IO STO CON I PESCI –  L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 11. Cap4.

di GIORGIO CORATI ♦

L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di economia circolare e di consumo sostenibile; propone al consumatore un Codice di consumo, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali. Si tratta di una risposta concreta alla necessità rivelata di conoscere e capire quali azioni possono essere adottate e attuate per procedere lungo una traiettoria di consumo sostenibile dei prodotti della pesca.

RIPRESO.*

Nell’articolo che segue riporto la conversazione in merito che intrattengo con il mio amico Ettore.

Ettore: “Veramente piacevole lo stuzzichino” e sorridendo “e quanti caffè abbiamo già bevuto!”

Dai su… diversi già. Insomma. Lasciando da parte il caffè e la breve conversazione, riprendo il discorso. Diciamo che, per grandi linee, dall’osservazione del comportamento del consumatore si possono distinguere e descrivere almeno due “macrofigure” astratte di consumatori attuali: una di un consumatore che può essere definito “consumatore ordinario” e l’altra di quello che può essere definito “consumatore rinnovato”.

Se la prima “macrofigura” vede il consumatore come un individuo che agisce in modo meccanico ossia attraverso un processo meccanico di pensiero, la seconda lo vede come una persona dall’ethos sociale che mostra con discernimento le proprie virtù. Da questo punto di vista di astrattezza, se il “consumatore ordinario” tende all’introspezione, allora può orientarsi verso la maturazione di una sfera psicologica maggiormente strutturata come quella del “consumatore rinnovato”.

Ettore: “Certamente, anche se, come dice un proverbio, non è tutto oro quello luccica”.

In che senso, Ettore?

Ettore: “Il percorso da intraprendere non è un compito facile e comunque è vero che ciascuno in cuor suo potrebbe riconsiderare il proprio agire, ma non possiamo fingere che condizioni sociali e, diciamo, condizionalità economiche possono ostacolare il consumatore nelle decisioni da prendere”.

Certo, Ettore, mi sembra un’osservazione corretta. Si tratta di un compito caratterizzato da complessità di vario genere, ma anche necessario per i motivi di cui abbiamo già parlato e per altri che ti esporrò man mano.

Ora, però, devo spiegare meglio i due termini.

Un “consumatore ordinario” è, dunque, un individuo che agisce in modo meccanico, cioè attraverso un processo meccanico di pensiero. Può non riuscire ad esprimere in modo chiaro la propria volontà, è fortemente influenzato dall’ambiente esterno. In tal senso, egli tende ad essere facile preda della seduzione degli slogan, delle sollecitazioni al consumismo, talvolta dirette a sedurre l’ego personale, e molto probabilmente oltre ai bisogni, tenderà a sostituire i desideri con capricci e il consumo a tutti i costi. Se un “consumatore ordinario” non riesce a resistere ad un suo desiderio, magari lo lusinga o lo incoraggia, allora è possibile che egli sarà distolto o comunque non vivrà alcun conflitto interiore che possa mettere in discussione i modi e le modalità tramite i quali agisce. Per lui, è relativamente poco probabile, forse è soltanto flebile, una riflessione sugli effetti esterni negativi esercitati dal suo comportamento di consumo. Per certi aspetti, un “consumatore ordinario” è determinabile e determinato da chi genericamente vuole o mira a proporgli e vendergli un prodotto attraverso la gestione di politiche o di strategie commerciali adeguate a tale fine.

In questo senso, è importante che il consumatore acquisisca consapevolezza, una buona coscienza in sé e soprattutto esprima al meglio il suo proposito, sostenuto dalla volontà di assunzione di responsabilità sociale. In tal modo, si può ritenere che il consumatore con volontà, “libero”, possa evitare di cadere in quelle che per lui possono essere “trappole commerciali” oppure evitare di essere indotto ad un comportamento di consumo che può non “appartenergli”. Manifestando così il proprio senso di responsabilità verso l’ambiente sociale di riferimento, il consumatore appare allora come indeterminato o mostra di essere indeterminabile: è “libero”, Ettore, così come nel senso del concetto sostenuto da Mancuso (2020),1 noto teologo scrittore.  Nel suo libro, dal titolo A proposito del senso della vita, a pagina 29, Ettore… se vorrai leggere… Mancuso sostiene che “la libertà è lo stato che contraddistingue una mente che sa e sa di sapere o di non sapere, e così esprime “consapevolezza”” [ed è anche] “lo stato di una mente che agisce in relazione con lambiente rispondendo alle esigenze che ne derivano per incrementarne larmonia e che così esprime “responsabilità””.

Se, per raggiungere almeno un certo grado di sostenibilità con il suo comportamento di consumo, dopo i bisogni e i desideri, un “consumatore ordinario” lotta con i capricci, che per lo più possono ostacolarlo nello scopo, e li contrasta e, ancora, se egli trasforma gradualmente il suo comportamento, agendo in autonomia, con maggiore coscienza, intenzionalmente e con volontà, allora, è probabile, che egli possa pervenire a un nuovo status, assumendo quello di “consumatore rinnovato”.  E in tal senso, Ettore, voglio citare ancora Mancuso, perché quanto scrive, nel suo libro a pagina 25, sembra assumere il tono di un monito che mi fa riflettere. Il teologo scrittore sostiene che il “consumismo commerciale” [provoca, come] “risultato” […] “lo spegnimento della coscienza personale, lalimentazione dello spirito gregario, lintruppamento nel gregge che fa prendere per oro colato tutto ciò che dicono i “pastori””.

Un “consumatore rinnovato”, Ettore, è visto come una persona che agisce con etica sociale, manifestando le sue virtù. La sua volontà lo accompagna, manifestando integrità e capacità di decisione autonoma; una volontà ben lontana da sollecitazioni e seduzioni di sorta che originano dall’esterno o dalla comunicazione in senso lato. Una volontà che trae spunto da introspezione e da consapevolezza di ciò che determina la propria dimensione sociale.

Un “consumatore rinnovato” tende ad avere un’individualità che domina desideri e capricci; un’individualità che lo sostiene nel superamento di quel comportamento meccanico visto a proposito del “consumatore ordinario”. Un “consumatore rinnovato” è tale anche per la sua capacità di sviluppare un maggior senso di consapevolezza e di responsabilità nel suo comportamento di consumo; con consapevolezza e responsabilità comprende l’importanza della sostenibilità nello svolgersi quotidiano del tempo e intraprende modi e modalità di consumo basati nell’ottica e lungo la traiettoria della sostenibilità. Si, Ettore, traiettoria o sentiero… dai!

Ettore: “Va bene… si certo. Che dire delle descrizioni che proponi! Ma… direi che appaiono verosimili nella realtà sociale in cui vivo e che comprendo. È chiaro che possano essere opinabili quelle due “macrofigure”, come le chiami tu Giorgio, e che qualcuno potrebbe non essere affatto d’accordo con te”.

Si, hai ragione. È proprio così. Del resto ognuno a modo proprio osserva oppure vede semplicemente ciò che guarda oppure si sofferma  a guardare senza vedere. Dal punto di vista di un attento osservatore, certamente, in merito alle due “macrofigure” si possono trarre delle definizioni più accurate… senz’altro. Lasciami, però, continuare nella chiarificazione.

Un “consumatore rinnovato” è tale anche per la sua capacità di sviluppare un maggior senso di consapevolezza e di responsabilità nel suo comportamento di consumo. In una visione proattiva, prosociale e di benessere collettivo, la determinazione a dare seguito a un “comportamento di consumo rinnovato” favorisce anche il sostegno all’adozione, all’attuazione e al miglioramento continuo di buone “pratiche di consumo”. Certamente, prima o poi, un “consumatore rinnovato” tenderà a sostituire i propri bisogni anche con esperienze di consumo condiviso nelle intenzioni e a porsi, come condizioni e vincoli pregiudiziali, l’importanza dello stato di equilibrio della biodiversità e della sostenibilità delle proprie azioni e loro conseguenze nel tempo per la vita umana, per le risorse ittiche e la vita del Pianeta in generale. Si tratta di una visione, o meglio può trattarsi di un’ottica, che considera il consumatore come parte di un sistema in cui l’interesse privato tende a essere in parte sostituito dall’interesse generale rispetto al bene comune, che è inteso nel senso di utilità pubblica o utilità sociale, attraverso delle azioni concrete, ovviamente motivate, definibili “utili”.

Ettore:”L’importante è iniziarlo questo percorso… no?”

In sintesi, Ettore, anche per rispondere ulteriormente alla tua interessante domanda di prima, cioè che la descrizione delle due “macrofigure” possa essere opinabile e che sulle quali qualcuno potrebbe non essere affatto d’accordo, dico più semplicemente che il consumatore può trovarsi in una “fase” in cui, rispetto al consumo di prodotti della pesca, il suo punto di vista è ancora in uno stadio di miopia ovvero una “fase” di equilibrio non proprio tale, incerto, oppure è caratterizzato da lungimiranza anche se, tuttavia, necessita di “puntuali informazioni”, sostanziali per orientarsi lungo la traiettoria della sostenibilità, magari adottando azioni di consumo consapevoli, concrete, utili al fine del proprio benessere e del benessere generale.

Ora facciamo una pausa, Ettore, prima di chiarificare il “consumatore rinnovato”, spiegando il concetto di homo edoctus con il quale è definito, per poi passare oltre, indagando su alcuni studi e ricerche di periodo sul consumo. A proposito Ettore, devo telefonare alla mia amica Marta.

Ettore: “Si, meglio interrompere, qui. Facciamo una pausa”.

GIORGIO CORATI 

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 Bibliografia
* Pubblicato il 06 novembre su https://spazioliberoblog.com/2024/11/06/io-sto-con-i-pesci-lazione-umana-associata-a-un-codice-di-comportamento-di-consumo-di-prodotti-della-pesca-basato-su-strategie-di-economia-circolare-10-cap4/
 [1] Mancuso, V. (2021, p.25). A proposito del senso della vita. Trebaseleghe (PD): Grafica Veneta. Garzanti.