A  GIANNI VATTIMO

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Vorrei , appellandomi  al sentimento della Carità, ricordare Gianni Vattimo.

Non ricordarlo per il suo forte “pensiero debole”, non per il suo amore verso la tolleranza, non per la lotta verso i diritti civili.

Vorrei ricordarlo per la Carità.

Può sembrare strano che lo si voglia celebrare per qualcosa di profondamente cristiano. Sarebbero molti a gridare al paradosso. Sarebbero molte le anime  pie e ben più sarebbero i benpensanti infastiditi dallo scandalo( “ …una chiesa il cui insegnamento pubblico mi considera una persona moralmente spregevole …come un malato da curare, un fratello mostruoso da amare ma da tenere nascosto”).

Eppure, colui che ha scritto Credere di credere ha molto da dire sulla Carità.

Vediamo, allora, cosa può dirci.

La “verità è figlia del tempo”!

Rendere “assoluta” una verità ignorando quella cultura storica che l’ha prodotta è pura “volontà di potenza”, arroganza, tracotante dominio.

Una verità assoluta è, difatti, premessa per l’intolleranza.

E’ la premessa per l’intolleranza religiosa: sapere che cosa vuole Dio, agire e lottare  In nome di Dio! Così è la Chiesa,  quando pone in risalto di essere l’unica depositaria del vero, di esigere che si abbia “fede nella fede” . Tutto questo è volontà di potenza.

E’ la premessa per l’intolleranza laica: la ragione illuminista, quando assolutizza se stessa (scientismo) è arroganza perché dimentica di essere figlia del grande mito storico dell’Occidente.

La verità, insomma, non è qualcosa di oggettivo: veritas filia temporis.

Ma allora, se affermiamo tutto questo ,non crolla di conseguenza tutto l’intero edificio della Chiesa?

La risposta è: crolla la Chiesa sacrale del Dio trascendente, crolla quel  Dio che è solo oggetto di adorazione (come nell’Islam, come nell’ebraismo). Crolla la dogmaticità della fede, crolla l’esigere la fede nella fede. Crolla quel cortile, quel recinto entro il quale il credente pensa di star tranquillo, rassicurato solo perché assicurato dalla gerarchia. Crolla ogni pretesa di imporre verità incontrovertibili in luogo di verità problematiche, di verità solo possibili. Crolla la certezza in luogo del dubbio esistenziale. Crolla la sicurezza in luogo della inquietudine. Crolla la pigrizia in luogo della continua ricerca. Crolla la “ volontà del sapere” in luogo della ingenua fede, dell’abbandono fiducioso (“pensare ad Dio non come padrone, ma come amico”).

Insomma, a tremare non sarebbe tanto il trono di Dio, a tremare sarebbero coloro che pensano di essere i rappresentanti, autorizzati  e non autorizzati, di Dio.

La religione dunque non è morta e Dio continuerebbe a  circolare ancora tra vicoli del mondo.

Ma è un Dio diverso da quello inaugurato dall’iper-uranio platonico , un Dio diverso quel Dio islamico ed ebraico che nessuno può mettere in discussione. A morire è quel Dio che la Chiesa ha fatto proprio e che fa proprio tutte le volte che esprime il suo fondamentalismo, la sua avversione per il Vaticano II, il suo disgusto per Papa Francesco. Questo e solo questo è il Dio che è morto o che è ancora moribondo solo perché sorretto dalla volontà di potenza di molti che lo agitano quale idolo per i propri interessi economici e politici.

Ma, allora qual è il Dio che va circolando tra i vicoli del mondo? E’ il Dio Abbà del Vangelo. E’ il Dio della Lettera ai Corinzi, il Dio del dialogo.

“La sola via che è aperta (alla Chiesa) per non ritornare una piccola setta fondamentalista come era agli inizi è assumere il messaggio evangelico come principio per la dissoluzione delle pretese dell’oggettività”.

Questo è Vattimo.

Che Dio esista o non esista non ha alcuna importanza. Un dibattito che si può ben lasciare agli atei e ai  “veri “credenti  ( ambedue si pongono sullo stesso piano, quali fratelli di sangue!).

Quando si crede è segno che “non si conosce”. Credo ciò che non riesco a conoscere. Ma proprio perché non conosco e mai lo potrò il mio credere non può che essere affetto sempre dal dubbio, dalla lacerazione.

Il rapporto con Dio, dunque, non potrà mai essere di natura razionale. Mai fides quaerens intellectum!

Ma c’è un sapere che ci è lecito  e che dobbiamo coltivare.  E’ sapere cosa sia il rapporto con il prossimo.  Sapere che l’umanità ha necessità del  dialogo, di amore e non di odio, di  comprensione per l’altro diverso da te. Sapere  che questo amore non esiste perché imposto dall’esterno ma abita nella interiorità dell’uomo.

Che poi questo sentimento debba avere un nome proprio o astratto ( quale che sia questo nome) ha minore importanza del fatto che l’umanità segua ciò che emerge in interiore homine.

Ma non è questo ciò che ci dice il Vangelo?

Il Vangelo per molti credenti è una sorta di “Libro Nero ”certamente da rispettare come sacro, certamente da ascoltare alla Messa, certamente da leggere ma…da non comprendere troppo. Se lo si comprendesse fino in fondo, difatti, risulterebbe troppo scandaloso perché troppo, troppo sovversivo.

E’ per questo che spesso chi crede pensa che i diversi siano” un mondo alla rovescia” da sanare o da rifiutare. E’ per questo che un arrogante politico dotato di rosario e croce sia percepito come il “vero” defensor fidei !

Sono certo che Vattimo abbia condiviso pienamente quanto mi appresto ora a citare.

Sono le ultimissime parole di un filosofo della scienza, un laico di formazione. Si tratta dell’eretico” del metodo scientifico” Feyerabend. Parole scritte in clinica poco prima di morire (1994).

Grazia (la moglie) è con me in ospedale, il che è una grande gioia, riempie di luce la stanza In un certo senso sono pronto ad andarmene, nonostante tutte le cose che vorrei ancora fare, ma in un altro senso sono triste di lasciare questo mondo splendido, specialmente Grazia che avrei voluto accompagnare per qualche anno ancora. Vorrei che dopo la mia dipartita resti qualcosa di me- non saggi non dichiarazioni filosofiche definitive- ma amore…..

Ecco cosa vorrei, che a sopravvivere fosse niente di intellettuale, ma solo amore..

Non credo che Feyerabend fosse un credente, come lo era, invece, Vattimo (nel senso: credere come sperare di credere!).

Ma  su questo erano d’accordo:

……….se avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la Carità

non sarei nulla!!!(1 Corinzi 1, 1-13).

CARLO ALBERTO FALZETTI

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