Autobiografie di donne del Novecento: storie di corpi e menti difformi: 2.2 Margarete Buber-Neumann

di VALENTINA DI GENNARO

Margarete Buber-Neumann è stata una scrittrice e giornalista tedesca. Compagna del dirigente del Partito Comunista di Germania (KPD) Heinz Neumann ed essa stessa attivista comunista, venne imprigionata sia in un gulag che in un lager, da qui la sua autobiografia “Prigioniera di Stalin e di Hitler” edito, in Italia, da “Il Mulino”.

Una forma narrativa questa come è stato ripetuto più volte, che si presenta anche come fonte storiografica, la fonte del diario, del diario delle donne, che fu un’espressione letteraria che faticò ad affermarsi, nel corso della storia, soprattutto nei paesi latini.

La funzione catartica della confessione era affidata per lo più al sacerdote e al silenzio del confessionale di legno della chiesa.

Questo ha determinato per le donne latine la rarefazione del bisogno di raccontarsi. Nei paesi anglosassoni invece i diari, i racconti autobiografici, si fanno storicamente più frequenti. Con l’avvento del protestantesimo, infatti, nei paesi germanici il diario diventa una forma molto più affermata di autobiografia per le donne.

Nel Novecento, quando Margarete Buber-Neuman scrive il suo, è ormai una tradizione femminile consolidata. Margarete nel 1922 sposa Rafael Buner, figlio di Martin Buber, famoso filosofo ebreo.

Nascono due figlie, Barbara e Judith.

Il divorzio sopraggiunge appena sette anni dopo, Fu un divorzio politico, causato dal graduale distacco del marito dal movimento comunista, del quale, invece, Margarete si sente di fare parte integrante da subito, e soprattutto, al quale sacrificherà la sua stessa esistenza.

Le conseguenze dell’appassionata militanza esclusiva si fanno subito dolorose: una sentenza del tribunale del 1928 le sottrasse la patria potestà sulle bambine, che vennero affidate alla cura della suocera, la quale le porta in Israele per sfuggire alle persecuzioni razziali. Non vedranno più la madre fino al 1947 quando la incontreranno in Svezia.

“Facendo parte del Partito comunista, una militante deve rinunciare alla sua vita personale.” , scriverà con dolore in questo libro che è appunto il diario di due internamenti:

Margarete Buber sposò quindi come detto Heinz Neuman, membro del Politburo del KPD e parlamentare del Reichstag.

Nel 1933, con l’avvento di Hitler al potere, i coniugi emigrarono in Spagna prima e in Svizzera poi. Nel 1935 Heinz e Margarete si stabilirono definitivamente a Mosca, nell’hotel Lux, dove Heinz Neumann due anni più tardi venne arrestato, condannato a morte e giustiziato. Come moglie di un “elemento socialmente pericoloso” nel 1938 Margarete Buber-Neumann fu condannata alla detenzione per dieci anni nel Gulag di Karaganda.

Inizia qui il racconto della condizione di vita delle prigioniere dei gulag. Senza letti. Senza bagni. Parassiti e malattie sono padroni del campo. All’interno dello stanzone dove centinaia di donne sono accatastate esiste una divisione per nazionalità, e per orientamento politico.

“Sono sopravvissuta…grazie al fatto di aver sempre incontrato persone che avevano bisogno di me, e facendomi sentire necessaria, mi gratificavano delle gioie dell’amicizia del contatto umano”.

Nel 1940 fu riconsegnata alla Germania nazista dove, essendo comunista, fu internata nel lager di Ravensbruck. Qui conobbe la giornalista ceca e membro della resistenza Milena Jesenka .

 Milena la giornalista, Milena di Praga. Milena, la donna di Franz Kafka, per lui era un “fuoco vivo”. Milena morirà a Ravensbruck.

Margarete di lei dice: “Non si adeguò mai alla condizione di prigioniera, non si abbruttì, ne assimilò atteggiamenti brutali, ai quali indulgevano invece molte deportate”

“Nel campo di concentramento neppure lo spirito resta una fortezza inespugnabile poiché non preserva né dalla fame, né tantomeno dalle percosse. Comunque, lo spirito consente pur sempre al prigioniero di concentrarsi su un punto al di fuori di sé, astraendolo dalla fame, dal terrore e dalle atrocità quotidiane alle quali è subordinato il campo”

Il 21 aprile 1945 fu liberata dal campo di concentramento e poté ritornare dalla propria madre.

Il diario di Margarete Buber-Neuman è un diario della grazia, della grazia della scrittura e della grazia della sorellanza e della capacità di salvaguardare la propria integrità di donna, di persona.

Margarete continuò a testimoniare e denunciare, si mantenne una voce libera, critica e scomoda.

VALENTINA DI GENNARO                                                                                                    (continua)

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  • L’immagine di copertina è di Elisa Talentino