IO STO CON I PESCI – L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 6. Cap3.
di GIORGIO CORATI ♦
L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di strategie di economia circolare, specula sulla necessità di un consumo sostenibile dei prodotti della pesca avvertita dal consumatore, propone una soluzione in merito, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali.
Nell’articolo che segue riporto la conversazione in merito che intrattengo con il mio amico Ettore.
RIPRESO.*
Dopo una pausa salutare.
Ettore: “Bene, ci voleva proprio una bevanda dissetante, Giorgio. Sai, ripensando a quanto mi hai detto riguardo al fatto che possibili decisioni e comportamenti opportunistici di alcuni consumatori ecc…ecc… non dovrebbero ostacolare il buon comportamento di altri consumatori ecc… ecc…, Giorgio … capisci a cosa mi riferisco… no!… Ebbene, ho fatto una riflessione, un pensiero così… in generale… mi viene da dire che i comportamenti opportunistici di alcuni scoraggiano gli altri, le altre persone… in genere… però se queste persone dovessero inseguire la loro irritazione e la loro sfiducia verso coloro che manifestano quei modi di agire, allora sarebbe problematico il vivere sereno… non mi prendere in giro Giorgio, lo dico magari con un pizzico di ingenuità… insomma sarebbe problematico il vivere sereno, considerando, tra l’altro, che la risposta a quei comportamenti opportunistici spesso tende a ledere parte della libertà in senso lato di tutta la collettività, senza pensare che le persone lese manifestano sempre più insofferenza e irrigidimento verso ciò che accade, così come lo descrivo”. Dunque alla fine, come si dice… la necessità di fare buon viso a cattivo gioco c’è tutta, ma forse sarebbe meglio contrastarli quei comportamenti indesiderabili e… va beh, adesso basta, Giò… dico soltanto… arrendersi mai, fare “spallucce” credo sia poco conveniente… certo sarebbe bene per tutti provare a far modificare, per quanto difficile possa essere, le motivazioni che sono alla base di quei comportamenti!” Ettore sembra estremamente cupo in volto.
Tutto bene, Ettore!? Veramente una riflessione interessante.
Ettore: “Tutto bene, si…si. Ma vorrei chiederti… in quali condizioni si trova il Mediterraneo? Ci sono notizie aggiornate… qual è lo stato attuale, insomma?”
Posso parlarti dello stato attuale del mar Mediterraneo, per quanto ne so… ma anche in merito a ciò che potrebbe interessarti. Ebbene, Ettore, sul sito dell’attuale Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica1 si legge che il mar Mediterraneo risulta essere tra i più importanti ecosistemi al mondo per ricchezza in biodiversità di ambienti marini e fauna ittica con una stima totale di 17.000 specie ittiche di cui, secondo quanto riporta FishBase,2 soltanto 544 presenti lungo le coste italiane. Tale biodiversità è patrimonio di tutti… l’abbiamo detto mille volte, ormai. Poi, ad esempio, in un’interessante ricerca, dal titolo Nuove opportunità occupazionali nel settore ittico nell’ottica delle nuove politiche comunitarie pubblicata nel 2020 da UILA Pesca e CRES,3 è riportato che specie ittiche come lo scampo, il gambero, il polpo, il moscardino, la seppia, il calamaro, il totano, l’acciuga [o alice], la sogliola, il rombo, la passera, la suacia [o zanchetta] e poi il tonno sono alcune delle specie obiettivo specifico di pesca che vengono sbarcate dalle flottiglie della pesca nazionale e che contribuiscono a creare un importante valore economico.
Ora, considerando che il mare territoriale italiano, ai fini della gestione della pesca e dell’attività scientifica, è suddiviso in Sub Aree Geografiche denominate Geographic Sub Areas con l’acronimo di GSA,4 va specificato che nell’ambito marino della Sub Area Geografica GSA9, in cui operano le flottiglie pescherecce iscritte nel Compartimento marittimo di Civitavecchia, sarebbero potenzialmente “disponibili” per il consumo alimentare almeno 130 diverse specie ittiche, ciò secondo quanto ho avuto modo di rilevare in una mia indagine empirica conoscitiva che ho condotto nei mercati dell’ambito territoriale del Compartimento marittimo di Civitavecchia. Tuttavia, tra le tante specie soltanto una minima parte di esse è generalmente utilizzata per il consumo alimentare quotidiano. Tra quelle scarsamente utilizzate molte sono dette “specie minori”, mentre altre sono considerate di “scarto” ovvero si tratta, nella generalità, di specie potenzialmente oggetto di consumo che però non sono considerate di pregio dall’attività di pesca; ma è chiaro pure che sono anche, diciamo, sia poco note sia scarsamente considerate dal consumatore.
Ettore: “Sento molto spesso parlare di “pesce povero”. Mi sai dire di che pesce si tratta? Te lo chiedo, perché credo che si faccia della confusione considerando “povero” non soltanto quello di piccola pezzatura di scarso pregio, che storicamente rientrava nella fattispecie di pesce destinato esclusivamente ai cittadini meno abbienti o quantomeno come il solo disponibile per loro. Mi pare che con tale termine si tenda a definire anche quelle specie poco interessanti sotto vari punti di vista, che addirittura quando sono proposte in vendita vengono ignorate, forse perché poco note”.
Ci sta. Questo ragionamento ha senso e anche un fondo di verità, se si osservano i comportamenti nei mercati. Penso che quanto dici sia legato a interessanti note storiche ma che sia anche conseguenza di una conoscenza limitata dal lato della domanda e di una generica limitatezza dal lato dell’offerta che poco contrasta le convinzioni o le convenzioni umane… parlo del consumatore medio, Ettore. Si può ritenere che lo scarso interesse del consumatore per molte specie, che nel mio documento definisco “specie minori” e specie di “scarto”, possa essere dato anche da una non “puntuale informazione” o da una inadeguata conoscenza da cui consegue, genericamente parlando, lo scarso utilizzo in gastronomia, sebbene molte di quelle specie siano valide sostitute di altre e rientrino in tipiche ricette gastronomiche della tradizione locale.
Ettore: “Io adoro quei piccoli pesci spinosi, sapidi e iodati dal sapore gustoso e deciso che mi ricordano l’infanzia. Ma pure la maturità!” Ettore ride con compiacimento di sé. “Minestra e zuppa di pesce e tanto altro ancora… comunque! Capisco, Giorgio, ciò che intendi. Ma sai… alle volte, magari, si comprano più volentieri quei pesci che, di fatto, facilitano chi se ne servirà in cucina!”.
Quelli senza spine, Ettore! Quelli che sono stati definiti pesci “bistecca”, giacché sono di facile pulizia e di quasi immediato utilizzo. Di fatto, Ettore, la domanda del consumatore si adegua ai prodotti che risultano disponibili, anche se è da sottolineare che il consumatore medio manifesta, diciamo, peculiarità proprie, anche se poi generalmente tende ad assecondare la tendenza comportamentale di fondo maggioritaria. Ma di questo ti dirò più avanti, perché altrimenti potrei confonderti.
Bene… Per certi versi, dunque, sul mercato sussisterebbe una “normale” contrapposizione tra possibili ma anche potenziali termini propri di scelta dei consumatori e termini propri di scelta degli operatori della pesca. In questo senso, nel loro ruolo, dovremmo assumere che gli operatori della pesca, come i produttori in genere del resto, siano orientati genericamente parlando alla sola massimizzazione delle quantità. Sarebbe, poi, da analizzare se la domanda del consumatore effettiva, ipotizzabile in termini di alternative anche verso “specie minori” e specie di “scarto”, soggiaccia completamente all’offerta reale o se effettivamente la domanda stenti ad esercitare una pressione adeguata nella richiesta di specie alternative alle solite proposte dall’offerta.
Osservando i comportamenti e gli scambi che avvengono nel mercato, in genere la domanda tende a non incontrare appieno la capacità dell’offerta di soddisfarla, se si considera pure che a fronte di un’offerta generalmente “limitata”, la domanda, pur essendo variegata, si adegua ai prodotti che risultano disponibili. In questi termini, dunque, lo “status” del consumatore difficilmente ha modo di esplicarsi: si tratta dello “status” che, se fosse consapevolmente manifestato e seguitato, riassumerebbe simbolicamente anche il concetto della “sovranità” del consumatore di Hutt (1936),5 cioè un’indipendenza nella libertà di scelta e alla quale il consumatore potrebbe legittimamente aspirare.
Ettore: “E dunque?”
Tale difficoltà, dovuta dunque alla “normale” contrapposizione tra domanda e offerta, potrebbe essere superata – potrebbe esserlo, ad esempio, sostenendo l’azione del consumatore volto alla ricerca e alla domanda di specie “alternative alle solite”. Tale superamento potrebbe favorire sia le “relazioni contrattuali” tra soggetti nel mercato sia un continuo confronto su ciò che è desiderabile secondo il concetto di sostenibilità di cui parlo. Anche su questo, Ettore, avrò modo di ritornarci, più avanti ovviamente.
Ettore: “Insomma, quando decido, dovrei richiedere una specie diversa ogni volta da quella precedente?
No, mi pare esagerato. Però, nel tempo, potresti orientarti verso questa modalità e seguitare in un comportamento di consumo che gratifichi il tuo piacere personale ma che sia anche desiderabile e non opportunista, così come nel senso che tu mi ha spiegato poco fa. Certo, Ettore, potresti affidarti anche alla tua curiosità e al fatto di essere un buongustaio. Se poi sei consapevole dell’attenzione dovuta alla biodiversità di specie, allora…
Ettore: “Posso provarci!”
Bene, sei libero di decidere… sei libero di farlo già soltanto se ne senti, per così dire, la necessità. È apprezzabile e può essere anche utile riguardo al tema dei prodotti della pesca. Poi, sai Ettore, si può ipotizzare che il comportamento di consumo possa determinare un esito favorevole nel cambiamento della modalità di “consumo come al solito”.
Ettore: “Facciamo ancora una pausa?… che ne pensi?”
GIORGIO CORATI (SEGUE)
