IO STO CON I PESCI –  L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 7. Cap3.

di GIORGIO CORATI ♦

L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di strategie di economia circolare, specula sulla necessità di un consumo sostenibile dei prodotti della pesca avvertita dal consumatore, propone una soluzione in merito, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali.

Nell’articolo che segue riporto la conversazione in merito che intrattengo con il mio amico Ettore.

RIPRESO.*

Dopo una breve pausa.

Ettore: “Insomma, quando decido di acquistare del pesce, dovrei richiedere ogni volta una specie diversa da quella precedente? È questo quello che intendevi dire, Giorgio? Non ti sembra di esagerare?”

Beh… Ettore, pare esagerato anche a me. Però, nel corso del tempo potresti orientarti verso questa modalità e seguitare in un comportamento di consumo che gratifichi il tuo piacere personale ma che possa essere anche socialmente desiderabile e non opportunista, così come nel senso che tu mi ha spiegato poco fa. Certo, Ettore, potresti affidarti anche alla tua curiosità e al fatto di essere un buongustaio. Se poi sei consapevole dell’attenzione dovuta alla biodiversità di specie, allora…

Ettore: “Posso provarci!”

Bene, sei libero di decidere… sei libero di farlo, già soltanto se ne senti la necessità, per così dire. È apprezzabile e può essere anche socialmente utile. Poi, sai Ettore,… mi chiedo se tu possa concordare sull’ipotesi che un rinnovato comportamento di consumo possa determinare un esito favorevole nel cambiamento della modalità di “consumo come al solito”. Mi spiego meglio. Vi sono molti studi e ricerche, oltre a Strategie e Regolamenti dell’Unione europea, che sostengono la necessità di recuperare un buono stato del mare1 e la necessità di indagarlo, per evitare di ricorrere all’uso di dati talvolta incompleti o a stime, per determinare la reale biomassa o le reali dimensioni delle popolazioni di molte specie ittiche. C’è incertezza in quanto a “informazioni” e ciò è dovuto alla carenza di raccolta e di monitoraggio di dati scientifici complessivamente soddisfacenti e condivisi. Per questo, è ipotizzabile che il comportamento di consumo, mosso da una visione o da un’ottica associata alla diversificazione delle specie utilizzate, possa determinare un esito favorevole nel cambiamento della modalità di “consumo come al solito”.

Guarda, Ettore, guarda qui cosa dice questo documento, questo qui di lato sulla scrivania. Ecco, leggi qui, giusto alcune righe del Programma Operativo nazionale pubblicato nel 2022 dal Mipaaf;2 si tratta del Programma dell’Italia che è finanziato dal Fondo europeo per gli Affari marittimi della Pesca e dell’Acquacoltura, FEAMPA 2021-2027.

Ettore: “Si, vedo… ecco… leggo che “negli ultimi anni la sostenibilità della pesca nel Mediterraneo è stata minacciata da diversi fattori, quali in particolare gli effetti dell’inquinamento antropico, la degradazione degli habitat per l’introduzione di specie non autoctone, la sovracapacità di pesca e la pesca eccessiva, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e gli effetti del cambiamento climatico con il conseguente innalzamento della temperatura dell’acqua e del livello del mare” […].

Vedi, Ettore… qui, ritroviamo il problema della pesca eccessiva che, come è facile verificare, è incentrata specialmente su alcune specie ittiche cosiddette “commerciali” e che, più volte abbiamo detto, mette tendenzialmente a rischio la biodiversità; inoltre, la loro disponibilità attuale e futura è già messa in discussione dall’intensità del consumo e dalla particolare ristrettezza in quanto a tipologia di prodotto utilizzato. Queste due “pratiche” combinate tra loro… ci può stare, Ettore, che esercitino notevoli pressioni negative che si ripercuotono sulla dimensione delle stesse popolazioni ittiche consumate. Va bene… anche se sono consapevole che rischio di annoiarti, voglio condividere con te ancora dell’altro. Ebbene… in molte GSA, Ettore, risultano situazioni di eccessivo sfruttamento oltre limiti biologicamente sostenibili, lo ha scritto nel 2022 il Mipaaf.2 Quale esempio in merito, è da sottolineare lo studio indagine di Maiorano, Sabatella, e Marzocchi (eds),3 pubblicato nel 2019 dopo essere stato condotto nell’ambito della GSA9, quella che comprende la costa tirrenica a nord del Lazio, per intenderci. Lo studio indagine riporta che tra le maggiori specie scartate dall’attività della pesca nel periodo dal 2006-2016 risultano esservi il nasello o merluzzo, la triglia di fango, lo scampo, il gambero rosa, la sardina.

Non soltanto il comportamento di consumo ma anche il cosiddetto stile di vita, Ettore, possono dunque essere, pure inconsapevolmente, volti all’insostenibilità del consumo che minaccia costantemente la perdita di biodiversità e che può provocare insicurezza alimentare. Per rimarcare quanto ho già detto, il pericolo può giungere da scelte di consumo, protratte nel tempo, che sono orientate quasi esclusivamente su poche specie ittiche, cioè quelle che in genere sostituiscono tutte le altre specie ittiche potenziali. E poi, caro Ettore, allo stato attuale del Mediterraneo, non è da sottovalutare la questione che investe lo “scarto”.

Ettore: “Cosa intendi dire esattamente con “scarto”?”

Per “scarto” intendo non soltanto ciò che rimane del consumo alimentare di un prodotto della pesca, bensì anche il residuo biologico a seguito della pulizia, come pure della lavorazione e della trasformazione di esemplari di specie ittiche. In questo concetto di “scarto” rientra anche il prodotto della pesca rimasto invenduto e quello derivante dalle catture accidentali. Sai di cosa parlo, quando dico catture accidentali? Credo di si, lo abbiamo ripetuto spesso in altre occasioni ma posso ripeterlo. Tali catture sono sia quelle relative a individui non oggetto, si dice non “bersaglio”, della bordata di pesca, e per tale motivo definite anche “indesiderate”, sia anche quelle che non entrano o per legge non possono rientrare nella dieta alimentare. Potremmo azzardare un’ipotesi, immaginando che, se non utilizzate dopo la cattura, quelle specie possano rappresentare tutte una duplice perdita tendenziale – una dissipazione fine a se stessa – per l’ecosistema marino e per la biodiversità poiché prelevate dal mare senza successivo utilizzo alcuno o meglio senza utilità.

In buona sostanza, generalizzando, per “scarto” intendo per lo più l’insieme di quelle specie ittiche sia edibili sia potenzialmente disponibili oltre che edibili, le quali, anche a causa delle più varie motivazioni, non sono considerate idonee nella dieta alimentare e che, tuttavia, possono essere utilizzabili in altri modi.

Se poi pensiamo alla versatilità delle specie nell’utilizzo in gastronomia, allora possiamo anche rilevare, senza smentita, come molte specie “scartate” –  o anche per così dire “dimenticate” – quali, ad esempio, “pesce povero” e “specie minori” di cui abbiamo detto, possano essere sostitute di altre in gastronomia. La versatilità così come è intesa è, inoltre, anche un’alternativa al “consumo come al solito”; come non considerarla possibile quale sfidante il concetto di insostenibilità. Certamente si può ritenere che sia di aiuto alla sostenibilità del consumo, comportando tendenzialmente il mantenimento di una buona disponibilità della risorsa. Vedi, Ettore, come questo concetto dello “scarto” sia associabile al comportamento di consumo? Ora, però, Ettore, devo necessariamente mettere alla prova la tua pazienza e credo anche la tua tenacia all’ascolto.

Ettore: “Se proprio devi, Giorgio!”

Ebbene. Partendo, dunque, dall’assunto che qualsiasi tipo di “scarto” può essere considerato una perdita di valore, è un dato di fatto che modalità di recupero “tecnico-fisico” di materia prima e modalità di recupero “biologico” di risorse biologiche contengano il depauperamento e la dissipazione delle risorse stesse. Torniamo di fatto a parlare di economia circolare, ricordi? Il recupero di materia prima e di risorse biologiche, per quanto ci riguarda più da vicino, Ettore, determina un risparmio in termini di risorse impiegate/utilizzate e un valore economico aggiuntivo alle stesse, oltre che un vantaggio per l’ambiente e la comunità. È innegabile che nessuno “scarto” in senso lato possa essere considerato veramente non utilizzabile, perché, genericamente parlando, è possibile recuperarlo in gran parte almeno e riutilizzarlo come materia prima seconda per la realizzazione di un altro prodotto tramite un processo produttivo, anche innovativo.4 Nella letteratura scientifica, riguardo allo “scarto” del pescato, si parla, in estrema sintesi, della possibilità reale di estrazione di molecole bioattive5 e dunque della rigenerazione della biomassa acquatica catturata (e non dissipata) e sua conseguente valorizzazione. Ed è in questo senso che, secondo quanto riportato dall’Unione europea,6 la “bioeconomia blu”, ecco puoi leggere anche tu Ettore in Internet, “trasforma la biomassa acquatica in alimenti, mangimi, nutraceutici, prodotti farmaceutici, cosmetici, energia, imballaggi, vestiti e molto altro”.

Anche in questo ambito vi sono molti studi e progetti di ricerca, ultimati o in via di ultimazione, tra i quali ad esempio Fish4Fish,7 EcoeFISHent,8 CIRCULAr+BRITEs,9 SEA2LAND10 per citarne alcuni. Studi e progetti si occupano per l’appunto, di modalità di recupero di quello che chiamo “scarto ittico biologico”,11  cioè l’insieme di specie sotto taglia, specie considerate di scarso pregio e senza interesse commerciale e ancora specie rimaste invendute, oppure dei nutrienti di ciò che chiamo “scarto/rifiuto biologico”12 oppure dei flussi biologici secondari, cioè residui e cascami in genere, delle lavorazioni dei prodotti della pesca13 che, in sintesi, hanno, come fine ultimo il “riutilizzo”, per la produzione di materie, di materiali e di prodotti ecosostenibili come, ad esempio, fertilizzanti, cosmetici, imballaggi, integratori per mangimi, olio per biodiesel, materiali biologici utili.

Inoltre, Ettore, come ti dirò più tardi con più calma, illustrandoti una breve revisione di studi e ricerche sul consumo, nella letteratura internazionale esiste un’ampia rassegna di studi e ricerche che indagano preferenze, motivazioni e modalità di consumo dei prodotti della pesca.

Ti vedo sofferente, Ettore… interrompiamo?

Ettore: “Si, meglio interrompere, qui. Facciamo ancora una pausa, Non ho fretta”.

GIORGIO CORATI

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 Bibliografia
* Pubblicato il 09 ottobre 2024 su https://spazioliberoblog.com/2024/10/09/io-sto-con-i-pesci-lazione-umana-associata-a-un-codice-di-comportamento-di-consumo-di-prodotti-della-pesca-basato-su-strategie-di-economia-circolare-6-cap3/.
 
1 Vedi ad esempio il Regolamento europeo sul “Ripristino della natura”; sito web del Parlamento europeo consultato il 25 settembre 2029: 
https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20240223IPR18078/pe-via-libera-alla-legge-sul-ripristino-della-natura.
2 Mipaaf. (2022). Programma operativo nazionale PO FEAMPA 2021-2027. In Tabella 1A, Obiettivo strategico2, Priorità1, Analisi SWOT, riquadro “Giustificazione (sintesi)”.
3 Maiorano P., Sabatella R.F.,, & Marzocchi B.M. (eds) (2019, p.34). Annuario sullo stato delle risorse e sulle strutture produttive dei mari italiani. 432 pp..
4 Vedi:
D.Lgs. 152 del 3 aprile 2006. (Artt. 12, 184bis,184ter). Sottoprodotto e cessazione della qualifica di rifiuto.
Legge 128/2019. (Art.14-bis “Cessazione della qualifica di rifiuto”). Conversione in legge, con modificazioni, del DL 3 settembre 2019, n.101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali. (19G00137). GU 257 del 02 novembre 2019.
5 Vedi, recupero di rifiuti organici per cessazione della qualifica di rifiuto con utilizzo dei sottoprodotti.
6 Vedi, oceans-and-fisheries.ec.europa.eu/index_en. Commissione europea. Oceans and Fisheries. Bioeconomia blu e biotecnologia blu. Sito web consultato il 18 febbraio 2023:
https://oceans-and-fisheries.ec.europa.eu/ocean/blue-economy/blue-bioeconomy-and-blue-biotechnology_en.
7 Progetto Fish4Fish. Sito web consultato il 28 giugno 2022: http://fish4fish.dbcf.unisi.it.
8 Progetto EcoeFISHent. Sito web consultato il 28 giugno 2022: https://ecoefishent.eu/the-project.
9 Progetto CIRCULAr+BRITEs. Sito web consultato il 28 giugno 2022: https://www.riccicliamo.it/.
10 Progetto SEA2LAND. Sito web consultato il 27 luglio 2022: https://sea2landproject.eu/.
11 È definito “scarto ittico biologico” l’insieme di specie ittiche sotto taglia e specie con scarso o senza interesse commerciale derivante dalle catture accidentali (by-catch, in inglese) e dal pescato rimasto invenduto a cui si aggiungono le specie dette “minori” o considerate di scarso pregio o di “scarto” dal consumatore.
12 L’insieme dei nutrienti della componente parte dello “scarto/rifiuto biologico” del pesce prodotto in tutti i contesti di consumo e dei flussi biologici secondari (residui e cascami in genere) di prodotti derivati delle lavorazioni e delle trasformazioni del pescato sono considerati “flussi biologici della risorsa ittica”.
13 Per “residuo” si intende quanto eccede a seguito della pulizia, della lavorazione e della trasformazione di un esemplare ittico destinato al consumo umano e a quello animale.