IO STO CON I PESCI – L’azione umana associata a un Codice di comportamento di consumo di prodotti della pesca basato su strategie di economia circolare 3. Cap1.
di GIORGIO CORATI ♦
L’argomentazione di questo documento si basa su concetti di strategie di economia circolare, specula sulla necessità di un consumo sostenibile dei prodotti della pesca avvertita dal consumatore, propone una soluzione in merito, ipotizzandone i vantaggi e i benefici generali.
RIPRESO*
Bene, Ettore. Sei comodo? Vogliamo continuare? Dai… Dicevo, che sebbene molti consumatori abbiano genericamente assunto consapevolezza rispetto alla valenza dell’importanza del proprio comportamento di consumo, ciò non basta di fatto. È necessario focalizzare l’attenzione sui molteplici aspetti che riguardano più in concreto il consumo stesso.
Certamente, sarai d’accordo Ettore, si può sostenere che ogni azione di consumo “in transizione” tende ad incidere sul cambiamento auspicato dal mutamento stesso, posto che sia coerente con un concetto seppur generico di sostenibilità e basata su sentimenti di consapevolezza ma anche di prosocialità. Inoltre, un’azione “in transizione” sorregge il possibile raggiungimento di modi e modalità condivisi di consumo sostenibile, ovviamente se orientati nella direzione del successo della “transizione verso la sostenibilità”, che è, senza dubbio, da ritenersi il successo di tutti. Non trovi, Ettore?
Ettore: “Ah! Tutto qui? Pensavo a concetti più articolati. Non hai altro da dire?”
Ho altro, ma rimando quanto ho da dire a un successivo approfondimento che ho in serbo per te, Ettore.
Ettore: “Va bene!”
Qui, ora, rispetto a quanto ho detto, posso soffermarmi su un concetto generico di sostenibilità. Ecco… Dico di un concetto, tutto mio se vuoi, che pone in risalto il termine che la definisce come migliore equilibrio tra utilizzo attuale di risorse e loro conservazione in termini di disponibilità futura. La disponibilità futura, Ettore, è da ritenersi come nell’ottica dello Sviluppo sostenibile1 quale lascito alle generazioni future. Sai di che parlo, Ettore? Dai Ettore, su… Coraggio, non essere pensieroso.
Ettore: “Si, so qualcosa sullo Sviluppo sostenibile, comunque… Beh, secondo me non vi è alcun dubbio…. Oramai è evidente… L’uomo si è adattato alla vita sulla Terra facendola da padrone, si dice così! Lo ha fatto nel suo esclusivo interesse, tralasciando, per certi aspetti, non soltanto la premura per l’ambiente in cui si muove ma anche la cura di se stesso e con scarsa lungimiranza, direi! Ora che vuoi fare!? In un momento storico carico di tensioni e contrapposizioni, come quello che viviamo ma che del resto è un niente di nuovo sotto il sole per gli uomini, mi chiedo come possano catturare l’attenzione concetti che tendono a presentarsi astratti e magari, anche per questo, essere concetti considerati con mancanza di acume, nel momento in cui, Giorgio, mettono in discussione convinzioni e modi di fare, diciamo, acclarati, che per giunta mirano a scardinare abitudini consolidate nella visione di un proprio legittimo interesse personale!?”
Già, l’uomo ha organizzato la propria esistenza come sappiamo! Ma voglio rimanere nell’ambito del mio documento, ora. Continuo, dicendo che l’uomo ha dovuto, per così dire, specializzarsi per attuare o gestire le attività economiche, che possiamo definire genericamente come generatrici di sviluppo e crescita. Lo ha fatto usando e utilizzando le risorse offerte dagli ecosistemi naturali, anzi molto spesso sovrasfruttandole e sovrautilizzandole a proprio piacere e senza curarsi né degli effetti, vogliamo dire collaterali, sull’ambiente che lo ospita e che dovrebbe assicurargli un futuro, né tantomeno, per l’appunto, curandosi delle conseguenze in generale che tali effetti esercitano anche indirettamente su tutti gli esseri viventi.
Ettore: ”Già!”
Forza, Ettore, qui entra nel vivo la questione del comportamento di consumo di prodotti della pesca.
Ettore: “Era ora, Giorgio” e sorridendo “Scherzo, dai…”
Ebbene. L’uomo si è reso artefice e beneficiario, al tempo stesso, della soddisfazione di bisogni esistenziali e materiali. Questo è un dato di fatto. In estrema sintesi, tutto ciò, come ormai a gran parte dell’opinione pubblica non sfugge, caro Ettore, è stato perpetuato in gran parte a discapito dell’ambiente e dei tempi naturali biologici e fisici imposti, diremo “programmati”, dalla natura stessa per la rigenerazione delle risorse che l’uomo ha saputo usare, “specializzandosi” per l’appunto come dicevo prima. Tale capacità dell’uomo ha accelerato ma anche contribuito ad alterare in modo crescente e sostanziale i processi naturali; le alterazioni a distanza di tempo rappresentano sempre più dei rischi sistemici, rischi che una moltitudine di scienziati e studiosi ritengono essere alla base dell’attuale problema del cosiddetto “cambiamento climatico”.
Ettore: “Un esempio concreto e visibile in tal senso è lo scioglimento dei ghiacciai. Non trovi?!”
Si, come non essere d’accordo, Ettore. Però, anche il mare “soffre” e non possiamo negarlo! È compromesso da problemi specifici come l’acidificazione delle acque e il riscaldamento in superficie delle stesse, oltre a eutrofizzazione causata dall’inquinamento antropico. Per non parlare, per esempio… Si, certamente, per non parlare dell’arrivo di specie ittiche aliene nel nostro Mediterraneo e del loro adattamento che crea forte allarmi, perché mette in crisi, per l’appunto, la catena alimentare, quella trofica, Ettore, e la biodiversità esistente!
Ettore: “Mi viene in mente il granchio blu”.
Già. Diciamo che l’uomo ha agito dapprima inconsapevolmente e poi, in tempi relativamente recenti, sempre più ha ritardando delle azioni mitiganti sia gli effetti diretti sia indiretti delle alterazioni provocate, sottovalutandoli e agendo lentamente verso la riduzione delle pressioni esercitate dalle sue stesse attività. Ettore, parlo di quelle attività economiche e umane che da un lato producono sviluppo e crescita economica e dall’altro esercitano pressioni di rilievo sugli ecosistemi naturali, usandoli come recettori di rifiuti e di scarti di produzione. E questo non lo dico io ma è ormai scientificamente affermato, sostenuto e ampiamente condiviso. È plateale, dunque, ma non vano sottolineare che, riguardo alle risorse naturali usate come fattori di produzione, si sia giunti a situazioni e condizioni di esaurimento tendenziale o di stato di rarefazione o di perdita di biodiversità o di dipendenza da loro localizzazione in termini geografici. Anche per quanto concerne le risorse ittiche vale la stessa preoccupazione, perché sappiamo che le risorse stesse sono in “sofferenza”, mentre per talune specie ittiche in particolare il nostro procedere le pone lungo il sentiero della dissipazione; e pure questo è un dato di fatto!
Ettore: “Dunque, cosa potremmo auspicarci?”
Sicuramente più consapevolezza e maggior attenzione… E poi, nel caso delle risorse ittiche, Ettore, è indiscutibile la necessità di attuare, adottare e migliorare modi e modalità di produzione e di consumo che siano capaci di dare, quale una giusta occasione, la possibilità alle popolazioni ittiche di rigenerarsi nel flusso del tempo secondo natura. Sarebbero auspicabili modi e modalità che permettano la mitigazione degli effetti o impatti affatto positivi prodotti sugli ecosistemi marini e sugli stock ittici, riconsiderando principalmente il comportamento di consumo. Ah, Ettore… Se ben ricordi, lo stock è la frazione sfruttabile ai fini della cattura e del consumo di una specie.
Ettore: “Si, ricordo!”.
Potremmo auspicarci magari modi e modalità tali da poter essere considerati delle pratiche utili al fine di mantenere il consumo attuale a un livello adeguato alle quantità disponibili delle risorse stesse e, soprattutto, al fine di consentire anche un’adeguata disponibilità futura, cioè quella che spetta alle generazioni future come lascito generazionale. Lo dicevo prima, Ettore.
Ettore: “In effetti, come non pensare che anche il comportamento del consumatore possa sostenere il mantenimento di un buono stato di biodiversità di specie e contribuire a rendere l’attività primaria della pesca maggiormente capace di adattarsi ai cambiamenti e di gestirne al meglio le dinamiche proprie”.
Certamente. Ciò a vantaggio di tutti. Ciò che dici si può ritenere possibile anche grazie a un positivo sentimento verso l’attuale contesto socio-economico-ambientale. Tale contesto si lega al concetto di sostenibilità in senso lato riferito anche alle risorse ittiche. Intendo dire di migliore equilibrio tra utilizzo attuale di risorse e loro conservazione in termini di disponibilità futura. In breve di un concetto che è antagonista a quello definito insostenibilità: questo è un termine che probabilmente può risultare più immediato da comprendere. Aggiungo pure che, in tal senso, delle “buone pratiche” di acquisto e di consumo, intese come azioni “utili”, possano ritenersi addirittura modi e modalità sia strategici sia tattici in termini di utilizzo dei prodotti della pesca, comunque in una visione associata al modello dell’economia circolare. Quando parlo di utilizzo intendo dire anche di consumo! Questo, Ettore, è, per dirla in breve, quanto sostengo nel mio documento. Chiaramente definisco il tutto nella mia proposta al consumatore. Ma non avere fretta. Ti spiegherò dettagliatamente in seguito. Ora ti dico, ma del resto ricordo di averlo già detto ma mi ripeto, la mia proposta è un innovativo orientamento al consumo che ho chiamato Approccio “C0/C9” al consumo sostenibile dei prodotti della pesca che può essere adottato e auspicabilmente condiviso.
Ettore: “Il mio cellulare sta squillando; scusa, Giorgio, interrompi un momento… Facciamo una breve pausa”.
GIORGIO CORATI (SEGUE)

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