “utili” denominate “AttuAzioni C0/C9”, che costituiscono un quadro concettuale che ho già definito “Quadro delle 9C”. Fin qui, tutto chiaro?
Ettore: “Si”.
Marta annuisce.
Bene… “Macro azioni” e “AttuAzioni” sono proposte in ordine di priorità, così come lo sono le strategie di circolarità nelle transizioni dal modello dell’economia lineare verso il paradigma dell’economia circolare esposte nel lavoro degli studiosi che ho già più volte citato.1
Spiego meglio. Le “Macro azioni” sono intese come “principi” assimilabili a “principi di sostenibilità di uso e consumo” e si distinguono in: “massimizzazione del valore delle specie ittiche e utilizzo degli scarti”, “rispetto del ciclo vitale naturale delle specie ittiche”, “consumo ottimale dei prodotti della pesca”. Ad ogni “Macro azione” e in ordine di priorità specifiche, dall’“AttuAzione C9” all’“AttuAzione C0”, corrispondono delle “AttuAzioni”, ognuna delle quali è definita e descritta con una propria motivazione quale “mezzo” finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo a cui è associata e all’obiettivo generale che è lo stesso di quello dell’Approccio. L’obiettivo generale, o per meglio dire pubblico, è al contempo sia la soddisfazione del bisogno del consumatore sia la generazione di benefici pubblici associati ai modi e alle modalità di consumo intrapresi e mantenuti.
Insomma, la descrizione è certamente complessa, almeno lo è nei termini… però non siate impazienti… alla fine, come dicevo prima, tutto sarà chiaro.
Devo aggiungere che in termini economici, il Codice tende alla mediazione tra una domanda necessariamente caratterizzata da “principi” di sostenibilità e la disponibilità all’attenzione in merito a ciò da parte dell’offerta.
In tal senso il Codice consta di azioni di consumo assimilabili a modelli di domanda che sono traducibili in “segnali” di consumo ad uso dell’offerta. Si tratta della visione di un consumo “rinnovato”, tramite una domanda sostanzialmente orientata verso la sostenibilità del consumo stesso, una nuova domanda se vogliamo, che, per essere soddisfatta, dovrebbe essere tendenzialmente “incontrata” da una più ampia offerta in quanto a tipologia di specie. Parlo di specie considerate “minori”, come di quelle definite di “scarto”, spesso considerate poco commerciali, nonché di individui di specie che sono fuori della loro fase riproduttiva: in breve, specie per lo più diverse da quelle considerate di maggiore o di largo consumo ovvero considerate di maggior pregio commerciale dall’attività di pesca e non soltanto, direi.
Del resto, ciò può ritenersi in linea con il concetto di “Food environment”2 che è stato fatto proprio anche dalla strategia europea “Dal produttore al consumatore” (COM(2020) 381 final),3 secondo la quale è di rilevante importanza fare in modo che i consumatori possano trovarsi nelle condizioni di scegliere alimenti sostenibili.
Ettore: “Che dire?!”
Marta: “Mi incuriosisce molto, Giorgio… Davvero! È un tema che può anche non interessare… di sicuro è scarsamente trattato… E poi, lasciami dire che spesso nei panni di consumatore ci si muove, andando incontro a possibili e varie… chiamiamole… vicissitudini. Non sempre si conosce in nodo corretto o effettivo cosa si acquista o non si consapevolizza il perché ci si muove in un modo anziché in un altro, spinti magari da chissà che!”
Sorvolerei in questo momento, Marta. Ma, concedetemelo… ribadirei la necessità di una pesca sostenibile che è connessa anche alla diversificazione delle catture destinate al consumo umano. Ecco… A sua volta, la pesca sostenibile potrebbe facilitare l’attività economica stessa nella competizione in senso lato nel contesto, per così dire, del mercato globale dei prodotti della pesca. In questo senso si può interpretare quanto sto per riportare, Ettore…
Ettore: Si, Giorgio, sono attento, ma ho pure fame ormai a quest’ora!”
Marta sorride.
Ebbene, nel dicembre del 2022, la Commissione per la Pesca del Parlamento europeo (2022)4 ha consegnato ai membri del Parlamento stesso, per la successiva discussione, una Relazione sulla situazione della pesca artigianale nell’Unione europea e prospettive future che si sostanzia in una Proposta di Risoluzione (2021/2056(INI)),5 in cui, tra l’altro, Ettore… mi ascolti… ti vedo pensoso!
Ettore: “Ho fame… è ora di pranzo! Non te ne sei accorto, Giorgio?”
Beh, in effetti. Possiamo preparare qualcosa… perché no! Prima, però… Dicevo… al punto 5. della Relazione, Ettore… si “afferma la necessità di rafforzare e accorciare la catena del valore del settore tra il produttore e il consumatore” e, nella Motivazione, Ettore… il relatore “chiede” [anche misure] “in particolare mediante il” [già citato] “FEAMPA” [per] […] “la promozione di strategie di commercializzazione, favorendo meccanismi che migliorino il prezzo di prima vendita a vantaggio dei pescatori”.
Marta: “ Beh… la diversificazione nella tipologia delle catture destinate al consumo umano potrebbe determinare la creazione di un nuovo spazio di mercato, chiaramente limitato nell’ambito ma certamente utile per sostenere l’attività della pesca locale nel contesto territoriale di riferimento e di quello di sua prossimità… direi!”
Interessante la tua considerazione, Marta. Si tratterebbe… secondo logica… di una strategia pura e semplice da attuare tramite… diciamo l’innovazione… nella visione di potenzialità di vendita offerte dalla concezione di un “consumo alternativo al solito”.
Marta: “Si… Un’opportunità ancor prima di una soluzione al problema… Se non ricordo male, Giorgio… anche su questo tema hai sviluppato una proposta articolata”.
Si, Marta… articolata e… diciamo di ampio respiro… Magari ne possiamo parlare in seguito.
Marta: “Magari!”
Ettore: “Se posso dire anch’io la mia… scusate. A parte il fatto che mangerei tutti i giorni del buon pesce… Seguendo i vostri ragionamenti, penso che un’ampia varietà di specie di pesci utilizzabili in gastronomia sostenga in generale pure le innumerevoli ricette tipiche della tradizione! Che ne pensate? Anzi no! Che ne pensate se ora, a proposito… mangiassimo qualcosina?” e sorridendo allarga le braccia alla ricerca di comprensione.
Si. Mi sembra proprio il momento giusto. Marta, Ettore… seguitemi in cucina, dai…
GIORGIO CORATI

Per quanto mi riguarda, a fronte della stupita ammirazione per la ricchezza dei tuoi interventi, caro Giorgio, amo soffermarmi sull’esortazione finale: sì andiamo a gustare buon pesce!
A PROPOSITO: io ho in particolare affetto-oso dire- per due creaturine marine ora introvabili, le vope destinate a mangime per altri pesci,e le sconciglie…Bene, pochi giorni fa mia madre ha avvistato le sconciglie su un banco del pesce nel Mercato coperto, peraltro il.Banco che fu di mio nonno Ciro, morto circa 50 anni fa. Ovviamente me le ha comprate e cucinate, olio, prezzemolo, un niente di limone …a risentire quel sapore di mare in bocca sono tornata di colpo bambina.
Maria Zeno
"Mi piace""Mi piace"