IO STO CON I PESCI – L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 5. Cap2.
di GIORGIO CORATI
L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di strategie di economia circolare, specula sulla necessità di un consumo sostenibile dei prodotti della pesca avvertita dal consumatore, propone una soluzione in merito, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali.
Nell’articolo che segue riporto la conversazione in merito che intrattengo con il mio amico Ettore.
RIPRESO*
Ettore: “Ah, questa pausa ci voleva proprio. E poi, almeno per un momento abbiamo cambiato argomento… Comunque per finire quello che ti stavo dicendo, Giorgio… i punti di vista sono tanti e tutti legittimi… ecco… tanti quante sono le persone… e forse è proprio per questo che il confronto è importante oltre che utile… direi… parafrasando Cartesio… utile per giungere approssimativamente alla verità che appare più verosimile… Non se ne avrà a male Cartesio! Guarda tu, Giorgio, ho qui con me il suo libro, Discorso del metodo. Aspetta… fammi leggere… ecco… senti cosa scrive qui a p.351: “E così, poiché spesso le azioni della vita non consentono alcun indugio, è una verità molto certa che, quando non sia in nostro potere discernere le opinioni maggiormente vere, dobbiamo seguire le più probabili; e anche se non trovassimo le une più probabili delle altre, dobbiamo nondimeno optare per alcune di esse senza poi considerarle dubbie, riguardo alla loro messa in pratica, bensì verissime e certissime, perché verissima e certissima è la ragione che ci ha indotto a sceglierle”.
Va bene, benissimo Ettore, ma non divaghiamo oltre. Allora… a questo punto… voglio spiegarti… Lo so, può essere tedioso ma è importante per quanto complessivamente ti dirò. Voglio spiegare meglio cosa intendo quando parlo del concetto di sostenibilità del consumo dei prodotti della pesca. Ascolta, Ettore. Intanto, devo dirti che a mia conoscenza non non esiste un significato univoco del concetto di sostenibilità. Poi, ti dico che in questo mio documento il concetto lo riferisco a un comportamento basato e condotto tramite “buone pratiche” di acquisto e di consumo, che sono da considerare come azioni… e te lo dico senza tergiversare oltre, Ettore… azioni concrete “utili” per contribuire a una costante disponibilità delle specie di potenziale consumo. Semplice, no? Ettore. Che ne pensi?
Ettore: “Si, l’avevo capito. Ma vai avanti, dimmi qualcosa in più”.
Benissimo. Si. Aggiungo pure, che mentre per il consumatore in genere può essere fondamentale capire e dare un senso al concetto di sostenibilità, comprendendone, per l’appunto, il significato almeno in senso lato, per il consumatore che si muove già lungo la “traiettoria della sostenibilità” può rivelarsi utile comprendere meglio la relazione esistente tra la disponibilità dei prodotti della pesca e gli effetti negativi in termini di impronta ecologica che il consumo umano esercita sulle specie ittiche e sull’ambiente marino. Il consumatore tende a rivelare e anche a mostrare una sua necessità che origina da una propria curiosità ma anche da un reale bisogno di informazione. Ricordi, Ettore, abbiamo già accennato al tema dell’impronta ecologica!
Nonostante il termine sostenibilità non abbia ancora una definizione univoca condivisa, si può convenire con Stahel (2019)2 quando, in un suo interessante libro, in merito alla sostenibilità delle risorse, riferendosi a risorse non biologiche, sostiene che si tratta come di una gestione intelligente degli stock, per massimizzare gli interessi che originano dal capitale che al tempo stesso deve essere preservato. Lo stock, Ettore, è ovviamente riferito alle quantità di risorse sfruttabili. In tal senso, dunque, considerando il capitale naturale come l’insieme delle risorse naturali, risorse ittiche comprese, e dei servizi ecosistemici disponibili che si usa dire, Ettore, sono ricevuti in prestito dalla Terra, ebbene… rispetto a ciò dovrebbe far riflettere quanto sostengono molti economisti e studiosi di sostenibilità ambientale, e cioè che il capitale naturale dovrebbe in parte essere consegnato in lascito alle generazioni future, perché le risorse naturali che lo costituiscono sono patrimonio di tutti. È il tema dello Sviluppo sostenibile, Ettore!
Ettore: “Allora, questo “capitale” non rappresenta soltanto un’utilità nel momento attuale. Ne posso trarre un vantaggio ora e dovrei pure in futuro; ma… allora… questo vale anche per il mio vicino di casa, colui che magari neanche conosco, con il quale, comunque, in definitiva condivido le questioni che poni!?”
Mi pare una riflessione interessante, Ettore. Vorrei soltanto aggiungere che quando parliamo di futuro, non dovremmo guardare chissà quanto lontano nel tempo. Voglio dire… te le dico così, Ettore: sai come diceva mio nonno?
Ettore: “Perché scomodare tuo nonno, adesso?”
Guarda, Ettore… perché dalla sua esperienza di uomo, che ha vissuto sulla pelle ben due guerre mondiali, mio nonno diceva sempre “chi ha tempo non aspetti tempo”. Il suo monito è sempre nella mia testa, Ettore. Va bene questa spiegazione? Sei soddisfatto, Ettore? Fai tu ora la tua riflessione.
Ora, però, tornando a noi, proseguo dicendo che si può essere d’accordo con chi asserisce che sostenibilità è un concetto molto relativo, poiché non si tratta di un fenomeno fisico e come tale non può essere oggetto di semplice misurazione. Una sua valutazione è tuttavia possibile, se, magari, si contrappone il termine sostenibilità al termine insostenibilità. Ricordi, Ettore, ho fatto prima un accenno. Se, ad esempio, si considera lo stato attuale di una data situazione e se ne valuta una sua condizione che potrebbe essere desiderabile, allora la valutazione della differenza in negativo tra ciò che potrebbe essere desiderabile e lo stato di fatto potrebbe essere considerata come non sostenibile. Dunque, se si ritiene necessario intervenire laddove una situazione paventa segni o mostra, come detto, già delle condizioni di insostenibilità, allora, dopo aver adottato e intrapreso le azioni di risposta al problema che nuoce e che procura quella insostenibilità, sarà possibile rilevare il livello del miglioramento auspicato o del miglioramento in termini di recupero dello stato. In altre parole e per puntualizzare meglio, Ettore, per ciò che concerne il consumo dei prodotti della pesca, per insostenibilità credo che possiamo essere d’accordo nell’intendere quel comportamento caratterizzato da un consumo incentrato soltanto su poche specie e che tende a essere talvolta eccessivo rispetto alla disponibilità di quelle stesse specie. Chiaramente la disponibilità è quella definita come livello massimo di sfruttamento. Per comprenderci, va detto pure che generalmente non è difficile verificare che non viene fatta alcuna distinzione, cioè si può certamente affermare che il consumo si basa anche su specie definite come minacciate o in crisi o in pericolo o in estinzione potenziale o su specie che al momento del consumo si trovano nella loro fase di riproduzione; tutto ciò contribuisce a determinare la perdita dell’equilibrio naturale tra le varie specie, per una serie di motivi e di effetti sui quali al momento possiamo sorvolare, Ettore. Resta inteso, però, che una maggiore condivisione di “puntuali informazioni” possa essere estremamente utile per limitare al massimo degli effetti dannosi per la biodiversità.
Ettore: “Allora, se molte specie non sono considerate, per così si dire, appetibili, queste magari, paradossalmente, abbondano in natura, non essendovi alcun interesse al loro utilizzo!”
Già, la situazione appare così… paradossale. Alcune tendenzialmente abbondano altre tendenzialmente sono soggette a dissipazione. Tuttavia sulla maggior parte delle specie vi è preoccupazione per il loro stato. Ma dobbiamo comunque sempre rifarci a dati ufficiali che a volte, però, non sono del tutto completi. Comunque, Ettore, il disequilibrio potrebbe originare anche da questo. Ovviamente, la perdita dell’equilibrio naturale tra specie è riferibile anche alle connessioni e alle correlazioni esistenti tra le specie e l’ambiente naturale di riferimento. Sicuramente entra in gioco anche la catena alimentare marina di riferimento, ma anche su questo voglio sorvolare, Ettore. Per parlare di tutto questo dovresti chiedere, magari, a un biologo marino. E, dunque, tutto ciò nel flusso del tempo può tendere a negare, in particolar modo, la disponibilità di quelle specie considerate di maggior pregio commerciale e che in definitiva, allo stato attuale, sono al centro dell’attenzione del mercato.
Ettore: “Come negare queste condizioni!”
Ettore, voglio tornare a parlare di sostenibilità, concedimelo ancora per un momento. Allora… come dicevo, una valutazione della sostenibilità del consumo dei prodotti della pesca può essere fatta, quantomeno in termini qualitativi, magari dopo aver definito delle possibili azioni che ciascun consumatore può adottare ed intraprendere in autonomia a seconda delle proprie considerazioni, convenzioni, convinzioni o giudizi personali. Un’analisi di tipo qualitativo può dunque verificare il comportamento di consumo di quel consumatore, il quale, avendo a disposizione “puntuali informazioni” in merito a un seppur generico concetto di sostenibilità e conoscendo azioni concrete da poter attuare per avvicinarsi sempre più al suo significato… di sostenibilità… Ettore… dicevo che il consumatore, se lo ritiene un aspetto importante, può orientarsi verso un consumo di prodotti della pesca che di fatto tenda a soddisfare sia i propri bisogni alimentari sia quelli degli altri consumatori, oltre che “battere” l’indisponibilità futura di molte specie. Ciò va considerato data sia l’incompletezza di dati scientifici e sia, di fatto, l’intederminazione che caratterizza il futuro. Con ciò intendo la soddisfazione dei bisogni anche nell’ottica di un principio di Sviluppo sostenibile, secondo cui la velocità del prelievo delle risorse ittiche dovrebbe essere pari alla velocità della loro riproduzione, ritenendo per velocità il tempo che scorre normalmente… Ettore, è quello che chiamo flusso del tempo. Ora magari è più chiaro… almeno spero, Ettore. Devo poi aggiungere ancora una nota e cioè che nell’ambito dell’attività di produzione primaria della pesca si parla, in tal senso, di rendimento sostenibile della risorsa. Ma tralasciando questo concetto, per quanto concerne il consumo, che è in costante aumento, amico mio… è scarsamente preso in considerazione il concetto e il relativo tema della stagionalità: come per i prodotti agricoli la stagionalità riguarda anche il ciclo vitale delle specie ittiche! Magari ne riparliamo di questo. Ora, riprendo il filo del discorso sulla valutazione. Un criterio di valutazione qualitativa può basarsi, dunque, sulla capacità dell’azione intrapresa di determinare un potenziale o un effettivo cambiamento nella direzione auspicata.
Ettore: “Va bene tutto, ma dammi qualche ragguaglio in più per capire questo concetto di sostenibilità”!
Bene. Si, ecco… in studi di letteratura scientifica, la definizione di sostenibilità è in genere connessa o a limiti biologici degli organismi o a scarsità delle risorse naturali anche in termini di consumo. Qui, Ettore, cioè nel mio documento, sostenibilità è un concetto che vuole sostenere l’importanza dell’assunzione di consapevolezza e di responsabilità etica del consumatore. Intendo dire di due qualità che, associate anche ad azioni prosociali in un “comportamento di consumo rinnovato”, sono orientate da un approccio al consumo che possa essere alternativo al “consumo come al solito”, più rispettoso della biodiversità, della stagionalità e dell’ambiente naturale. E poi, sei certamente d’accordo, Ettore, quando sostengo che un “comportamento di consumo rinnovato” può rendere possibile un costante e adeguato rinnovamento qualitativo e quantitativo delle risorse ittiche, tale da permetterne l’uso e l’utilizzo nella soddisfazione dei bisogni umani attuali e di quelli delle generazioni future?
Ettore: “Si, sono d’accordo, l’hai già detto del resto… anche se, insomma… sai, te lo devo dire… la tua può essere considerata anche una riflessione, direi, astratta. Astratta nel senso che è data da congetture, da ipotesi da provare, non trovi?”
Si, certamente. È una riflessione, anche perché a mio avviso non esiste concretezza di quanto affermo. Però una simile riflessione mi ha condotto a formulare una proposta per il consumatore!
Insomma, Ettore, dai, lasciami dire… rimaniamo sulla questione. In definitiva la sostenibilità del consumo dei prodotti della pesca, che è un tema cogente, dovrebbe associarsi e connettersi a un comportamento di consumo basato su “buone pratiche” di acquisto e di consumo agite in autonomia e senza attendere che altri facciano ugualmente o, se ti piace meglio, possiamo dire senza attendere che le altre persone “facciano la propria parte”.
Ettore: “E pure questo mi pare un già sentito!”
Vero! Certo. Credo che tale comportamento potrebbe essere condiviso, poiché ritenuto utile al fine di mantenere costantemente disponibili una moltitudine di specie ittiche di potenziale consumo. Se volessimo ribadire che ciò possa tendere o meglio che possa favorire riproduzione e accrescimento delle specie nel rispetto dei loro propri tempi biologici naturali, potremmo allora anche considerare negativamente l’accelerazione nel ritmo e nelle quantità del loro consumo. Ettore… non si tratta di consumare meno ma almeno di evitare qualsiasi sorta di discriminazione nella tipologia da consumare e allo stesso tempo si tratta di favorire le relazioni che intercorrono tra le specie all’interno della catena alimentare marina di riferimento, come già considerato, Ettore, e sulla quale continuo a sorvolare. Si tratta, in estrema sintesi, di evitare di compromettere irreversibilmente l’equilibrio tra la biodiversità di specie e l’ecosistema marino che per noi sono molto importanti.
Ettore: “Sembra una sorta di mantra il tuo! Adesso ho sete, Giorgio. Sarà bene fare ancora una pausa… Qui la spiegazione si dilunga, però mi piace!” Sul suo volto appare una leggera smorfia che sembra volere celare un sorriso. “Ma!!”… penso io… “però, quanti ne parlano! E se qualcuno ne parla ovviamente comunica tramite un proprio punto di osservazione e secondo la propria ottica”.
GIORGIO CORATI (SEGUE)
Bibliografia
* Pubblicato il 25 settembre 2024 su https://spazioliberoblog.com/2024/09/25/io-sto-con-i-pesci-lazione-umana-associata-a-un-codice-di-comportamento-di-consumo-di-prodotti-della-pesca-basato-su-strategie-di-economia-circolare-4-cap2/.
[1] Descartes, R. (2011, [1637]). Discorso del metodo. Grafica Veneta. Trebaseleghe (PD): RCS Quotidiani.
2 Stahel W.R. (2019). Economia circolare per tutti: Concetti base per cittadini, politici e imprese. Isola del Liri (FR): Edizioni Ambiente.
